I concept album dal 2000 ai giorni nostri: Pure Reason Revolution, The Mars Volta, Neal Morse Band... Blitz Quotidiano
L’articolo di oggi conclude la panoramica sui concept album divisa per decadi iniziata qualche mese fa. Nel nuovo millennio, il format del concept album sembra essere stato meno attraente rispetto ai decenni precedenti. Così, dopo aver esplorato le evoluzioni dei concept album negli anni Settanta, negli anni Ottanta e negli anni Novanta, qui ho deciso di raggruppare i concept album dal 2000 ai giorni nostri.
Forse la minore produzione di concept album è legata anche alle modalità di fruizione musicale dettate dall’industria discografica: in un mercato in cui sempre più la musica viene ascoltata in streaming, si tende a perdere il desiderio di ascoltare un album per intero, nella sua sequenza originale, come un’opera d’arte integra. E di conseguenza, l’idea di una successione di brani necessaria per lo sviluppo di una storia, di un tema, di uno svolgimento musicale, risulta sempre meno allettante. La stessa industria musicale ci racconta da molti anni che l’ascoltatore medio non ha la capacità di mantenere l’attenzione necessaria per brani di lunga durata.
Non so voi, ma io non mi ritrovo proprio in questa descrizione degli ascoltatori con le capacità di attenzione di un criceto. E continuo a credere nell’importanza di ascoltare un album nella sua interezza, dall’inizio alla fine, per poter apprezzare il lavoro che c’è dietro. Personalmente ritengo che queste dichiarazioni, che spesso si avvalgono di presunte ricerche scientifiche, rispettano solo i desideri di chi vorrebbe ridurre la musica a una merce di cui si può controllare il mercato nel dettaglio.
E, a ben guardare, sembra che anche il mondo della musica si stia ribellando a queste pratiche. Se prendiamo il format del concept album come cartina di tornasole della situazione, credo si possa dire che nell’ultimo anno c’è un notevole ritorno alla realizzazione di opere che costruiscono il loro senso nella loro interezza.
È il caso, ad esempio, di The Parrot-Ox and the Golden Egg of Empathy, splendido album dei Claypool Lennon Delirium uscito solo qualche mese fa. Forse non si può parlare di concept album vero e proprio in questo caso, ma è sicuramente un album a tema, con diversi elementi che lo avvicinano al mondo dei concept album in senso stretto.
Vale la pena ricordare che in questi articoli sto utilizzando una personale definizione di cosa sia un concept album. Volendo restituire alla musica una centralità che spesso viene subordinata ai testi, ho pensato di individuare come elementi centrali per poter parlare di concept album il collegamento tra un brano e il successivo e il ritorno di temi musicali all’interno dell’album.
Abbiamo già visto, inoltre, come l’associazione fra concept album e genere progressive non rispecchi spesso la realtà delle cose. Moltissimi album prog possono essere definiti al massimo come album tematici, ovvero con una storia nei testi che lega tutti i brani, ma costituiti musicalmente da canzoni staccate e indipendenti. Gran parte dei concept album li abbiamo trovati invece in ambito psichedelico, sperimentale, addirittura punk.
Con l’avvento del nuovo millennio, lo sguardo ai concept album ci indica un’ulteriore evoluzione. Il format è ormai entrato nell’immaginario dei gruppi metal, che continuano a produrre concept album dagli anni Novanta, quasi in aperta contrapposizione con l’industria musicale mainstream. Ma le sonorità del metal permeano anche all’interno della nuova scena progressive.
O, per meglio dire, i confini di ciò che consideriamo progressive si fanno più sfumati, accogliendo molti elementi dalla scena metal, ma anche dalla psichedelia più sperimentale e dallo space rock. D’altra parte, ogni volta che parliamo di “genere musicale” dovremmo chiederci se è il genere di appartenenza a definire il lavoro di un musicista o viceversa. Ad ogni modo, questo territorio al confine tra i generi diventa un nuovo terreno fertile per il format del concept album.
I Dream Theater sono un perfetto esempio di questo nuovo connubio fra metal e progressive. In Six Degrees of Inner Turbulence del 2002, Octavarium del 2005 e poi in Parasomnia del 2025, si sono sempre avvicinati molto alla realizzazione di un concept album vero e proprio, realizzando in realtà degli ottimi album tematici che includono lunghe suite ma poi cedono il passo alla logica delle canzoni distinte fra loro.
