Il garante della privacy Agostino Ghiglia sul caso della chat Atm: "Come il gruppo del calcetto. La ragazza che l'ha scoperta ha commesso un illecito" (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
“Se diffondo una foto di un certo tipo faccio un trattamento illecito, ma un conto è diffonderla su un canale pubblico, un altro è in un gruppo chiuso di sette persone. Parliamo di 7 persone, in un paese di 60 milioni. Vorrei vedere la tua chat del calcetto, se giochi a calcetto, o la chat della palestra, o la chat dei genitori, perché ne vediamo di tutti i colori”. A parlare al Corriere della Sera sulla vicenda della chat con commenti sessisti e immagini di donne rubate dalle videocamere di sorveglianza dei mezzi Atm di Milano è Agostino Ghiglia, componente del collegio del Garante della privacy.
“Io non posso fare la foto del telefonino di un terzo e non farne anche lì un uso proprio legittimo e giuridicamente fondato”, aggiunge a proposito della passeggera che nei giorni scorsi ha fotografato il dipendente Atm che guardava la chat. “Un conto è fare whistleblowing, segnalare doverosamente all’azienda di indagare, un altro conto è trasmettere a un giornale, o a una blogger o a una influencer che ripubblica il contenuto. Questo è un illecito”.
Critica la posizione di Ghiglia Cathy La Torre, avvocata esperta in privacy e legale della passeggera: “Fino a quando i componenti di autorità importanti che hanno a che fare con la privacy di questo Paese saranno nominati solo per le proprie appartenenze politiche, ci ritroveremo a leggere questi commenti. Da Privacy Officer, me ne vergogno”.

Critica anche Sara Ferrari, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione bicamerale di inchiesta sul femminicidio e sulla violenza di genere: “Le parole del meloniano Agostino Ghiglia sono inquietanti e meritano un chiarimento. Più che da componente del Garante per la Privacy, sembra parlare da esponente politico impegnato a minimizzare un fatto gravissimo. Anche lui sembra rincorrere una narrazione che tende a ridimensionare molestie, sessismo e violenza contro le donne, spostando l’attenzione dalle responsabilità di chi compie determinati atti a chi trova il coraggio di denunciarli”.
Prosegue la Ferrari: “Ancora una volta assistiamo a un copione già visto, invece di concentrarsi sul fenomeno denunciato, si cerca di screditare chi ha avuto il coraggio di denunciarlo. Si guarda il dito e non la luna. Anche in questo caso l’attenzione viene spostata dalla gravità di comportamenti sessisti e lesivi della dignità delle donne a chi li ha portati alla luce, mettendone in discussione la correttezza. E, guarda caso, è sempre una donna a pagarne il prezzo. Condivido le osservazioni dell’avvocata che assiste la ragazza che ha scoperto la chat sessista dei dipendenti Atm: è singolare che un componente di un’Autorità indipendente sembri aver già formulato giudizi e conclusioni prima degli approfondimenti dovuti. Chi ricopre ruoli di garanzia dovrebbe contribuire ad accertare i fatti, non depotenziare chi li denuncia e dovremmo tutti lavorare per prevenire”.
