Marracash si schiera con i manifestanti: "Aspettavo questa reazione da tempo, con le buone non cambi le cose" (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Dalle prime produzioni fino agli album più recenti, Marracash ha dedicato gran parte della sua discografia al racconto delle disuguaglianze sociali e delle contraddizioni della società. Anche questa volta il rapper, nome d’arte di Fabio Bartolo Rizzo, ha preso posizione sulle proteste che hanno interessato diverse città italiane, affidando le proprie riflessioni a un post pubblicato su Instagram.
L’artista ha espresso il proprio sostegno alle mobilitazioni di studenti e autotrasportatori, scrivendo: “Aspettavo questa reazione da tempo, con le buone non cambi le cose”. Un concetto che richiama anche i temi affrontati nel brano Power Slap, contenuto nel suo ultimo album.
“Chi mi conosce sa bene da che parte sto”: le parole sui social
Nel suo messaggio, Marracash ha spiegato di non aver mai considerato i social network lo strumento principale per manifestare il proprio impegno. “Non ho mai creduto nella protesta attraverso i social, l’ho sempre trovata troppo facile, cheap, non costa niente. Certo, rispetto chiunque cerchi di far sentire la propria voce con ogni mezzo, ma dal canto mio ho sempre creduto che l’impegno e l’autorevolezza si dimostrino e guadagnino nel tempo. Attraverso le nostre scelte, la nostra etica, il nostro lavoro, oltre ovviamente a ciò che diciamo e facciamo tutti i giorni, non solo in una storia o un post nei momenti critici”: inizia con queste parole il suo post.
Il rapper ha poi ribadito la propria posizione, collegando le proteste alla battaglia contro le disparità economiche e sociali. “Chi mi conosce sa bene da che parte sto. Le diseguaglianze sociali sono la mia battaglia, alla ribellione ho dedicato la mia vita. Ecco da che parte sto. Un anno fa da un palco dicevo che il potere capisce solo il potere e che è ora che il popolo mostri il proprio. Due anni fa pubblicavo un disco catastrofista già dal titolo. Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose”.
Dalle canzoni di È finita la pace a Noi, loro, gli altri
Il riferimento alla necessità di cambiare le cose attraverso una reazione collettiva si inserisce in un percorso artistico che da anni affronta il malessere sociale e le dinamiche del potere. Nell’album È finita la pace, Marracash racconta le tensioni collettive, le contraddizioni di un mondo polarizzato e il rifiuto di una tranquillità soltanto apparente di fronte alle crisi contemporanee.
Anche Noi, loro, gli altri affronta la frammentazione della società in gruppi, classi e comunità contrapposte, soffermandosi sui meccanismi del pregiudizio e sulle disuguaglianze strutturali. Un percorso che attraversa diverse fasi della carriera del rapper e che trova un altro esempio in Fino a qui tutto bene, brano contenuto nell’omonimo disco del 2010. La canzone descrive le difficoltà economiche, sociali e culturali dell’Italia di quegli anni, dando voce alle preoccupazioni delle periferie, rappresentate come “una prigione a cielo aperto”.
