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Come sopravvivere ad un disastro globale: cinque consigli

ROMA – Armi atomiche, attacchi batteriologici, disastri ecologici, pandemie globali. Sono solo alcune delle catastrofi che potrebbero colpire la Terra entro il prossimo secolo. I piani di crisi dei governi potrebbero rivelarsi insufficienti e le popolazioni impreparate. A spiegarlo è il ricercatore e scrittore Nafeez Ahmed, che studia crisi globali e scenari di violenza di massa. Sul Guardian l’esperto dispensa cinque consigli per sopravvivere in contesti apocalittici.

1. Non isolarti con chili di cibo in scatola. Il primo istinto da combattere è quello di isolarsi. “Si tende a vedere gli altri come una minaccia potenziale – spiega Nafeez Ahmed – ma nel momento in cui si resta da soli, si rischia di più perché si è parte di un ambiente in cui ‘cane-mangia-cane'”. Abbandonare il gruppo per non condividere ciò che si ha o per la paura che non basti, è irrazionale. “Più persone si uniscono a noi, più è probabile che si diventi in grado di ricostruire qualcosa di simile a una società”.

2. Devi scappare in un paese isolato, ma non troppo. Come The Walking Dead insegna, le città sono trappole mortali quando la società va a rotoli. In caso di attacco zombie, guerra nucleare, meteorite, attacco batteriologico o altra calamità, chi si trova in città ha molte meno possibilità di sopravvivere rispetto a chi vive in campagna. Infatti, spiega Ahmed, “le città si trovano ad essere estremamente vulnerabile, semplicemente perché ci sono così tante catene di fornitura interdipendenti tra loro, e così tante persone lì con voi che dipendono queste catene di approvvigionamento”. Se foste così fortunati da sopravvivere al cataclisma, molto probabilmente morireste per mano di un vostro concittadino. Anche la campagna troppo isolata, però, può essere fatale. Come già detto, per sopravvivere è necessario muoversi e organizzarsi in gruppi.

3. Resta vicino a fonti d’acqua e terreni agricoli. Entro i primi giorni da una catastrofe globale, i supermercati verrebbero saccheggiati e i rifornimenti di cibo finirebbero. Quindi, “è necessario raggiungere un luogo dove si può accedere all’acqua o ad altre fonti di energia”. Il problema è ovviamente il sostentamento, motivo per cui tutti dovrebbero imparare le basi dell’agricoltura. Vivere nelle vicinanze di una fonte d’acqua è particolarmente utile per i casi in cui non sia più disponibile l’acqua potabile. Ma, da non sottovalutare è anche l’importanza dell’acqua per il rifornimento di energia.

4. Stabilire le comunicazioni. “Se si voleva creare una comunità resistente e duratura, non è così necessario comunicare con il resto del mondo”, dice Ahmed. “Tuttavia, può sempre essere utile sapere che cosa sta succedendo”. Per comunicare con il mondo esterno o con i membri della comunità, si dovrà tornare a walkie-talkie e frequenze cittadine. Però, anche questi richiedono energia elettrica, quindi nella maggior parte dei casi non potrete usarli. Stranamente, però, si potrebbe essere in grado di stabilire una connessione internet. Uno studio di una società inglese di server di hosting, Bytemark, afferma che ci siano reali possibilità che molte delle migliaia di sistemi autonomi che costituiscono Internet potrebbero sopravvivere al collasso della civiltà. Tuttavia, le sedi dei fornitori di contenuti, Google compreso, potrebbero non sopravvivere. A quel punto lo strumento resterebbe nelle mani dei servizi militari.

5. Non fidarti completamente del governo. Tutti i governi hanno piani di emergenza segreti per poter garantire la sopravvivenza della comunità dopo un disastro globale. “Sulla base della continuità dei piani di governo che abbiamo negli Stati Uniti e in Europa occidentale, non c’è dubbio che una calamità porterebbe alla presenza visibile ovunque di forze di sicurezza per mantenere l’ordine”, dice Ahmed. Ma, pur essendo necessarie per combattere l’anarchia di certe situazioni, l’esperto spiega che non ci si deve mai sentire totalmente al sicuro: “in quelle situazioni mai fidarsi al 100% dei militari”. Invece, bisognerebbe puntare al sostegno dell’opinione pubblica, da poter interpellare in caso di abusi da parte del governo militare.