Robert Johnson e i 29 brani che hanno cambiato la musica: The Rolling Stones, Foghat, ZZ Top... Blitz Quotidiano. Foto ANSA
Trecento dollari: questa è la somma complessiva guadagnata in vita da Robert Johnson per le uniche due sessioni di registrazioni che ha tramandato ai posteri. Ma in quelle due sessioni Robert Johnson ha inciso in tutto 29 brani che hanno cambiato la musica per sempre.
Quello di Robert Johnson è un nome fondamentale nella storia del blues e del rock, tanto che il suo repertorio, per quanto esile, è diventato una vera e propria miniera d’oro per tantissimi, quasi tutti i musicisti successivi. Ci sono band e artisti che hanno raggiunto la fama, i contratti discografici, la tranquillità economica, reinterpretando brani originariamente incisi da Robert Johnson. E non sono pochi. A suo nome o con il titolo di suoi brani, sono stati intitolati palazzi, sono state erette statue, sono stati dati nomi ai locali per musica dal vivo. A lui sono stati dedicati interi album e i suoi brani hanno ispirato nomi di diverse band.
Eppure Robert Johnson era solo un povero ragazzino nero che suonava il blues nel sud degli Stati Uniti negli anni Trenta, in una società profondamente razzista. E da vivo non ha goduto di alcun riconoscimento particolare, a parte quei trecento dollari.
Tanto la sua vita quanto la sua morte sono per gran parte avvolti nel mistero: ogni volta che si tenta di raccontarle è d’obbligo la formula “sembra che”. Questo ha contribuito a rafforzare una serie di leggende. La più famosa riguarda il celebre incontro che avrebbe avuto con il diavolo al ben noto incrocio di strade polverose, ricordato anche in uno dei suoi brani più famosi, Cross Road Blues. A sua volta questo racconto ha contribuito alla fama del blues come “musica del diavolo”. In realtà, sembra che la storia del diavolo incontrato all’incrocio, che insegna a suonare la chitarra come nessun altro, in cambio dell’anima, fosse già stata utilizzata in precedenza. Pare che un altro bluesman nero, Tommy Johnson, fosse stato il primo a raccontarla, e fra i due non c’era neanche un rapporto di parentela, nonostante il cognome in comune. Tommy Johnson in realtà aveva imparato il blues dal grande Charlie Patton. Viene però da pensare che la storia del diavolo fosse un racconto piuttosto frequente, magari utilizzato come metafora, visto che gran parte della cultura del blues era impregnata di metafore e allegorie.
Anche la morte di Robert Johnson è avvolta nel mistero: sembra che sia morto di malattia, ma c’è chi sostiene, sulla base di testimonianze dirette, che sia stato avvelenato dal marito geloso di una donna con cui aveva flirtato durante una sua esibizione. Ad ogni modo, oggi esistono tre luoghi in cui si può trovare una lapide che afferma che lì sia sepolto Robert Johnson. Così come esistono almeno due incroci indicati come quello famoso in cui Johnson avrebbe incontrato il diavolo e imparato a suonare la chitarra in maniera soprannaturale. Tutto è avvolto nell’incertezza e nei “sembra che”.
L’unica cosa certa è che Robert Johnson è morto nel 1938 a ventisette anni, inaugurando il tristemente famoso “club del 27” di cui fanno parte i tanti musicisti morti a ventisette anni. Ed è morto senza conoscere il successo, l’enorme, abnorme successo che i suoi brani avrebbero avuto di lì a poco.
Le uniche registrazioni esistenti di Robert Johnson vennero fatte in due riprese, nel 1936 e nel 1937. In totale 29 brani. Di alcuni esistono più versioni. Le registrazioni vennero fatte da un produttore della Columbia Records e pubblicate fra il 1937 e il 1938. Dal 1932 al 1938 Robert Johnson aveva fatto il musicista itinerante, prevalentemente in strada, incontrando e suonando con molti altri bluesman e facendosi un nome nell’ambiente. Pochi anni dopo, i suoi brani divennero degli standard utilizzati da qualsiasi bluesman. E negli anni Sessanta, quando quelle registrazioni vennero pubblicate in una raccolta sulle origini del blues, divennero una vera e propria ossessione per tutti i musicisti della scena blues e rock britannica.
L’importanza dei musicisti britannici nella riscoperta del repertorio di Robert Johnson è pari forse a quella della “british invasion”, alla quale in qualche modo è collegata. Dal momento che le registrazioni originali erano state fatte solo con chitarra e voce, i brani si prestavano ad essere reinterpretati con una certa libertà nella sezione ritmica. Molti musicisti trovarono fama e successo grazie alle reinterpretazioni dei brani di Robert Johnson, in cui facevano emergere riff appena accennati nell’originale e inserivano una grinta tipicamente rock.
