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Juventus – ‘ndrangheta, inchiesta: Dominello aveva rapporti ottimi con Conte

Juventus - 'ndrangheta, inchiesta: Dominello aveva rapporti ottimi con Conte

Juventus – ‘ndrangheta, inchiesta: Dominello aveva rapporti ottimi con Conte

TORINO – Dominello aveva ottimi rapporti con l’allenatore Antonio Conte, il quale dava molto peso al sostegno della tifoseria tanto da definirla “il dodicesimo uomo in campo”. Ma nessuna pressione di tipo mafioso contro la Juventus. Rocco Dominello era un semplice capo ultrà. E dalla polizia, nonostante si lavorasse a stretto contatto, non sono mai arrivate segnalazioni sulla presenza di ‘ndranghetisti in curva. Si snoda così, a Torino, la testimonianza di Andrea Agnelli al processo Alto Piemonte. Il presidente della Juventus, a porte chiuse (è un rito abbreviato) davanti al gup Giacomo Marson, risponde per una mezzoretta a domande su quello che la procura ritiene un tentativo della criminalità organizzata calabrese di infilarsi nel ricco business del bagarinaggio.

Abbiamo chiarito tutto“, affermano a fine udienza gli avvocati Ivano Chiesa e Domenico Putrino, che avevano chiesto di ascoltare Agnelli nella speranza di allontanare da Rocco Dominello l’accusa di associazione mafiosa. “Il presidente – spiegano – ha sottolineato che né lui né i 700 collaboratori della Juventus hanno mai subito pressioni di quel genere. Dominello era soltanto uno dei rappresentanti della tifoseria, il numero uno dei Drughi: un tipo che a differenza di altri si “presentava bene”, una persona educata e ragionevole con cui si poteva discutere. E basta”.

Ascoltato anche il leader dei Viking, Loris Grancini: “Mai avuto sentore di presenze mafiose”. Agnelli replicherà giovedì in Commissione antimafia. Il 26 maggio lo attende il processo sportivo per la cessione di “dotazioni di biglietti in numero superiore al consentito”. E quello che emerge dalle pieghe dell’udienza sembra il binario su cui si muoverà. Il presidente ha spiegato che ci sono stati quattro o forse cinque con Dominello, sempre insieme agli altri capi ultrà, per questioni di organizzazione del tifo. Ha aggiunto di averlo visto in un paio di occasioni, in occasione delle festività di fine anno, con alcune persone (il tifoso Fabio Germani, anche lui fra gli imputati, e il security manager della società Alessandro D’Angelo) ricevendo in dono un cesto natalizio. Ha preso atto che, come dicono le carte della procura, Dominello aveva ottimi rapporti con l’allenatore Antonio Conte, il quale dava molto peso al sostegno della tifoseria tanto da definirla “il dodicesimo uomo in campo”.

Ha ribadito che le forze dell’ordine (e in particolare un funzionario Digos) conoscevano tutti e non hanno mai detto nulla. C’è poi il memoriale che la difesa della Juventus ha spedito alla procura della Figc. Se si consegnano più biglietti di quanto prevedono le norme (il limite è di quattro a persona) è perché – si legge – il 60% dei tifosi arriva da fuori Torino e vanno radunati in base al gruppo di appartenenza, evitando che si disperdano per settori destinati alle famiglie o occupati da “soggetti meno esagitati”. E’ solo questo che si intende con “ordine pubblico”, e “partita sicura”.

I pm Paolo Toso e Monica Abbatecola tirano dritti per la loro strada. Nessuna accusa alla Juventus, accuse pesanti a Rocco Dominello (e agli altri 22 imputati) in un processo che riguarda la presenza della ‘ndrangheta nel Nord Ovest con il suo classico corollario di estorsioni, intimidazioni e infiltrazioni. “Ma Rocco – assicurano i suoi avvocati – non c’entra. Ci sono persino pentiti che lo scagionano. Suo padre, Saverio Dominello (anche lui imputato – ndr) ha scontato una vecchia condanna ed è innocente fino a prova contraria. Rocco è sotto accusa per il vincolo di parentela. Ed è inaccettabile”. Grancini, secondo quanto si apprende, ha regalato al giudice un aspetto curioso: “Mi è capitato di vedere Saverio, ma solo all’estero durante un torneo di poker”. Il processo continua.

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