(Foto Ansa)
Il disagio psicologico non va in vacanza, nemmeno d’estate. A ricordarlo è Gabriele Zanardi, neuropsicologo e psicoterapeuta, socio fondatore di Brain&Care, che all’Adnkronos/Labitalia spiega come il periodo estivo possa, in alcuni casi, rendere più visibili difficoltà normalmente nascoste dalla routine quotidiana.
“L’estate – afferma – è la stagione che culturalmente associamo alla leggerezza. Le giornate si allungano, il tempo sembra dilatarsi e siamo portati a credere che anche il peso delle nostre fatiche interiori possa concedersi una pausa. In realtà, la mente non segue il calendario. Il disagio psicologico non va in vacanza”. Secondo l’esperto, proprio il rallentamento dei ritmi può portare in superficie emozioni e pensieri rimasti in secondo piano: “È un po’ come quando il mare si calma: non crea gli scogli, semplicemente li rende più visibili”.
Il rapporto
Anche sul lavoro il tema resta centrale. Stress cronico, burnout, disingaggio e turnover rappresentano sfide sempre più rilevanti per le organizzazioni. Secondo il “Report sulla retribuzione 2025” di Coverflex, l’83% dei lavoratori dichiara di sentirsi mentalmente esausto almeno qualche volta, mentre oltre la metà ha pensato di lasciare il proprio impiego per motivi legati alla salute psicologica o fisica.
“L’estate abbassa il volume del mondo e alza quello della nostra voce interiore – osserva Zanardi -. Quando smettiamo di correre siamo chiamati a confrontarci con una domanda semplice solo in apparenza: come sto davvero?”. Per questo, anche nei mesi estivi, la salute mentale richiede attenzione e ascolto.
Sul fronte aziendale, la soluzione non può limitarsi a singoli benefit. Servono cambiamenti culturali e organizzativi: gestione sostenibile dei carichi di lavoro, leadership più consapevoli, maggiore fiducia e accesso concreto al supporto psicologico.
“La salute mentale non può essere trattata come un tema separato dalla cultura aziendale – dichiara Chiara Bassi, vp global public affairs di Coverflex -. Molte delle principali cause di stress nascono da modelli organizzativi costruiti sull’urgenza continua, sul controllo costante e sulla mancanza di spazi di crescita reale. Le aziende devono considerare il benessere psicologico una responsabilità manageriale e organizzativa”.
Tra le leve indicate dagli esperti ci sono una maggiore apertura verso l’errore, la normalizzazione dell’accesso alla terapia, una flessibilità autentica basata sulla fiducia, percorsi di crescita professionale sostenibili, formazione dei manager e una comunicazione interna più equilibrata.
“L’estate – conclude Zanardi – ci ricorda che il benessere non coincide con il riempire il tempo, ma con l’abitare il tempo. La salute psicologica non significa eliminare le emozioni difficili, ma sviluppare la capacità di ascoltarle senza esserne travolti”.