Fra i 29 brani incisi da Johnson ci sono anche degli omaggi. Milkcow’s Calf Blues, ad esempio, è un arrangiamento di un brano di Sleepy John Estes, che era un’istituzione del blues del Delta del Mississippi. Anche grazie alla registrazione di Robert Johnson, il brano è stato ripreso in tempi recenti da due grandi della scena inglese: Peter Green, con il suo Splinter Group, ne inserì una sua versione in Hot Foot Powder del 2000, mentre Eric Clapton ne ha registrato una reinterpretazione in Me and Mr. Johnson del 2004. Inoltre, fra quei 29 brani, ce ne erano due di Son House, altro colosso del blues del Delta: Preachin’ Blues (Up Jumped the Devil) e Walkin’ Blues, che in seguito verrà ripreso da Eric Clapton nel suo live Unplugged, dai Grateful Dead, dalla Paul Butterfield Blues Band, da Muddy Waters, da Rory Gallagher e tantissimi altri.
È proprio Son House, in un’intervista, a raccontare parte della storia di Robert Johnson. Sembra che nel 1929, a circa diciotto anni, Johnson cercasse di intrufolarsi spesso nelle jam session in cui Son House era l’artista indiscusso. Son House afferma che all’epoca Johnson era un discreto suonatore di armonica, ma come chitarrista era davvero imbarazzante. Poi avvenne una tragedia: la moglie appena sposata da Robert Johnson muore mentre partorisce il loro primo figlio. Johnson allora parte, probabilmente diretto a casa del padre biologico, che non era il marito della madre. Sparisce per diciotto mesi e quando torna è un chitarrista eccezionale. Lui racconta la storia del diavolo e dell’incrocio, ma ricerche più approfondite hanno scoperto in Isaiah “Ike” Zimmerman il suo maestro di chitarra. Lo stesso Zimmerman si diceva che avesse imparato a suonare in maniera soprannaturale andando a visitare tombe a mezzanotte.
Il rapporto con il diavolo compare anche in diverse canzoni di Robert Johnson, spesso solo accennato, a volte in maniera più esplicita, come in Hellhound on my Trail, brano utilizzato in tempi più recenti da Fleetwood Mac, Cassandra Wilson e Larkin Poe, tra gli altri, o in Me and the Devil, di cui vi ricordo una famosa versione di Eric Clapton inclusa in Me and Mr. Johnson.
Ciò che sbalordisce è lo stile di Robert Johnson. Molti chitarristi, ascoltando le registrazioni originali, hanno dato per scontato che si trattasse di due chitarristi, ritenendo che fosse impossibile suonare determinati passaggi. Qualcuno più intraprendente ha cercato di riprodurre l’accordatura alternativa con la quale sarebbe possibile suonare quei passaggi. Ma anche su questo spesso non ci si trova d’accordo. E a peggiorare la situazione c’è la carenza di fonti e fotografie. Ci sarebbero infatti pochissime foto di Robert Johnson, sulle quali si sono fatte moltissime illazioni: la posizione della mano sulla chitarra sembrerebbe suggerire una qualche malformazione che, unita a delle dita notevolmente lunghe, gli avrebbe permesso di suonare note e passaggi irraggiungibili per chiunque altro. Ma anche queste sono chiacchiere e leggende, non c’è nulla di certo e dimostrato.
Ciò che invece è chiaro è che Robert Johnson utilizzava spesso le linee di boogie nell’accompagnamento di chitarra. Quelle stesse linee di boogie che negli anni Cinquanta Chuck Berry avrebbe trasformato nel rock’n’roll. Con quei 29 brani, Robert Johnson ha messo le basi per tutta la musica blues, rock, pop e via dicendo del secolo successivo. E il suo repertorio sarebbe diventato una vera e propria miniera d’oro, con la quale musicisti di ogni età e genere si sono arricchiti e si arricchiscono ancora. Cominciamo a vedere qualche esempio.
I brani meno frequentati del repertorio
I 29 brani incisi da Robert Johnson riempiono moltissime scalette di live e setlist di album in studio di tantissimi artisti. Naturalmente, alcuni di quei brani sono stati più frequentati di altri. Probabilmente quelli meno rivisitati saranno la base per il successo di band e artisti futuri.
Il repertorio di Robert Johnson è stato pubblicato molte volte in tantissime raccolte. E naturalmente ci sono in giro anche tantissimi album tributo alla musica di Robert Johnson. Qui mi limiterò a citarvene alcuni, per la loro importanza storica o per la particolarità degli arrangiamenti. A quest’ultima categoria appartiene Todd Rundgren’s Johnson, uscito nel 2011, in cui l’eclettico e sperimentale rocker propone 12 arrangiamenti sempre originali dei brani di Robert Johnson. Eric Clapton ha un legame particolare con il repertorio di Robert Johnson, fin dai tempi dei Cream e anche prima. Nel 2004 ha pubblicato l’album Me and Mr. Johnson, esplicitamente dedicato alla leggenda del Delta blues. Anche Peter Green ha un legame di lunga data con questo repertorio, almeno fin dai tempi dei primi Fleetwood Mac. Ma è con il suo Splinter Group che pubblica The Robert Johnson Songbook nel 1998 e poi Hot Foot Powder nel 2000, entrambi album che contengono solo brani di Robert Johnson.