Naturalmente, all’inizio del nuovo millennio, ci sono ancora molte figure che sono state centrali per lo sviluppo del concept album nei decenni precedenti. Tra queste, un ruolo importante è quello di Pete Townshend, che pubblica un racconto online dal titolo The Boy Who Heard Music, tentando anche di farne un concept album. Nel 2006 esce effettivamente l’EP Wire & Glass, che mette in musica il racconto breve in un maxi singolo estratto dall’album degli Who Endless Wire. Ma non è un concept album della durata di un album. Già nel 2000, però, Townshend aveva fatto uscire un box set dal titolo Lifehouse Chronicles, che conteneva estratti da Lifehouse, il concept album ideato nel 1970 e poi abbandonato.
In ambito progressive, alcune produzioni si sono avvicinate molto alla nostra idea di concept album anche nel nuovo millennio. Tra queste, Bridge Across Forever, album del 2001 del supergruppo Transatlantic, contiene effettivamente temi musicali che ritornano da un brano all’altro.
Il debutto e unico album dei Sound of Contact, Dimensionaut, uscito nel 2013, è un altro esempio di album sicuramente tematico, che però non si spinge fino a diventare un vero e proprio concept album. E lo stesso discorso si può fare per Visions, album del 2011 degli Haken.
In Italia, mi permetto di citare brevemente il caso di Valentine Days, album pubblicato dai Grey Lagoon nel 2010 con la partecipazione di Daevid Allen e Niels Van Hoorn, costituito da una suite di circa 35 minuti e da una cover di Hugh Hopper separata dal concept.
Ma cominciamo a parlare più nello specifico dei concept album usciti dal 2000 ai giorni nostri. Negli elenchi che seguono, vale la pena sottolinearlo, troverete una selezione personale, non una lista esaustiva di tutti i concept album pubblicati.
Menzioni speciali
Come ho accennato in precedenza, il 2026 vede un ritorno del format concept album in diversi ambiti musicali. Così, la prima menzione speciale che vi propongo è proprio un album di quest’anno: The Moth del canadese Devin Townsend, un’opera metal sinfonica molto teatrale, realizzata con il coinvolgimento di un’intera orchestra di Amsterdam.
Ancora in ambito metal, troviamo l’album Colors, realizzato nel 2007 dai Between the Buried and Me, in cui i brani sono attaccati fra loro, creando un continuo sonoro, che è una delle caratteristiche fondamentali della nostra definizione di concept album. Ma ancora più in linea con questa definizione è Light of Day, Day of Darkness dei norvegesi Green Carnation. L’album, uscito nel 2002, è in realtà costituito da un unico brano goth metal della durata di un’ora. Nel 2009, i Mastodon danno alle stampe Crack the Skye, in cui quasi tutti i brani sono attaccati fra loro. L’album, incentrato sul tema della Russia zarista, include anche una suite. Più esplicitamente concept album è la produzione del 2000 degli americani Symphony X, V – The New Mythology Suite: tredici brani metal attaccati fra loro e collegati musicalmente. In Spagna, i Mago de Oz pubblicano Finisterra, album del 2000 di folk metal in cui i brani si susseguono senza soluzione di conitnuità.
Senza allontanarci dall’ambito metal, troviamo alcuni artisti che hanno utilizzato il format del concept album per realizzare opere umoristiche, spiritose, addirittura comiche. Il brasiliano Bruno Sutter, che oltre che musicista è attore e comico, ha realizzato nel 2014 l’album Metal Folclore: The Zoeira Never Ends, sotto lo pseudonimo di Detonator. In una storia di zombie, terra del metal, folclore brasiliano e sfide impossibili contro un cattivo che alla fine vince, l’album si sviluppa con brani collegati fra loro e rigorosamente conseguenti.
Altro esempio di concept album spiritoso e umoristico è Sleeping in Traffic: Pt. 2, pubblicato nel 2008 dai Beardfish. Qui ci troviamo di fronte a sonorità più prog, con evidenti influenze zappiane.
I Coheed and Cambria hanno realizzato diversi album che possono rientrare nella categoria del concept album, con brani attaccati e conseguenti e spesso una vera e propria suite, in genere posizionata alla fine: nel 2002 hanno pubblicato The Second Stage Turbine Blade, nel 2005 Good Apollo, I’m Burning Star IV, Volume One: From Fear Through the Eyes of Madness, nel 2007 No World for Tomorrow, capitolo finale di una saga che si estende su diversi album, in questo caso con temi musicali che ritornano all’interno dell’album.
