Benzina e diesel, stop al taglio accise? Quanto possono aumentare i carburanti dal 1 maggio (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Il conto alla rovescia è partito e automobilisti, autotrasportatori e famiglie guardano con preoccupazione al 1 maggio. Oggi scade infatti il taglio temporaneo delle accise sui carburanti introdotto dal governo per contenere i rincari di benzina e diesel.
La misura, che ha garantito uno sconto di 24,4 centesimi al litro, è stata finora uno dei principali argini contro l’impennata dei prezzi legata alla crisi energetica e alle tensioni internazionali. Ma ora il futuro del provvedimento è incerto.
Se non dovesse arrivare una nuova proroga, il rischio è un ritorno immediato di aumenti pesanti alla pompa. E le stime preoccupano soprattutto sul fronte diesel, che potrebbe raggiungere livelli record in Europa. Secondo simulazioni riportate nelle ultime analisi, senza il taglio delle accise il gasolio potrebbe superare i 2,30 euro al litro in Italia, diventando il più caro del continente.
Il nodo è tutto politico ed economico: prorogare lo sconto costa centinaia di milioni e il governo sta valutando margini e coperture.
Quanto potrebbero aumentare benzina e diesel senza proroga
Il tema non riguarda solo il possibile rialzo, ma l’impatto concreto sui bilanci di famiglie e imprese. Con il venir meno dello sconto sulle accise, la benzina potrebbe avvicinarsi ai 2 euro al litro, mentre il diesel rischierebbe di salire ancora di più. Un rincaro che si farebbe sentire non solo per chi usa l’auto ogni giorno, ma anche sui costi di trasporto e, indirettamente, sui prezzi al consumo.
Particolarmente esposto è il comparto dell’autotrasporto, che da settimane chiede interventi strutturali e non solo misure tampone.
Il problema, infatti, non è soltanto il prezzo alla pompa ma la volatilità del mercato energetico, che rende difficile programmare costi e investimenti.
Secondo diverse associazioni dei consumatori, senza proroga un pieno potrebbe costare diversi euro in più nel giro di pochi giorni, con un effetto immediato soprattutto per chi percorre molti chilometri.
Proroga possibile, ma il governo valuta costi e alternative
L’ipotesi di una nuova proroga non è esclusa. Sul tavolo ci sarebbe la possibilità di estendere ancora il taglio delle accise, ma restano aperte le questioni sulle coperture.
Secondo le stime circolate nelle ultime settimane, prolungare il provvedimento fino a fine mese costerebbe circa 500 milioni di euro.
Un peso rilevante per i conti pubblici, soprattutto in una fase delicata per finanza pubblica e vincoli europei.
Anche per questo il dibattito si concentra su possibili alternative:
- nuova proroga temporanea
- interventi mirati per autotrasporto e imprese
- misure contro eventuali speculazioni
- sostegni indiretti per contenere l’impatto dei rincari
Il vicepremier Matteo Salvini ha parlato di una proroga possibile ma non sufficiente da sola, segnale che il tema resta aperto ma complesso.
Il governo si muove quindi tra necessità di proteggere consumatori e limiti di bilancio.
Il paradosso dei carburanti: sconti alla pompa, ma costi ancora alti
C’è poi un altro elemento che alimenta il dibattito: il taglio delle accise, pur importante, non si sarebbe tradotto integralmente in uno sconto equivalente per i consumatori.
Secondo diverse analisi, i 24,4 centesimi di riduzione fiscale non si sarebbero mai riflessi completamente sul prezzo finale alla pompa, anche per effetto della volatilità del petrolio e della componente fiscale complessiva sul carburante.
In altre parole: anche con il taglio, benzina e diesel non sono tornati davvero “economici”.
Questo alimenta un paradosso evidente. Da un lato si teme la fine dello sconto; dall’altro molti automobilisti sostengono di non averne percepito pienamente i benefici.
Ed è qui che si inserisce il tema, sempre più discusso, di una riforma strutturale delle accise, invocata da anni ma mai realmente affrontata.
Cosa può succedere dal 1 maggio
Tutto si giocherà nei prossimi giorni. Se arriverà una proroga, i rincari potrebbero essere almeno temporaneamente congelati. In caso contrario, il rischio di aumenti appare concreto e immediato.
Per famiglie e imprese il 1 maggio potrebbe quindi diventare una data chiave non solo sul fronte fiscale, ma anche sul costo della mobilità quotidiana.
La sensazione è che il dossier carburanti resti tutt’altro che chiuso. E per milioni di italiani la domanda resta una sola: il pieno costerà davvero di più tra pochi giorni? La risposta, ormai, sembra dipendere soltanto dalle prossime mosse del governo.
