(Foto Ansa)
L’espansione dell’intelligenza artificiale potrebbe avere un costo ambientale molto più alto del previsto, soprattutto per la quantità di apparecchiature elettroniche destinate a essere sostituite e smaltite nei prossimi anni. A lanciare l’allarme è un rapporto della Basel Action Network, organizzazione ambientalista no-profit, citato dai media statunitensi.
Secondo lo studio, la costruzione e il rapido aggiornamento delle infrastrutture necessarie all’Ia potrebbero provocare un vero e proprio “tsunami” di rifiuti elettronici. Nei prossimi 25 anni, la quantità di scarti legati all’intelligenza artificiale potrebbe arrivare a riempire abbastanza container da circondare la Terra per sei volte.
Il problema riguarda anche la loro composizione: tra i materiali presenti figurano piombo, mercurio, cadmio e sostanze perfluoroalchiliche, i cosiddetti Pfas. Al momento, secondo il rapporto, non esisterebbe un piano adeguato per gestire questa crescente quantità di rifiuti.
“I rifiuti elettronici rappresentano già la categoria di scarti in più rapida crescita sul pianeta e solo un quinto viene gestito correttamente”, ha dichiarato Jim Puckett, co-fondatore della Basel Action Network.
Negli Stati Uniti, intanto, sono in costruzione 4.871 nuovi data center, in gran parte destinati all’Ia. La tecnologia accelererà inoltre il ricambio di computer, smartphone e apparecchiature per le telecomunicazioni, con una produzione stimata fino a 13 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici all’anno entro il 2030.
