Giorgia Meloni e Daniela Santanchè (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Chi ha vinto festeggia, chi ha perso spiega. Il mantra coniato da Velasco è sempre d’attualità. Più che mai dopo quest’ultimo Referendum. A sinistra faticano a smaltire gli spritz, a destra la Meloni cambia passo e ritocca la squadra (tenendo per sé l’interim al Turismo). E’ caos dentro Forza Italia (Gasparri si è dimesso da capogruppo; al suo posto Stefania Craxi), Salvini punta a blindarsi al Nord e a negoziare una tregua con i bossiani. Di più: Salvini sta già studiando la ripartenza, forte del fatto che nelle tre regioni dove il Carroccio conserva il suo radicamento più consistente – Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia – ha prevalso il SÌ. E’ già alla carica dei pro-Ponte, e’ tornata la tentazione rimpasto. La bocciatura della riforma della giustizia sta facendo emergere in ogni caso molte debolezze. Innegabili talune crepe che minano la coesione della maggioranza.
I tormenti del campo largo
La festa è già finita. Forse. Anche il campo largo ha i suoi problemi. Sulle Primarie è tutti contro tutti. Navigazione agitata alla ricerca di una linea comune. È in corso un dibattito sulle figure esterne ai partiti, ma Elly sogna primarie su misura e vuol sfidare Conte ai gazebo. Gaetano Manfredi e Silvia Salis si sono offerti come negoziatori. I leader del centrosinistra cercano di capitalizzare il No al referendum puntando alla mobilitazione giovanile che però non si riconosce nei partiti. Così almeno spiegano i sociologi.
Elly Schlein si dice pronta al voto anticipato “per battere Meloni alle prossime elezioni”. Ma per farlo si fa sempre più strada la soluzione delle primarie, lanciate dall’ex premier 5 stelle Giuseppe Conte e recepite di nuovo dalla leader del Nazareno che ci ha costruito sopra la propria fortuna. Tuttavia non mancano mugugni interni.

La svolta di Giorgia Meloni
Il governo ha avviato la “fase due” (fisco e legge elettorale). Giorgia Meloni pensa alla svolta. Ma prima deve metabolizzare i grattacapi che si sono accumulati nel tempo e ora sono ingombranti. Ci riferiamo al caso Augusta Montaruli ( che si è dimessa da sottosegretario all’Università), al caso di Vittorio Sgarbi che si e’ dimesso da sottosegretario alla Cultura avendo esercitato l’attività di critico in conflitto di interessi. A settembre 2024 si è poi dimesso da ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, dopo lo scandalo della imprenditrice Maria Rosaria Boccia, a lui legata sentimentalmente. Difficile credere che l’ex ministro possa accontentarsi del nuovo ruolo di corrispondente Rai da Parigi.
In questi giorni sono scoppiati altri tre casi di difficile gestione al di là delle versioni di circostanza : Andrea Delmastro, Giusi Bartolozzi e Daniela Santanchè. In quattro anni Meloni è stata una leader autorevole perché ha saputo tenere a bada una maggioranza politica tutt’altro che coesa. Ora però anche lei deve ripartire. E le servirà non poca autocritica.
