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Totti ultima partita il 28 maggio, stop. Perché non c’è la grande partita di addio?

Totti ultima partita il 28 maggio, stop. Perché non c'è la grande partita di addio?

Totti ultima partita il 28 maggio, stop. Perché non c’è la grande partita di addio? (foto Ansa)

ROMA – Totti ha un po’ giocato con la sua melanconia e un po’ con i cronisti sportivi perennemente con la lingua di fuori a rincorrere parole e perennemente distratti dall’imbattersi in fatti. Così ha accarezzato un po’ se stesso e alquanto preso in giro il circo mediatico sussurrando, dentro un ammiccante sorriso, un “Non lo so se il 28 maggio è l’ultima partita”.

E invece lo sa, eccome se lo sa. Ed ha anche accettato che così sia. Totti non andrà a giocare negli Usa e neanche in Cina. Fino al 28 di maggio, partita in casa con il Genoa, Totti sarà un giocatore della Roma. Poi stop. Sicuro, deciso, accettato. Da qualche giorno Totti e Monchi, nuovo direttore sportivo della società, stanno concretamente decidendo cosa farà Totti nella sua nuova qualifica e realtà di dirigente della Roma (contratto per sei anni).

Tutto bene allora quel che finisce più o meno bene? No, c’è qualcosa di incomprensibile e di sbagliato in questa vicenda. A qualsiasi latitudine tranne che a Roma per uno come Totti che smette di giocare sarebbe da mesi in preparazione e grandioso allestimento la grande partita d’addio. Una partita cui invitare e cui sarebbero venuti i Messi e i Ronaldo di ieri e di oggi, una partita, un evento, un grande omaggio e una grande festa.

A qualunque latitudine del pianeta tranne che a Roma sarebbe in corso una disperata caccia al biglietto per quella partita  perché l’Olimpico più di centomila (stretti-stretti) non ne tiene a a vedere la festa per Totti, con Totti e il meglio del calcio mondiale di ieri e di oggi ci vorrebbero andare in trecentomila (a stare stretti).

Qualunque prezzo per quel biglietto, qualunque cosa per esserci in quella serata sarebbe il sentimento di una città. Invece quella grande partita d’addio non si vede, non se ne sa nulla. E’ questo il vero, grande, in fondo amaro e intollerabile errore. Chiunque l’abbia commesso, Pallotta, Spalletti, Totti stesso o tutti e tre persi a marcarsi tra loro. Se fanno in fretta, molto in fretta, possono ancora, all’ultimo minuto.

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