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Sabatini: “Ultimo anno alla Roma. Totti? Gli avevo detto..”

ROMA – Walter Sabatini, direttore sportivo della As Roma, parla, alla Gazzetta dello Sport, dell’ipotesi di un divorzio dal club: “Altrove potrei guadagnare di più. Questo è il mio ultimo anno qui, e io continuerò a fare il d.s. alla mia maniera. Non sono commissariabile”.

Ecco uno stralcio dell’intervista a Massimo Cecchini della Gazzetta dello Sport.

“A me il ha salvato la vita. Lo vedo da tutte le parti. Il gol ad esempio è penetrazione. Ho sempre fatto disperato, quello che uno fa per attutire un dolore”. Una intervista “”, ma non solo nel senso di erotismo. Il ds della Roma Walter Sabatini vuota il sacco con laGazzetta dello Sport e parla di tutto: donne e dolori, soprattutto dolori. E il filo conduttore è Cent’anni di solitudine, il capolavoro di Gabriel Garcia Marquez che gli ha cambiato la vita. Non è un caso che a consegnargli il libro in mano sia stato un suo compagno di squadra nel mitico Perugia anni 70, quel “comunistaccio” di Sollier. Perché Sabatini è irregolare e irrequieto, un po’ come il Buendia di Marquez.
“Felicità e autoflagellazione” – Il calcio, spiega Sabatini, gli ha regalato “felicità e autoflagellazione”, condannandolo a “eccessi ormonali”: “Ancora oggi non riesco a sopportare una sconfitta”, ammette tra un caffè e una sigaretta. La sua vita è fatta di complimenti e sconfitte, di solitudini e amori vissuti a distanza: “Sono un cultore dell’amicizia silenziosa, non la coltivo. Anche mio fratello, a cui voglio un bene infinito: sono capace di non sentirlo per tre mesi. Se una telefonata va oltre i 15 secondi non la considero sana”. E di attentati, tanti.

“Un caso politico” – Il più clamoroso quello che porta alla squalifica di 5 anni nel 2000 per tratta di minori: “Fu una cosa politica disgustosa. Chi ha svolto le indagini sa come sono andate le cose, per questo poi credo mi abbiano lasciato fare il mio lavoro fingendo di non vedermi. Pensi che durante le indagini ero così sereno che chiamavo Massara perché facesse da traduttore col 15enne ivoriano, che tra l’altro non presi io e anzi chiesi al procuratore di venirselo a riprendere perché non era bravo. Visto che quello rimandava, al ragazzo davo io i soldi che potevano servirgli e così mi hanno anche accusato di volerlo corrompere per acquisire vantaggi futuri – ricorda Sabatini, allora direttore amministrativo dell’Arezzo -. Fu una aberrazione per compiacere la politica, visto che il ministro Melandri stava facendo una campagna contro il lavoro minorile. Dopo la prima squalifica di un anno e mezzo, quando arrivò il ricorso di Porceddu, l’accusatore, capii che ero finito. So che l’onestà non si autoproclama, ma io sono un uomo di grandi principi. Ho pagato un conto per altri. Mi hanno defraudato della vita stessa”.

“Mi suicidio tutti i giorni” – A 61 anni, sembra quasi arrivato il momento di un bilancio esistenziale, con amara ironia: “Mi suicido tutti i giorni. Ho sempre avuto poco rispetto per la mia vita. Prima per una sorta di adorazione delle mie capacità psicofisiche. Pensavo di poter far tutto e lo penso ancora oggi, tant’è che sono un suicida senza successo. Penso di non esser stato bravo ad amare le persone. Qualcuna avrebbe meritato qualche carezza in più, prima di tutto mia madre Lina. Io invece ho macerato tutto dentro”.

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