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L’inchiesta sulle partite truccate è partita da Potenza ma il vero cuore pulsante è a Roma. La città della Basilicata, invece, almeno secondo gli investigatori è solo “periferia”, uno dei luoghi in cui venivano accettate le giocate sulle partite truccate, ma il “cervello” è altrove.
In Procura parlano di una fase 2 dell’inchiesta, quella in cui, venute alla luce le partite sospette, si punta a capire chi, a tavolino, decidesse i risultati e quali fossero le gare da taroccare. Un “mister X” o un gruppo di persone che prima decidevano e dopo informavano gli scommettitori di riferimento.
Tutto è partito da una figura di importanza secondaria, Luca Evangelisti, dirigente del Martina Franca detto “Capa di Bomba”. Evangelisti viaggiava, in lungo e in largo ed era lui che, scrivono i pm, riusciva a commissionare «scommesse consistenti su risultati di incontri già preventivamente conosciuti in virtù dei particolari e assai dubbi rapporti che aveva instaurato con soggetti “influenti” del mondo calcistico».
Il punto, per gli inquirenti, è capire chi fossero questi soggetti influenti. Sulle gare truccate, invece, emergono le prime certezze. Una è Atalanta – Livorno, spareggio salvezza del 4 maggio 2008. Uno dei pochi casi di combine finita male. Dovevano vincere gli amaranto e invece, la spuntarono i padroni di casa: un 3-2 in recupero grazie ad un bellissimo pallonetto del giovane Padoin. A fine gara il ragazzo venne circondato dai livornesi, forse aggredito. L’allenatore di allora dell’Atalanta si limita a dire di averlo visto piangere, i dirigenti farfugliano qualche spiegazione imbarazzata e il caso, più o meno, si chiude là. C’è un’indagine della giustizia sportiva, è vero, con richieste di sospensioni pesantissime. Ma la sentenza è un brodino: nessuna combine e solo un giocatore del Livorno, Balleri, squalificato per 4 mesi.
Della gara, davanti ai pm, hanno parlato i due collaboratori del presidente del Potenza, Antonio Lopiano e Antonio De Angelis. La raccontano come «la sola volta che è andata male. Perchè nel giro di Postiglione – dicono – si giocava tanto, 5,10 o anche 15.000 euro per volta».
De Angelis parla dei continui viaggi a Roma col patron del Potenza: i due arrivavano, l’assistente aspettava per ore in macchina, a Via Del Corso a Roma. Postiglione tornava con in mano i risultati delle partite. Dritte buone, che fruttavano anche 70.000 euro al mese. Difficile che il suo informatore fosse solo un grande esperto di scommesse.
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