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Milano, bufera su candidata musulmana Pd: “Marito pro Hamas”

MILANO – Pochi giorni fa l’hanno minacciata su Facebook: le hanno dato dell’apostata e con toni da tribunale talebano l’hanno condannata per aver osato candidarsi “in uno Stato che non applica la sharia”. Lei è Sumaya Abdel Qader, candidata musulmana del Pd al Consiglio comunale di Milano, nella lista per Giuseppe Sala sindaco. Ora, oltre alle minacce degli estremisti islamici, deve difendersi anche dagli strali lanciati dai quotidiani Libero e Il Giornale. Sotto accusa, in verità, è finito suo marito, Abdallah Kabakebbji, tacciato di sostenere la jihad di Hamas contro lo Stato di Israele.

Riporta Il Giornale:

Abdallah Kabakebbji è uno che non nascoste l’odio per Israele. “È un errore storico, politico, una truffa – scrive su Facebook – in caso di errore che crea danno, sai cosa si fa a casa mia? Ctrl+Alt+Canc!”. Ovvero, lo cancella.

La posizione di Abdallah Kabakebbji è netta. Sostiene apertamente Hamas, il movimento terrorista che l’Unione europea ha inserito nella black list. “Di fronte all’usurpazione della Palestina da parte degli ebrei, dobbiamo innalzare la bandiera del jihad – si legge nello statuto di Hams – questo richiede la propogazione di una coscienza islamica tra il popolo a livello locale, arabo e islamico – si legge ancora – è necessario diffondere lo spirito del jihad all’interno della umma, scontrarsi con i nemici e unirsi ai ranghi dei combattenti”.

È a questa gente che il marito della candidata del Pd brinda: “Gaza vive, resiste, vince“. Tanto che il 26 luglio del 2014, come riporta Libero, sposa il jihad dell’ex ministro palestinese Osama Al Issawi che annunciava la terza intifada in Cisgiordania. Non solo. Abdallah Kabakebbji non disdegna nemmeno gli insegnamenti di predicatori d’odio come Youssuf Al Qaradawi e Tareq Al Suwaidan.

Fortunatamente il Pd non ha candidato lui, ma la moglie. Anche su Sumaya Abdel Qader, che milita nel Progetto Aisha ispirato alla “sposa bambina” di Maometto, ci sono non poche ombre. Subito dopo i drammatici fatti di Colonia, aveva dichiarato: “Il problema di scarso rispetto nei confronti delle donne non è legato soltanto all’islam ma anche a fattori diversi, come per esempio l’introduzione della grafia – tipico prodotto occidentale – in contesti più arretrati e chiusi. La fruizione del da parte di uomini che non possono culturalmente e socialmente dare sfogo ai loro impulsi – aveva giustificato – può portare alle molestie”.

Oltre a far parte del direttivo del Coordinamento associazioni islamiche di Milano (Caim), Sumaya Abdel Qader è anche la responsabile della sezione “Youth & Students” della Federazione delle organizzazioni islamiche in Europa che è considerata una costola della Fratellanza Musulmana a Bruxelles.