Beppe Grillo torna all’attacco: il grillismo riapre una ferita in vista delle elezioni 2027 (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Dov’è finito il grillismo? Il Beppe vaffa torna quando nessuno se lo aspettava. Impegnato nella campagna elettorale sempre più divisiva, il Palazzo a tutto pensava tranne che dovesse occuparsi dell’ex comico genovese. I problemi sono altri. riarmo o non riarmo, preferenze o non preferenze, primarie o non primarie. Figurarsi se si può perdere tempo con un personaggio finito ormai nell’oblio. Invece, non è così, perchè le parole del vecchio compagno di ventura richiamano concetti su cui i 5Stelle hanno fondato il loro Movimento. “Dovevano cambiare la politica, è la politica che ha cambiato loro”, tuona Grillo facendo fare un balzo a chi in quei tempi andava a braccetto con lui. “Gli ha fatto male il poltronismo”, tuona ancora Grillo. Che vuol dire? Semplice: oggi, come tutti gli altri pensano solo a conservare il posto, cioè la poltrona. Un’accusa che lascia il segno verso chi voleva aprire il Parlamento come una scatola di sardine. Vecchi princìpi, ormai finiti nel dimenticatoio.
Eppure, nonostante si viva in un’epoca diversa lontana un miglio da quella che ricorda Beppe, si è aperta una ferita che fa male. Il ritornello è sempre lo stesso: le elezioni del 2027. E’ quella la data che ha in testa il Palazzo intero. Ognuno si gioca il futuro e allora l’imprevista scossa di Grillo provoca più di una perplessità. Tra le seconde fila le quali vedono scomparire un privilegio che forse non ci sarà. Ma anche, andando su per li rami, per arrivare alle alte sfere, vale a dire al vertice.
Conte, Di Battista e il futuro dei 5 Stelle
Giuseppe Conte sorride quando gli chiedono che cosa pensa del nuovo (o vecchio?) grillismo. Due sole parole: “Ha considerato Mario Draghi uno dei suoi”. Fine della trasmissione. Capitolo chiuso. È così? Ufficialmente non esce altro dalla sede dei Pentastellati, ma non c’è dubbio che qualche interrogativo se lo pongono a cominciare dal loro leader. Vuoi vedere che “Vaffa man” ha tanto desiderio di partecipare alle elezioni del prossimo anno? Con chi, con lui come premier? No, questa è una previsione completamente sballata. Però chi potrebbe accettare di entrare a gamba tesa nella competizione ha un nome e un cognome. Si chiama Alessandro Di Battista, uno dei fedelissimi di Beppe, forse stanco di stare alla finestra senza aprirla e far sentire la sua voce.
I sondaggisti sono i primi a tastare il polso del mercato. Escono i primi risultati (veri o fasulli ce lo dirà il futuro), i quali prevedono che nel caso in cui Di Battista volesse entrare nell’agone politico prenderebbe il due o il tre per cento delle preferenze. Se fosse così sarebbe un bel guaio per i 5Stelle di Conte: questi voti sarebbero sottratti all’avvocato del popolo mandando in frantumi il suo sogno: quello di vincere le primarie, battere Giorgia Meloni e sedersi nuovamente sulla poltronissima di Palazzo Chigi. Che cosa fare allora? Si studiano le strategie, proviamo a indovinarle. Conte si rifugia nel campo largo, stringe un accordo con il Pd di Elly Schlein e dei suoi cespugli, ma al momento giusto se ne stacca perchè lui ha un solo obbiettivo: ridiventare premier. La consultazione popolare della sinistra gli darebbe ragione? Non si sa, però cadrebbero nel nulla le aspettative dei neo grillini (con Beppe in testa) per poi sferrare l’attacco finale.
Il rischio di un nuovo equilibrio politico
A questo punto il pericolo del pareggio non ha più possibilità di esistere? Assolutamente no. Però, in primis la destra non avrebbe più la maggioranza di oggi; secondariamente, nelle segrete stanze delle segreterie la sinistra è sempre riuscita a prevalere con un suo candidato, Elly o non Elly in gioco. In tal modo la stabilità va a farsi benedire e probabilmente l’Italia si dovrebbe accontentare dei governicchi o di quelli definiti balneari, buoni per una sola stagione, preferibilmente quella estiva. Dove è precipitato lo Stabilicum? In assoluto non è problema per due motivi: la Meloni verrebbe sconfitta; poi la stabilità non è il bene assoluto, perchè “Anche i dittatori sono stabili” (copyright di un giornalista del Domani).
Per il momento pensiamo all’oggi: a Matteo Salvini che smania per tornare al Viminale; a Forza Italia che continua a dividersi mandando ai pazzi il buon Antonio Taiani; a Roberto Mancini che deve presto superare gli esami di maturità, altrimenti i tifosi della nazionale di calcio non lo perdoneranno più.
