Donne d’Impresa: Valentina Nardi (Wedding & Event Planner) - Blitz Quotidiano
Nessuno immaginerebbe i suoi 50 anni: Valentina ne dimostra molti meno, ma dietro il suo sorriso giovane c’è il percorso di una professionista con una solida formazione e un’esperienza internazionale. Pratese doc, laureata in Lettere all’Università degli Studi di Firenze, ha costruito negli anni un importante patrimonio linguistico: oltre all’italiano parla inglese e francese, ma conosce anche tedesco, spagnolo e portoghese, quest’ultimo appreso durante una significativa esperienza di volontariato in Brasile. La sua naturale predisposizione verso le lingue e le culture straniere ha probabilmente contribuito a sviluppare quella particolare sensibilità verso l’accoglienza e la capacità di comprendere le esigenze dei viaggiatori internazionali che oggi caratterizzano il suo lavoro.
Dal 2018, con la sua prima Partita IVA, Valentina ha trasformato la propria esperienza in un’attività imprenditoriale indipendente. Pur provenendo da una famiglia legata al mondo dei numeri — il nonno direttore di banca e il padre commercialista — non si è mai sentita vicina a quel percorso: la sua vera vocazione è sempre stata il rapporto con le persone, l’organizzazione e la capacità di creare connessioni. La sua energia e determinazione, unite a una grande sensibilità, l’hanno portata a diventare una figura di riferimento nel settore degli eventi, dei matrimoni e delle esperienze su misura per una clientela internazionale.
Madre orgogliosa di Niccolò, oggi quindicenne e studente del Liceo Quadriennale Internazionale, Valentina racconta il suo lavoro attraverso i progetti che più hanno lasciato un segno nel suo percorso. Tra questi c’è un’esperienza nata da una richiesta molto speciale di un cliente internazionale: la creazione di viaggi e Family Reunion pensati come dono testamentario. Sempre più spesso, infatti, alcune persone scelgono di lasciare ai propri cari non un bene materiale, ma un’esperienza da vivere insieme: un viaggio nei luoghi del cuore, un momento di condivisione capace di trasformare il ricordo in presenza e creare nuove memorie familiari. Non un modo per celebrare un’assenza, ma per continuare a sentirsi vicini attraverso emozioni condivise.
Parlando di parità di genere nel turismo, Valentina ha maturato una visione molto chiara dopo anni di esperienza sul campo: “Nel turismo sono soprattutto le donne a rappresentare il cuore operativo del settore: sono loro, nella maggior parte dei casi, a organizzare, coordinare e curare quei dettagli che fanno la differenza nell’esperienza del cliente. Nei ruoli decisionali, però, la presenza maschile è ancora spesso predominante. Nel turismo non bastano competenze manageriali e numeri: servono ascolto, intuizione, sensibilità e una profonda capacità di comprendere le persone. Sono qualità fondamentali, ma ancora troppo spesso sottovalutate”. Proprio questa attenzione all’essere umano rappresenta, secondo Valentina, una delle più grandi risorse del settore: “Le donne sono una colonna portante del turismo, soprattutto in quelle realtà che fanno della cura del cliente e della personalizzazione il proprio elemento distintivo”.
Non sorprende quindi che il suo percorso stia oggi guardando anche oltre i confini italiani. Grazie alla conoscenza di altre destinazioni e alla sua esperienza internazionale, Valentina sta sviluppando nuovi progetti all’estero con l’obiettivo di portare anche in altri mercati la stessa filosofia che ha costruito in Italia: un’accoglienza fatta di relazioni autentiche, conoscenza profonda dei luoghi e capacità di trasformare un semplice viaggio in un ricordo destinato a durare nel tempo. Naturalmente Valentina Nardi è entrata come sostenitrice di AIDDA Toscana ma per conoscerla meglio e di più le abbiamo chiesto:
Ormai l’IA è d’obbligo per ogni azienda davvero all’avanguardia: Come utilizza questo strumento così di moda oggi che può diventare una vera marcia in più per un’organizzazione più snella e più veloce?
