In Italia l’impennata dell’inflazione post-pandemica ha eroso il potere d’acquisto dei salari pubblicati negli annunci di lavoro, con una contrazione reale dell’11,1% tra gennaio 2021 e gennaio 2026, secondo l’analisi di Indeed Hiring Lab.
L’indice dei salari reali, ricalibrato a 100 nel 2021, colloca il Paese a 89,9, in ritardo rispetto a Germania, Francia e Spagna, vicine alla piena ripresa. Nel periodo 2021-2023 i prezzi sono cresciuti più rapidamente delle retribuzioni, generando uno “shock inflazionistico” non uniforme nell’area euro. Il divario resta ampio: nell’ultimo anno i salari sono aumentati dello 0,3% contro un’inflazione dell’1,0%, ampliando il gap.
“La lenta ripresa dei salari reali in Italia non sembra derivare da una debole domanda di assunzioni. Al contrario, come dimostrano ricerche precedenti, le offerte di lavoro restano ben al di sopra dei livelli pre-pandemici, segnalando una forte domanda di nuovi lavoratori”, spiega Lisa Feist, economista di Indeed. “Tuttavia, questa domanda non si è tradotta in una rapida crescita dei salari reali, coerentemente con fattori strutturali, come ritardi nel rinnovo dei contratti collettivi. Con la crescita salariale ora in rallentamento nelle principali economie, queste differenze strutturali stanno diventando ancora più rilevanti”, aggiunge Feist.