Nel 2019, i Flaming Lips pubblicano King’s Mouth, album che presenta brani collegati fra loro e temi ricorrenti, e che era accompagnato anche da un libro e da un’installazione artistica.
Infine, vi segnalo The Emptiness, album del 2010 degli Alesana, band americana di rock alternativo.
Pure Reason Revolution, The Dark Third
Pubblicato nel 2006, The Dark Third è l’album di esordio dei Pure Reason Revolution. La band viene spesso associata all’ambito progressive, ma credo possa ben rappresentare quel nuovo territorio in cui i confini dei generi si fanno liquidi, lasciando entrare nelle strutture del prog evidenti elementi di psichedelia e di space rock. Il titolo dell’album si riferisce al terzo della vita che ogni persona passa a dormire e sognare. I brani sono collegati fra loro e ci sono alcuni temi ricorrenti all’interno dell’album. The Bright Ambassadors of Morning è probabilmente il brano più centrale e rappresentativo dell’intero album.
Roger Waters, Is This the Life We Really Want?
Roger Waters è un veterano esperto della costruzione di concept album ed è un artista che riesce sempre a porre domande scomode. Is This the Life We Really Want? è il suo quarto album solista, pubblicato nel 2017. Nasce come concept album che segue le ricerche di un nonno e della sua nipotina sul perché i bambini vengono uccisi in altre parti del mondo. Nelle parole di Waters: “Sono ancora profondamente preoccupato dal fatto che continuiamo a uccidere bambini in tutto il mondo quasi senza pensarci due volte, perché siamo diventati insensibili all’idea di ogni volta che il sipario si chiude su qualche vita dimenticata, è perché siamo rimasti a guardare in silenzio e indifferenti, come se fosse normale”. Il produttore convinse Waters a rendere l’album meno teatrale e lineare, ma l’impronta del concept album è rimasta nel tessuto sonoro, con le canzoni attaccate l’una all’altra. Di seguito il video ufficiale di The Last Refugee.
Ayreon, The Human Equation
Gli Ayreon sono la creatura dell’olandese Arjen Lucassen, vero e proprio paladino del concept album moderno. Dopo il fulminante inizio negli anni Novanta, Lucassen prosegue la sua missione nel nuovo millennio con il suo ultimo album solista Lost in the New Real, del 2012, e con una serie di concept album targati Ayreon, tra cui vi segnalo Universal Migrator Part 1: The Dream Sequencer, Universal Migrator Part 2: Flight of the Migrator, entrambi del 2000, The Theory of Everything del 2013, The Source del 2017. Fra tutti i concept album pubblicati da Lucassen e dagli Ayreon, ho scelto The Human Equation, sesta opera degli Ayreon uscita nel 2004. Qui un uomo in coma a seguito di un incidente stradale deve fare i conti con le proprie emozioni, i ricordi e il percorso verso la rinascita. I vari personaggi, Paura, Amore, Speranza, Rabbia, Orgoglio, Passione, Ragione e Se stesso sono interpretati da ospiti di eccezione, cantanti di Dream Theater, Mostly Autumn, Opeth e via dicendo. Una delle prime tracce è Day Two: Isolation, nel video proposta dal vivo in una messa in scena del concept album.
Porcupine Tree, The Incident
Steven Wilson è una figura centrale della scena progressive moderna, quella i cui confini sfumano frequentemente verso la psichedelia e lo space rock. Ma raramente le sue produzioni si avvicinano all’idea di concept album che propongo in questi articoli. Tra gli album usciti nel nuovo millennio, si può dire che solo due recenti produzioni soliste fanno eccezione: The Harmony Codex del 2023 e The Overview del 2025, a testimonianza del progressivo ritorno in voga del concept album. Ma già nel 2009, con i Porcupine Tree, Wilson aveva costruito The Incident come un vero e proprio concept album, in cui quasi tutte le tracce sono attaccate e alcuni temi musicali ritornano da un brano all’altro, spesso nella forma delle sequenze di accordi. Il filo rosso che collega i brani in una sorta di narrazione è l’incidente, inteso prima di tutto come incidente stradale, e poi esteso a ogni forma di disastro nelle vite umane che si nasconde dietro il termine freddo e distaccato di “incidente”. Di seguito, il video ufficiale di Time Flies.
King Gizzard and the Lizard Wizard, K.G.