L’intelligenza artificiale è una straordinaria opportunità, ma solo se viene utilizzata con intelligenza. Nel mio lavoro non sostituisce l’esperienza, la sensibilità o le relazioni umane: le potenzia. Mi piace definirla una “super segretaria”, capace di aiutarmi a organizzare idee, velocizzare processi, fare ricerca e supportare la comunicazione quotidiana. È uno strumento potentissimo, ma non deve mai lavorare da solo. Ha bisogno della guida di chi conosce il territorio, delle relazioni costruite negli anni e della capacità di interpretare davvero i desideri di un cliente. L’AI può elaborare informazioni in pochi secondi, ma non può sostituire l’intuito, il gusto e l’esperienza. Il futuro, a mio avviso, non è una competizione tra uomo e tecnologia, ma una collaborazione in cui ciascuno valorizza i punti di forza dell’altro
Un suo progetto ancora da realizzare?
Mi considero una persona molto fortunata: ho avuto il privilegio di costruire un lavoro che amo, una famiglia e una vita ricca di passioni. Per questo credo che il vero valore di ciò che riceviamo stia nella capacità di restituirlo. Il progetto che porto nel cuore è creare una un’iniziativa mia che possa offrire a giovani donne opportunità concrete per coltivare il proprio talento, crescere e realizzare le proprie aspirazioni. Mi piacerebbe essere, per qualcuna di loro, ciò che alcune persone sono state per me: un punto di riferimento, un incoraggiamento, una porta aperta verso nuove possibilità. Perché, alla fine, il successo non si misura solo da ciò che costruiamo per noi stessi, ma da ciò che lasciamo agli altri.
Quale futuro ha riservato e pensato per la sua azienda? Forse una sua “pensione” studiata per unire l’utile al dilettevole lavorando e divertendosi anche in tarda età?
La Grecia in particolare per me rappresenta molto più di un luogo geografico: è un territorio che ho imparato a conoscere profondamente, con le sue straordinarie bellezze, la sua cultura millenaria e anche con alcune complessità sociali che ho avuto modo di osservare da vicino attraverso il mio lavoro. Forse anche questo nasce dal desiderio di cui parlavo prima: quello di restituire qualcosa e lasciare una traccia positiva. Ho incontrato donne fortissime, ma spesso sole nel loro percorso, che avevano scelto di mettersi in gioco in un ambiente non sempre semplice. Molte di loro avevano talento, capacità e grande voglia di crescere, ma manca in Grecia una rete di sostegno, un ambiente in cui confrontarsi e trovare altre donne con un percorso simile al loro. Ecco perché la Grecia potrebbe rappresentare, in futuro, qualcosa di più di un semplice progetto imprenditoriale o di una mia “pensione attiva”.
Mi piacerebbe creare qualcosa che unisca il piacere di vivere e lavorare in un luogo incantevole con la possibilità di dare spazio e opportunità ad altre donne. Non so ancora quale forma prenderà questo progetto, ma so che la vita mi ha dato molto e che, un giorno, mi piacerebbe poter restituire qualcosa.
Oggi la gente si sposa di meno, quali sono gli eventi che le garantiscono una sempre maggiore richiesta di lavoro?
Credo sia importante fare una distinzione: io non mi sono mai occupata di matrimoni italiani, ma di destination weddings, ovvero di coppie straniere che scelgono l’Italia come luogo in cui celebrare il proprio matrimonio. È un settore completamente diverso rispetto al wedding tradizionale nazionale: non si tratta semplicemente di organizzare una giornata, ma di accompagnare una coppia e i suoi ospiti nella costruzione di un’esperienza che dura spesso diversi giorni, coinvolgendo ospitalità, territorio, logistica, cultura, enogastronomia e una rete complessa di fornitori con un indotto non secondario.
Ho iniziato a occuparmi di destination weddings nel 2004, quando questo mercato era ancora agli inizi e credo di essere stata tra le prime professioniste in Italia a intuire le potenzialità di questo segmento. All’epoca era quasi una scommessa: gli stranieri che sceglievano una villa in Toscana, un borgo o una dimora storica per sposarsi erano pionieri di un fenomeno che oggi è diventato un settore molto importante per il turismo italiano. I numeri dimostrano quanto sia cresciuto in realtà questo mercato: oggi l’Italia è una delle destinazioni più richieste al mondo per i matrimoni stranieri. Secondo i dati dell’Osservatorio Destination Wedding in Italy, nel 2025 sono stati celebrati circa 16.700 matrimoni di coppie straniere nel nostro Paese, con un indotto superiore a 1,1 miliardi di euro e oltre 3 milioni di pernottamenti generati. Gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato di provenienza, seguiti da Regno Unito e Germania.
