Schlein si candida premier per il 2027, ma il campo largo è diviso: scontro con Conte e tensioni nel Pd (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Oltranzista, barricadera, ottimista, Elly Schlein – beata lei – prima incassa dall’assemblea del Pd il rinnovo della carica di segretaria fino alla primavera, poi, lancia in resta, mette da parte la diplomazia e la prudenza, e annuncia ai presenti: “Sarò io l’unica candidata come premier alle politiche del 2027. Con primarie o senza primarie”. Perchè tanta sicurezza? Semplice: è convinta che i fedelissimi non la tradiranno e potrà ambire a Palazzo Chigi, scalzando la premier. Insiste: “L’Italia non ne può di questo governo che non ha risolto nemmeno uno dei tanti problemi che assillano il Paese. Noi siamo pronti per il cambio della guardia e siamo certi di vincere”. Più sinistra e più populismo, sembra dire al suo partito che invoca le riforme che la destra non è riuscita a dare. Applausi e, con loro, una carezza ai riformisti con cui tenta un approccio.
La Schlein sa bene di avere tanti amici-nemici alle spalle, perciò diventa più malleabile, offrendo qualche possibilità di ottenere un paio di poltrone in caso di una vittoria. Non è facile pensare che abbia partita vinta, perchè gli “avversari” di “Più uno” guidati da Ernesto Maria Ruffini e da Franco Gabrielli sono decisi ad andare sino in fondo. Non sono due persone di poco conto:il primo è stato il direttore dell’agenzia delle entrate, il secondo è l’ex capo della polizia: entrambe daranno del filo da torcere alla segretaria perchè non sono pochi i nostalgici che non gradiscono la forte sterzata a sinistra che la Schlein ha dato al partito. “Progressisti si, ma fino ad un certo punto”, dicono sommessamente.
Il nuovo nome del campo largo e le mosse degli alleati
Oltre che testarda e caparbia, la numero uno di via del Nazareno deve essere anche superstiziosa se preferisce cambiare ll nome al campo largo, il suo gioiello. I risultati non sono stati esaltanti ragione per cui alla segretaria non le dispiacerebbe un appellativo diverso, ad esempio “alleanza progressista”. E’ evidente che non sono questi gli assilli della sinistra. Ce ne sono di ben più gravi perchè non crediamo che gli altri alleati del Pd siano arcicontenti delle scelte di Elly. Infatti Giuseppe Conte tace o almeno pronuncia parole che non sono contrarie a quel che dice il movimento dell’avvocato del popolo. Sorride quando lo si incalza per ottenere una risposta più convincente. “Dobbiamo prima pensare al programma, il resto verrà dopo senza problemi”.
Schlein e Conte, lo scontro sulla candidatura e sull’Ucraina
Non è vero, perchè non sono pochi i contrasti che dividono le due forze. Innanzitutto in politica estera. I pentastellati non vogliono sentir parlare di mandare ancora armi all’Ucraina. “In questo modo, la pace non si raggiungerà mai”. Il Pd è più europeista, si è sempre schierato a favore di Zelensky contro il dittatore Putin ed è a questo punto che l’alleanza fa crash. “Dovremo cercare un accordo”, dicono i più convinti sostenitori della Schlein. “Ci riusciremo, ne siamo certi”. Al di là delle diverse posizioni in politica estera non bisogna dimenticare il vero rebus della candidatura per le politiche. Schlein è convinta che deve essere lei, come leader del più forte partito dell’opposizione; Conte la pensa in modo diverso ed è convinto che deve essere lui a fronteggiare la Meloni, se non altro per la sua esperienza di presidente del consiglio, carica che ha ricoperto due volte con partiti diversi.
Le violenze a Milano e le polemiche contro la sinistra
Il braccio di ferro con cui sì andrà alle urne nel 2027 non ha fatto dimenticare il weekend di violenza che ha colpito soprattutto Milano. Scene mai viste che hanno sconvolto gli abitanti di quelle zone dove i teppisti si sono esibiti. Lascia di stucco il fatto che circa l’ottanta per cento dei protagonisti siano giovincelli al di sotto dei 18 anni (figli di seconda generazione) che magari la scuola italiana l’hanno vista con il binocolo. “Non sono studenti in gita, ma criminali in piazza”, scrive un giornale di destra. Giorgia Meloni punta il dito contro il caos e si dice stupefatta che molti esponenti della sinistra abbiano preferito il silenzio invece di una dichiarazione di piena colpevolezza non solo per i delinquenti che hanno mostrato la loro violenza nelle strade di molte città italiane, ma anche per chi ha trovato scuse assolutorie.
La rabbia sociale e le ambizioni politiche di Renzi
“La politica non comprende la collera”, si afferma, ma è anche vero che se non si affrontano i problemi la violenza entra dalla porta principale. In momenti come questi c’è chi pensa solo a se stesso e al suo futuro come senatore, ministro o sottosegretario. “Entrerò in Parlamento con i miei voti”, tuona Matteo Renzi. Voti fermi da tempo al due per cento, gli ricordano.
