Blitz quotidiano
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Christian Abbiati: Quando rivoltai Bacca nello spogliatoio..

MILANO – Una intervista piena di amarezza. E di rimpianto per un Milan che, da oramai troppi anni, non è più quel modello di organizzazione dentro e fuori dal campo che vinceva trofei a raffica. Christian Abbiati, il portiere che ha salutato i tifosi e il calcio dopo 22 anni di carriera (15 con il Milan) si congeda con un’intervista a Marco Pasotto per la Gazzetta dello Sport. Christian Abbiati individua nel 2011 l’anno della svolta negativa del Milan:

“Se chiudo gli occhi e ripenso al Milan fino al 2011, vedo un’altra squadra, sotto tutti i profili. Io ragiono secondo certi valori che mi hanno trasmesso Albertini, Costacurta e Maldini. In carriera sono stato multato solo una volta, per un ritardo. Mi ero addormentato. Non sto dicendo che a quell’epoca vivessimo in clausura, ma quando ci allenavamo andavamo a mille all’ora. Se si perde male, a me non viene nemmeno in mente di farmi vedere all’Hollywood. Ormai ero arrivato a un punto in cui il lunedì mattina avevo ansia quando uscivo di casa. Per come andava la squadra mi vergognavo a uscire, anche se la mia coscienza era pulita”.

Sempre a Pasotto Christian Abbiati racconta un aneddoto che molto fa capire del Milan di oggi. Una dura discussione con Bacca nello spogliatoio:

Quando ha pensato per la prima volta di smettere?
“Dopo il mio sfogo col Chievo, a metà marzo. La decisione definitiva è arrivata dopo il Bologna: avevo fatto il pieno. Vi faccio un esempio emblematico: quando Bacca fu sostituito col Carpi e lasciò il campo senza aspettare la fine e senza salutare chi entrava, nello spogliatoio lo ribaltai. Ebbene, mi sono girato e non c’è stato nessuno che mi abbia supportato. Evidentemente certe cose o non si hanno dentro, o proprio non interessano. Ai miei tempi Gattuso avrebbe tirato fuori il coltello”.
Come sono le sensazioni senza calcio?
“Inizierò a soffrire a metà luglio, quando la squadra andrà in ritiro e io non ci sarò. La realtà è che non mi sono ancora sfogato, non ci ho ancora fatto su un bel pianto. Avrei voluto che succedesse a San Siro con la Roma, ma nulla. Prima o poi crollerò, in privato”.
Numero di sms ricevuti? Che cosa le ha detto Berlusconi?
“Centinaia, anche se è bizzarro che molti abbiano scritto sui social e non a me personalmente. Dal presidente invece nulla, spero si farà vivo, fa parte della mia famiglia”.
Di questi tempi è piuttosto impegnato a vendere il Milan…
“Capisco l’esigenza di avere liquidità fresca, ma non ce lo vedo un Milan senza di lui. Spero che tenga duro e resti dov’è”.
Magari potrebbe rincontrarlo in altre vesti: la rivedremo al Milan?
“Mi piacerebbe molto. Mi vedrò con Galliani, ma non abbiamo un vero appuntamento e non sarò io a bussare in sede. Però ho bene in mente in cosa potrei esser utile al club. Le faccio un esempio: viene da me l’allenatore e mi spiega che quel certo giocatore non si sta comportando bene. Ecco, io sarei quello che va a prenderlo a calci nel culo (ride, n.d.r. ). Club manager: si chiama così, giusto?”.

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  • ANSA / MATTEO BAZZI
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