Stringere la cinghia almeno riduce lo spreco di cibo: ne buttiamo sempre tanto, ma sotto il 1/2 kg a settimana (foto Ansa-Blitzquotidiano)
Ovvio, perfino lapalissiano: prezzi alle stelle, crisi assortite dal clima all’energia, obbligano a ripensare il proprio rapporto con i consumi, per cui se si sta più attenti a quello che si mette nel carrello della spesa, poi anche il cestino dei rifiuti si riempirà più lentamente.
Chi più guadagna meno mangia e meno spreca
Ovvio e lapalissiano fino a un certo punto visto che, in termini di comportamenti, si registra un tasso più alto di spreco di cibo tra i meno fortunati a livello di reddito. Chi più guadagna meno mangia e meno spreca.

Lo spreco alimentare nelle case degli italiani vale 6,6 miliardi di euro l’anno, 25,74 chili di cibo a testa pari a 112 euro: un fenomeno reso ancora più insostenibile dal sistema agroalimentare sotto stress, dove crisi climatica e instabilità geopolitica aumentano i costi di produzione e spingono al rialzo i prezzi al consumo.
Ciononostante, i nuovi dati evidenziano una svolta virtuosa in Italia, scesa per la prima volta sotto la soglia psicologica dei 500 grammi di cibo gettato pro capite a settimana, per l’esattezza 493,7 grammi, con un calo netto dell’11,17% rispetto ai 555,8 grammi dello scorso anno.
Questo progresso avvicina il Paese al target degli Obiettivi di Sostenibilità dell’Agenda 2030, fissato a 369,73 grammi settimanali.
Il Rapporto Waste Watcher, obiettivo Spreco Zero
È la fotografia scattata dal nuovo Rapporto Waste Watcher, promosso dalla campagna Spreco Zero e presentato in occasione della Settima giornata internazionale della consapevolezza sulle perdite e sugli sprechi alimentari dell’Onu.
Continua comunque il paradosso, che a sprecare di più sono proprio i ceti popolari: chi ha meno risorse perde più cibo e una quota proporzionalmente maggiore del proprio reddito.
“Lo spreco diventa così non soltanto un costo economico e ambientale – ha spiegato Andrea Segrè, direttore scientifico dell’Osservatorio – ma un vero moltiplicatore delle disuguaglianze”.
Americani, che spreconi!
Per vincere la sfida, secondo il Rapporto, è necessario mappare tutti i luoghi dello spreco. L’indagine si è focalizzata anche sul comportamento dei turisti nelle case vacanza, rilevando che il 66% degli ospiti riesce a consumare tutto il cibo acquistato, mantenendo un atteggiamento responsabile. Al ristorante, inoltre, è sempre più diffusa l’abitudine di utilizzare la doggy bag per portare a casa gli avanzi.
Il Rapporto accende i riflettori anche sulle differenze tra statunitensi e italiani: i primi sprecano circa 775,7 grammi di cibo a settimana, quasi 300 in più rispetto ai secondi; negli Usa spiccano in particolare gli italo-americani: il 42% getta cibo almeno una volta a settimana, contro il 29% della media nazionale, pur riconoscendo in grande maggioranza (87%) il valore antispreco della tradizione culinaria italiana.