Difficilmente definibili sulla base di un genere musicale, gli australiani King Gizzard and the Lizard Wizard hanno spesso esplorato le potenzialità del format del concept album, in cui i brani si susseguono senza soluzione di continuità. Tra le uscite dal 2000 ad oggi, vi segnalo in particolare: Eyes Like the Skye del 2013, I’m in Your Mind Fuzz del 2014, Nonagon Infinity del 2016, Flying Microtonal Banana e Sketches of Brunswick East, entrambi del 2017, L.W. del 2021, PetroDragonic Apocalypse del 2023 e Flight b741 del 2024. Ma per questo articolo ho scelto di proporvi K.G., album del 2020 sottotitolato Explorations into Microtonal Tuning, Volume 2, pensato come un seguito di Flying Microtonal Banana. Ovviamente nell’album troviamo molti microtoni, realizzati con strumenti fatti costruire appositamente per la band, e i brani sono tutti attaccati l’uno al successivo. La quarta traccia è Straws in the Wind.
The Mars Volta, De-Loused in the Comatorium
I Mars Volta sono un enigma per chiunque cerchi di etichettare le band nei rigidi confini di un genere musicale, anche se le strutture spesso complesse delle loro canzoni li hanno fatti associare alla scena progressive. De-Loused in the Comatorium è il loro album di esordio, pubblicato nel 2003 e caratterizzato da atmosfere cupe e rabbiosamente disperate. Il tema che fa da filo conduttore è legato ai dipinti di un amico chitarrista morto suicida. Anche in questo caso, i brani sono tutti collegati fra loro. La nona traccia dell’album Televators è fra le più rappresentative dello stile dei Mars Volta.
Titus Andronicus, The Most Lamentable Tragedy
Abbiamo già visto, negli articoli precedenti, come il concept album non sia in realtà prerogativa di alcun genere musicale e tantomeno del prog. Tuttavia, ogni volta che incontriamo un concept album in ambito punk ci sentiamo come se avessimo di fronte agli occhi un unicorno! I Titus Andronicus fanno parte della scena punk americana del nuovo millennio. In The Most Lamentable Tragedy del 2015, costruiscono un album in cui i brani sono tutti attaccati fra loro e collegati da una storia, per quanto vaga: “un eroe” che incontra il suo sosia, il suo doppio spettrale, e attraversa una serie di esperienze di vita particolari. Dopo una breve introduzione, No Future Part IV: No Future Triumphant è la seconda traccia dell’album.
Judas Priest, Nostradamus
Lo abbiamo già visto nella sezione delle menzioni speciali: in quest’ultimo quarto di secolo, il format del concept album ha particolarmente influenzato la scena metal. Nel 2008 i Judas Priest pubblicano Nostradamus, il loro primo doppio album e il loro primo concept album, con arrangiamenti che includono molte più tastiere e cori rispetto alle loro produzioni precedenti. Qui i brani sono attaccati e, ovviamente, il filo conduttore narrativo è la storia di Nostradamus. La seconda traccia Prophecy apre l’intera narrazione dopo un brano introduttivo di due minuti e mezzo.
Queensryche, Operation: Mindcrime II
Anche i Queensryche pensano bene di pubblicare un concept album nel 2006, dando alle stampe Operation: Mindcrime II, chiaramente il seguito di Operation: Mindcrime, che nel 1988 aveva stabilito uno standard di riferimento per i concept album di ambito metal. In questo sequel la storia viene ripresa dal punto in cui era stata lasciata nel 1988, con il protagonista Nikki che esce di prigione, ancora succube del lavaggio del cervello che aveva subito dal Dottor X, ancora desideroso di vendetta e di rivoluzione in questa società decrepita. Ma ancora innamorato di Mary, morta nell’album precedente. Nikki finisce di nuovo nei guai con la legge, alla fine si suicida e sembra trovare un lieto fine nel ricongiungimento con Mary nell’aldilà. Di seguito il video ufficiale di The Hands.
Neal Morse Band, L.I.F.T.
Neal Morse si è ritagliato un posto di riguardo nella scena prog contemporanea, non solo collaborando con superband virtuosistiche, ma anche realizzando i propri progetti e guidando per anni gli Spock’s Beard. Nel 2002 esce Snow, proprio sotto il nome di Spock’s Beard: un concept album con una storia incentrata sulle avventure di un albino detto John Snow. Ma è del 2026 la pubblicazione più interessante di un concept album. L.I.F.T. è un concept album a tutti gli effetti, pubblicato dalla Neal Morse Band, che si avvale tra gli altri della batteria di Mike Portnoy. I brani si concludono sull’inizio del brano successivo e alcuni temi ritornano all’interno dell’album. Fully Alive è uno dei temi principali di quest’opera.
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