Mettiamola così: la Ue ringhia Putin poi si abbuffa del suo gas. Con una mano stanga la Russia (21 sanzioni) e con l’altra ricopre lo zar di denaro importando sempre più gas naturale liquefatto. Mai così tanto come quest’anno. (6 miliardi di euro); denaro che il chierichetto di Cirillo, patriarca di Mosca, usa per alimentare la sua macchina da guerra.Lo ha rivelato il “Financial Times”, la Bibbia della finanza europea, giusto all’indomani del raduno dei “volonterosi” a Parigi, convocati da Macron alla vigilia della parata militare sui Campi Elisi in nome della mai sopita “grandeur”francese.
Morale: i Paesi dell’Unione si stanno svenando per sostenere l’Ucraina e la stessa Europa riempie di euro i forzieri dei post sovietici aggressori. Qualcosa non torna (eufemismo).
Record di importazioni
Sempre secondo il quotidiano britannico, nella sola prima metà di quest’anno i Paesi Ue hanno fatto il record di importazioni. Praticamente hanno assorbito quasi tutta la produzione dell’impianto di Yamal, la penisola della Russia siberiana (Asia settentrionale) ricca di giacimenti di gas naturale; una produzione faraonica che attraverso un gasdotto di oltre 4 mila chilometri arriva fino in Polonia e Germania.
La vendita del prodotto siberiano di fatto allunga la vita dell’offensiva contro l’Ucraina. La vendita ha raggiunto il livello record di quasi 10 milioni di tonnellate nel primo semestre 2026, ovvero il 18% in più del 20% dell’anno scorso. I principali acquirenti del gas di Putin figurano ai primi posti: Francia, Belgio e Spagna; Paesi che giocano più parti in commedia. Cioè sono volonterosi ma al tempo stesso non intendono rinunciare a essere danarosi, ovvero, come dice Belpietro, “a fare affari sulla pelle degli altri”.
La coalizione dei volenterosi
È l’ultima scommessa dei leaders continentali. Cercano di colmare il vuoto lasciato dagli Stati Uniti con un nuovo piano di pace e maggiori investimenti nella difesa. Una prima volta i volonterosi si sono riuniti a Londra il 2 marzo per discutere nuove strategie di supporto a Kiev visto le reazioni di Trump con Zelensky (scontro nello Studio Ovale il 28 febbraio). Da allora i Paesi volonterosi si sono decisi, pur con ingenti costi, ad appoggiare ad oltranza l’Ucraina e a dispiegare una presunta forza militare di interposizione. Giorni fa è nata la coalizione antibalistica europea formata da 10 Paesi tra i quali Francia, Germania, Italia, Gran Bretagna.
Scopo: sviluppare una capacità antimissile balistico, insomma una rete difensiva comune. La Gran Bretagna ha già fatto un prestito di 90 miliardi di euro per l’Ucraina. Nel frattempo i Paesi Ue continuano ad acquistare il gas siberiano (superata la soglia record di 9,89 milioni di tonnellate) e Putin continua a bombardare con droni porti e centri residenziali ucraini. Un cortocircuito che lascia senza parole.