Fra i brani che non sono rientrati nell’elenco che segue, però, ce ne sono anche alcuni abbastanza frequentati e importanti. Ramblin’ on my Mind, ad esempio, è stata ripresa da John Mayall and the Bluesbreakers nel 1966 insieme a Eric Clapton, che poi la inserì in Just One Night del 1980, in Crossroads 2: Live in the Seventies del 1996, in Sessions for Robert del 2004 e in Live from Madison Square Garden del 2009.
From Four Until Late, invece, divenne un brano importante nella storia dei Cream, che ne pubblicarono una loro versione nel 1966 in Fresh Cream. In seguito Clapton lo eseguì e registrò diverse volte anche da solista, ma fra i tanti artisti che lo hanno rivisitato ci sono anche gli Hot Tuna.
32-20 Blues non è tra i titoli più famosi del catalogo di Johnson, ma vanta comunque versioni importanti da parte di Eric Clapton, Bob Dylan, Peter Green Splinter Group, Johnny Winter, Muddy Waters, Gov’t Mule e Cassandra Wilson.
Peter Green, con il suo Splinter Group, ha inciso Dead Shrimp’s Blues in Hot Foot Powder, mentre Last Fair Deal Gone Down è stata ripresa anche da Eric Clapton, Keb Mo’, Todd Rundgren e Taj Mahal.
George Thorogood, Johnny Winter e Muddy Waters sono tra gli artisti famosi che hanno inciso una versione di Kind Hearted Woman Blues. Joe Bonamassa, The White Stripes e John Mellencamp invece sono tra quelli che hanno ripreso Stones in my Passway.
Celebre è l’interpretazione di Edgar Winter di When You Got a Good Friend, ripresa anche dai soliti Eric Clapton e Peter Green. Così come seminale è stata la reinterpretazione di Alexis Korner di Phonograph Blues, rivisitata poi anche dai White Stripes.
Come si vede, non si tratta solo di artisti di ambito blues, ma anche rock e non solo. If I Had Possession Over Judgement Day vede versioni registrate dai Roots, oltre a Pat Travers e al talento italiano Francesco Piu.
Meno frequentate, almeno per ora sono: I’m a Steady Rollin’ Man, ripresa da George Thorogood e dai soliti Clapton e Green; Malted Milk, incisa da Clapton in Unplugged; Drunken Hearted Man, rivisitata da The Devil Makes Three in Redemption & Ruin; Honeymoon Blues, reinterpretata dal Peter Green Splinter Group in The Robert Johnson Songbook.
Eja Lyytinen, Dust My Broom
Registrato da Robert Johnson nel 1936 con il titolo di I Believe I’ll Dust my Broom, questo brano fece la fortuna di Elmore James nel 1951. La sua versione trasformò Dust my Broom in uno standard blues, soprattutto grazie al riff di slide guitar. In realtà però ci sono ancora divergenze di opinioni su quale fosse l’accordatura aperta nell’originale, ma il brano è diventato talmente diffuso da vantare incisioni di Johnny Winter con Derek Trucks, ZZ Top, Fleetwood Mac, Canned Heat, Ike & Tina Turner, Albert King, Taj Mahal, Chuck Berry. Erja Lyytinen è una virtuosa finlandese della slide guitar, il cui stile si rifà esplicitamente a quello di Elmore James. Ha inserito la sua Dust my Broom nel live The Sky is Crying del 2004, titolo chiaramente dedicato proprio a Elmore James.
