Bollo, benzina e scontri politici: quando la polemica allontana i cittadini dalle urne (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Anche se non pagheremo più il bollo della macchina, pure se la benzina e il gasolio costano oggi di meno, la sinistra non è affatto contenta. Anzi, sbraita e punta il dito contro la maggioranza. Si comporta in modo contrario a quello che le dovrebbe stare a cuore, come se appartenesse ad un Paese diverso dal nostro. Eppure sono italiani, vivono nella stessa penisola che si dovrebbe amare anche se ideologicamente la pensano diversamente.
Invece: non pagheremo più la tassa automobilistica e in via del Nazareno e dintorni si parla di una “mancetta elettorale”. Quando andremo al distributore per fare il pieno il portafoglio sarà meno vuoto del solito e la minoranza dice che ci doveva pensare prima. Si fa avanti l’ipotesi che forse il ceto medio sborserà una minore quantità di moneta all’erario e si risponde che si cerca solo di favorire i ricchi invece di aumentare il salario minimo che spesso e volentieri non basta per arrivare alla fine del mese. Sapete chi sarebbero i ricchi? Quelle persone che guadagnano circa 35 mila euro l’anno, molti dei quali, se non tutti, sono pensionati o soggetti che hanno un contratto a tempo indeterminato. Insomma uomini o donne che non possono sfuggire perchè è la stessa agenzia delle entrate a prelevare loro la somma dovuta.
Infine la senatrice Liliana Segre si augura che sull’antisemitismo il Parlamento voti all’unanimità e si spera che almeno in questo non ci sia la solita lotta fra Guelfi e Ghibellini. Per farla breve, la gente è stanca di assistere solo a liti e battibecchi che dividono maggioranza e opposizione con comportamenti che vanno molto al di là del “politically correct”. Se poi le urne si svuotano, se si
preferisce rimanere a casa o andare in gita una ragione ci sarà: ed è quella che il comune cittadino non si fida più di colui o colei ai quali è stato affidato il compito di essere difesi soprattutto dai soprusi. In Calabria due giorni fa, sia pure se l’elezione sia stata locale, è andato alle urne poco più del 24 per cento degli aventi diritto. Nel paese di Platì, nel cuore dell’Aspromonte, la percentuale è stata del cinque per cento. Una vergogna, d’accordo, ma anche una dimostrazione di quanto l’opinione pubblica continui ad allontanarsi
dalla politica.
Nel prossimo anno (a primavera o in autunno) si deve andare a votare
per sapere se gli italiani sono favorevoli all’attuale maggioranza oppure no. Siamo in piena campagna elettorale anche se mancano mesi, si dovrebbe costruire un qualcosa che renda il futuro più tranquillo da un punto di vista economico. Al contrario, l’importante è denigrare l’avversario che si considera un nemico da mettere ko a tutti i costi.
La sanità, la scuola, la sicurezza, financo il carrello della spesa piangono. Ciò nonostante il mantra è sempre quello: primarie o non primarie? Il programma prima della consultazione popolare della sinistra o viceversa? Tutti argomenti che alla gente non piacciono nemmeno un po’ anche se i talk show in tv si occupano spesso (se non sempre) di simili questioni. Ma alla massaia che ogni mattina va al mercato volete dare ogni tanto una buona notizia che abbia il
carattere della popolarità? Niente: secondo questi programmi che imperversano ed imitano ogni giorno di più quel che succede in Parlamento i problemi sono altri: se il governo è sì o no a favore di quelle famiglie che risparmiano anche un solo euro per arrivare alla fine del mese; se la minoranza è ancora vicina alla classe operaia o se l’ha abbandonata favorendo la destra;
se il sindacato si occupi del salario minimo o pensi (Landini docet) solo a mostrarsi favorevole a quei partiti che potrebbero aiutarti ad entrare onorevolmente a Montecitorio o Palazzo Madama? Interrogativi che aspettano una risposta che tarda ad arrivare e forse non arriverà.
Finalmente – stavolta sì con un certo ritardo – ci si occupa dei grandi problemi della scuola. Si debbono favorire gli insegnanti che ora rischiano addirittura di essere accoltellati da ragazzi che dovrebbero entrare in un riformatorio; di quelle classi che sono super affollate da alunni stranieri che a volte non sanno nemmeno una parola di italiano perchè a casa i genitori parlano tutti la loro lingua; di difendere la polizia, i carabinieri, la guardia di finanza che rischiano per guadagnare uno stipendio misero.
Se non è così a chi vogliamo appellarci? All’intelligenza artificiale che soppianterà un giorno l’uomo e che oggi inventa notizie o situazioni che sono completamente false? A volte, un ritorno al passato vuol significare fare un passo avanti. Le scuole superiori si chiameranno di nuovo licei e personalmente mi vantavo quando un giorno potetti dire di essere diventato un liceale.
