Un ritratto in Iran di Mojtaba Khamenei (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Mojtaba Khamenei non ha incontrato alcun membro del governo dopo l’attacco degli Stati Uniti al complesso della Guida Suprema e l’uccisione di suo padre e di altri familiari, avvenuti il 28 febbraio. Lo riferiscono due fonti vicine all’amministrazione del presidente della repubblica islamica Masoud Pezeshkian a IranWire, sito di informazione con sede a Londra che lavora con giornalisti della diaspora iraniana e collaboratori interni. Secondo entrambe le fonti, ai massimi livelli del regime circolano con insistenza voci secondo cui egli si troverebbe in condizioni estremamente critiche e potrebbe morire da un momento all’altro.
Da quando Mojtaba Khamenei ha assunto la guida del Paese, non è mai apparso in pubblico né ha tenuto discorsi; le uniche comunicazioni attribuitegli sono alcune lettere pubblicate dalle agenzie di stampa ufficiali. Questa assenza ha alimentato le speculazioni sullo stato di salute e sulla stessa sopravvivenza della terza Guida Suprema della Repubblica Islamica. Una fonte vicina al governo di Pezeshkian, pur confermando che finora nessun membro del governo ha incontrato Mojtaba Khamenei, ha dichiarato che le sue condizioni fisiche sono precarie: “Non ci sorprenderebbe apprendere presto la notizia del suo martirio”, ha detto.

Iran verso l’accordo con l’Oman, Hormuz sarà vietato alle navi Usa e israeliane
Al di là della sorte di Mojtaba Khamenei, l’Iran continua a cercare un accordo con l’Oman per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Parallelamente a queste trattative, l’Iran sta discutendo un disegno di legge che prevede di regolamentare il traffico prevedendo restrizioni per determinate imbarcazioni e sanzioni per i trasgressori. Secondo il disegno di legge, alle navi provenienti da Stati Uniti, Israele e altri Paesi considerati ostili dall’Iran verrebbe vietato il transito nello stretto. Anche il carico militare o civile collegato a Israele e le navi coinvolte in azioni contro l’Iran e i suoi alleati sarebbero bandite dallo stretto. Inoltre, alle navi collegate a Paesi e individui ritenuti responsabili di “danni” all’Iran verrebbe impedito il transito nello stretto fino al pagamento di un risarcimento. Il disegno di legge è attualmente al vaglio della commissione per la Sicurezza nazionale del Parlamento iraniano.
Trump smentisce le critiche al capo del Pentagono sull’arsenale a secco
Il futuro di Hormuz è quindi ancora da decifrare, con gli Usa che continuano a dichiarare di essere in trattativa con Teheran che però smentisce ogni dialogo confermando solo quello in corso con l’Oman. La guerra intanto si è fermata: una delle ragioni che hanno portato alla fine degli attacchi sull’Iran sarebbe legata alla scarsità di scorte militari, con diversi media statunitensi che hanno parlato di un Donald Trump che avrebbe accusato il capo Pentagono Pete Hegseth per questa situazione. Ora arriva la smentita del presidente tramite il suo social Truth: “Le aziende del settore della difesa stanno costruendo il maggior numero di impianti e fabbriche nella storia del nostro Paese. I ‘responsabili’ di queste dichiarazioni traditrici” sulla scarsità di missili a disposizione “sono braccati. Saranno richieste lunghe pene detentive!”, ha scritto ieri in un post il presidente in cui ha difeso l’operato di Hegseth.
Nel pomeriggio sempre di ieri, il tycoon è intervenuto ancora a favore del titolare del Dipartimento della Difesa: “Le fake news, come al solito, stanno diffondendo voci false e del tutto infondate. Sono estremamente soddisfatto del lavoro che sta svolgendo Pete Hegseth. Tutto è stato straordinario, compreso il nostro attacco al Venezuela. Allo stesso modo, la situazione con l’Iran sta procedendo molto bene!”.
La frustrazione di Trump riguardo alla guerra contro l’Iran sarebbe esplosa la scorsa settimana quando il presidente ha chiesto spiegazioni a Hegseth sulla grave carenza di missili americani, ha ricostruito il Washington Post, in base a due fonti informate. Invece, secondo la Cnn, a causa del conflitto in Medio Oriente, gli Stati Uniti hanno usato quasi l’80% delle loro riserve di missili intercettori Thaad e quasi la metà dei Patriot. Un’analisi, quest’ultima, bollata da Hegseth come fake news.