Crossroads Guitar Festival, Sweet Home Chicago
A proposito di brani di Robert Johnson che hanno fatto la fortuna di musicisti successivi! Sweet Home Chicago è stata registrata da Johnson nel 1936, con sola chitarra e voce. Tutti ricordiamo la memorabile versione dei Blues Brothers, inclusa nel film del 1980 e che è diventata il marchio di fabbrica della band. Il brano poi è stato eseguito praticamente da tutti, incluso Buddy Guy insieme a B.B. King nel 2012. Ma già nel 1958 era stato registrato da Junior Parker e nel 1967 da Magic Sam. Nel video che vi propongo, Sweet Home Chicago viene usata come uno standard blues su cui improvvisare in una sorta di jam session popolata da grandi nomi al Crossroads Festival del 2007: Buddy Guy, Eric Clapton, Johnny Winter, Robert Cray, Jimmy Vaughan…
Rush, Crossroads
Con il titolo di Cross Road Blues, il brano compare nella sessione del 1936 di Robert Johnson. Nel 1954 viene ripreso da Elmore James. Ma sono i Cream a renderlo immortale nella versione incisa dal vivo per Wheel of Fire del 1968 con il titolo di Crossroads: la loro interpretazione contribuì non poco alla fama della band. I Cream già la suonavano dal vivo dal 1966, e ne esistono versioni importanti da parte dei Free nel 1970 e dei Lynyrd Skynyrd nel 1976. Crossroads ha fornito l’immaginario per nomi di festival, locali, album, canzoni… ed è uno degli esempi migliori di come il repertorio di Robert Johnson non abbia influenzato solo il blues. I Rush la inserirono nell’EP Feedback del 2004, ma soprattutto nel tour per celebrare il loro trentesimo anno di attività, sempre nel 2004, pubblicandola nell’album live R30: 30th Anniversary World Tour.
The Rolling Stones, Love in Vain
I Rolling Stones hanno reinterpretato spesso brani di Robert Johnson, sia negli album in studio che nei live. La loro versione di Love in Vain è inclusa in Let it Bleed del 1969 ed è divenuta un punto di riferimento per le interpretazioni successive. Tra gli altri, l’hanno poi rivisitata Eric Clapton, Keb Mo’ e Todd Rindgren. Nel video, i Rolling Stones dal vivo nel 1972.
Red Hot Chili Peppers, They’re Red Hot
Ancora un nome che non ti aspetteresti in ambito blues. Ma d’altra parte, con quel nome, come fai a non registrare una cover di They’re Red Hot di Robert Johnson? Il brano, già nell’originale, ha un ritmo sostenuto, come anche nelle versioni di Eric Clapton o Richie Kotzen. Ma l’interpretazione registrata dai Red Hot Chili Peppers in Blood Sugar Sex Magik del 1991 è follemente accelerata.
Led Zeppelin, Travelling Riverside Blues
Ancora un nome importante, ancora dalla Gran Bretagna. I Led Zeppelin registrarono Travelling Riverside Blues di Robert Johnson nel 1969, ma la loro versione venne pubblicata solo nel Led Zeppelin Box Set del 1990 e nella riedizione sempre degli anni Novanta di Coda. Oltre ai soliti Clapton e Green, ne esistono versioni di tanti altri artisti, compresi gli Alter Bridge dal vivo. Qui sotto il video ufficiale dei Led Zeppelin.
Foghat, Terraplane Blues
Può darsi che molti di voi non riconoscano i titoli di alcuni dei brani che vi presento qui. Ma vi assicuro che se perdete tempo ad ascoltarli li troverete familiari. È probabilmente il caso di Terraplane Blues, brano di cui esistono registrazioni di Eric Clapton, Peter Green, John Lee Hooker, Canned Heat, Son House in un live del 1968, King Biscuit. La versione incisa dai Foghat nel 1975 per il loro album Fool for the City è sicuramente una delle migliori e più rappresentative del potenziale del repertorio di Robert Johnson.
ZZ Top, Stop Breaking Down Blues
Incisa da Robert Johnson nel 1937, Stop Breaking Down Blues era stata ripresa da Sonny Boy Williamson I già nel 1945 e poi da Junior Wells con Buddy Guy nel 1968. La versione dei Rolling Stones del 1972 ha certamente segnato un momento importante nella storia e nella diffusione del brano. Basti pensare che nel 1999 Stop Breaking Down è stata ripresa anche dai White Stripes. Qui vi propongo la versione degli ZZ Top, inclusa nell’album What’s Up With That del 1996.
Larkin Poe, Come on in my Kitchen
A dimostrazione di come i brani di Robert Johnson siano ancora oggi fondamentali per tutte le generazioni di musicisti e ascoltatori, vi propongo qui la versione delle Larkin Poe di un grande classico di Johnson, Come on in my Kitchen, incluso nel loro album Peach del 2017. Sia chiaro, anche in questo caso ne esistono un’infinità di reinterpretazioni: particolare quella di Keb Mo’ del 1994, ma il brano è stato ripreso anche da Clapton, Allman Brothers Band, Johnny Winter, Steve Miller Band, Popa Chubby e addirittura dai Simply Red. Nel video, girato per il progetto Playing for Change, le Larkin Poe suonano dal vivo in strada.
Eric Clapton, Little Queen of Spades
Per concludere, eccovi un video particolare di Little Queen of Spades, brano originariamente inciso nel 1937 da Robert Johnson. Clapton lo aveva ripreso per l’album Me and Mr. Johnson del 2004. Nel video, però, vi propongo una esecuzione dal vivo di Clapton con una band inedita di grandi musicisti in un concerto di beneficenza del 2010, con Midge Ure e Mark King, tra gli altri.
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