Detto questo, il mercato è profondamente cambiato. Quello che nel 2004 era un settore molto innovativo e di nicchia, oggi è diventato molto più conosciuto e competitivo. Sono nate moltissime realtà che si occupano di wedding planning e, proprio per questo, ho sentito la necessità di evolvere e ampliare la mia visione imprenditoriale. È così che è nato il “Progetto Concierge”: un’evoluzione naturale del mio percorso. Dopo anni trascorsi a creare matrimoni indimenticabili per coppie straniere, ho capito che il desiderio di vivere l’Italia in modo autentico non si esauriva nel giorno delle nozze.
Sempre più viaggiatori cercavano un modo più intimo e personale per entrare in relazione con il territorio, lontano dai percorsi standardizzati. È nato così il mio servizio di concierge per gli ospiti delle ville di lusso: chef privati, piccole cantine, artigiani locali, visite esclusive ed esperienze costruite attorno alla personalità di ogni ospite. Perché il vero lusso, oggi, non è possedere qualcosa di raro, ma vivere qualcosa che nessun altro potrà replicare allo stesso modo.
Lei è specializzata in servizi turistici per stranieri. Con gli italiani è più difficile avere soddisfazione per i suoi eventi di maggiore prestigio? Forse gli stranieri in vacanza hanno un budget più generoso dei nostri italiani?
Credo sia importante fare una precisazione: non parlerei tanto di una differenza tra italiani e stranieri nella capacità o nella volontà di investire in un’esperienza di qualità, quanto piuttosto di una diversa cultura del viaggio e del modo di vivere il tempo libero. Il mio lavoro nasce principalmente nel mondo del turismo internazionale, del destination wedding e del luxury travel, rivolto a ospiti stranieri che scelgono l’Italia per vivere qualcosa di speciale e spesso irripetibile. Arrivano nel nostro Paese con un desiderio preciso: non semplicemente visitare un luogo, ma entrarci in relazione attraverso esperienze autentiche, personali e curate nei minimi dettagli. Sono clienti disposti a investire in servizi privati e su misura perché spesso stanno realizzando un sogno: una vacanza importante, un anniversario, un matrimonio o un momento da condividere con le persone più care.
Il valore che cercano non è solo economico, ma soprattutto emotivo: desiderano qualcosa che rimanga nella memoria. Sarebbe però un errore pensare che il cliente italiano non sappia apprezzare la qualità, la privacy o l’autenticità. Esiste anche in Italia una clientela molto attenta e sofisticata. La differenza, spesso, è che il pubblico internazionale è culturalmente più abituato a rivolgersi a professionisti specializzati per trasformare un viaggio in un’esperienza realmente personalizzata. Ed è proprio questa la mia missione: creare un ponte tra il viaggiatore e il territorio, offrendo non semplici servizi, ma accesso a persone, luoghi e storie autentiche che difficilmente si potrebbero scoprire da soli.
Cosa augura a suo figlio? Uno stesso percorso lavorativo sempre nel settore del turismo internazionale?
A mio figlio auguro prima di tutto la libertà di scegliere la propria strada. Non desidero che segua necessariamente il mio percorso lavorativo o che entri nel mondo del turismo internazionale solo perché è il mondo che io ho costruito e amato. Quando è nato, avevo fatto scrivere sulle ante del suo armadio, nella sua prima cameretta, alcuni versi di una poesia di Rudyard Kipling che per me rappresenta ancora oggi un grande insegnamento di vita: “If—”.
“If you can meet with Triumph and Disaster
And treat those two impostors just the same…”
“Se saprai incontrare il Trionfo e la Disgrazia
e trattare questi due impostori allo stesso modo…”
Per me queste parole racchiudono una grande verità: nella vita arriveranno momenti meravigliosi e momenti difficili, ma ciò che conta davvero è non perdere mai sé stessi, mantenere il proprio equilibrio e continuare a camminare secondo i propri valori, liberi e onesti. A mio figlio ho fatto il dono della Vita e non ho nessuna intenzione di riprendermelo indietro.
