Una seconda vita per i capolavori del rock: Deep Purple, Gentle Giant, Jethro Tull... Blitz Quotidiano
Sempre più spesso, ci troviamo di fronte a nuove edizioni di album classici del passato. La ripubblicazione di opere del passato rappresenta una percentuale sempre maggiore del catalogo recente delle etichette discografiche. In molti casi, però, non si tratta solo di una ristampa, ma di veri e proprio nuovi mixaggi: una seconda vita per i capolavori del rock. Pur essendo spesso operazioni simili a un restauro, si tratta spesso di recuperare le tracce separate delle registrazioni originarie, o addirittura di estrapolare o ripulire quelle tracce originarie, per poter procedere a un mixaggio nuovo di zecca.
Anticamente, i compositori musicali non apprezzavano che le proprie opere venissero eseguite in luoghi diversi da quelli per cui erano state progettate. Piuttosto, preferivano recarsi sul luogo dell’esecuzione e scrivere un’opera apposita per l’occasione, un’opera che avesse il suono giusto per quello specifico luogo. Con l’avvento e la diffusione della registrazione, si è diffusa invece l’idea che ciò che viene fissato su nastro (o più modernamente su hard disk) si adatti perfettamente a qualsiasi luogo o salotto casalingo in cui verrà riprodotto. Come sanno bene gli audiofili, però, questo non è del tutto vero. Se una registrazione è stata realizzata, per esempio, pensando alla riproduzione di un impianto stereo degli anni Sessanta, potrebbe suonare ben diversa su un impianto moderno, o se, ipoteticamente, la si ascolta in streaming digitale.
D’altra parte, è nella natura della tecnologia di cambiare e migliorare. Con l’avanzamento della tecnologia e i cambiamenti sociali, che coinvolgono anche il modo in cui ascoltiamo musica, sembra di essere entrati in una nuova era del remix, in cui si tenta di recuperare classici del passato e adattarne il suono al contesto moderno.
Ma perché mixare di nuovo, da capo, un album già finito, prodotto e conosciuto? Fra i diversi motivi che possono venirmi in mente, c’è il caso, tutt’altro che raro, di problemi che si sono verificati durante la produzione originale. In particolare, si pensi a tutte le registrazioni degli anni Sessanta e Settanta, che avvenivano su nastri che subivano un trattamento di incisione e sovraincisione, più e più volte, con il rischio di rovinarli. La tecnologia multitraccia prevedeva, inizialmente, l’utilizzo di quattro tracce, che venivano sfruttate per molteplici strumenti, con la tecnica del bouncing: una sorta di pre-mixaggio di alcune tracce fra loro, che venivano accorpate in un’unica traccia, ogni volta con un nuovo passaggio del nastro sulla testina.
Un caso piuttosto famoso è quello di Rumours, uno degli album fondamentali della produzione dei Fleetwood Mac. Uscito nel 1976, conteneva successi come Go Your Own Way, Dreams, Don’t Stop: canzoni che ancora oggi suonano contemporanee. Eppure, durante le registrazioni, ci furono problemi con i nastri, che si erano consumati per i troppi riascolti. Fu necessario rinviare l’uscita dell’album e far intervenire esperti delle tecnologie più all’avanguardia per recuperare la brillantezza del suono originale. Nel 2004, è stata pubblicata una edizione deluxe di Rumours: in questo caso procedendo a rifare il master e non il mixaggio.
Anche l’esordio dei Residents, Meet the Residents del 1974, incontrò problemi tecnici. L’album era costruito secondo la “teoria dell’organizzazione fonetica”, secondo la quale la composizione musicale dovrebbe basarsi sui suoni e non sulle note tradizionali. Le tracce erano registrate secondo un metodo avanguardistico che prevedeva che ogni musicista aggiungesse una sovraincisione alle precedenti. Il risultato era decisamente sperimentale e scioccante, ma allo stesso tempo stranamente accattivante. Ma soprattutto, era mono! Solo nel 1977 l’album venne ripubblicato con un nuovo mixaggio in stereo.
Un altro ottimo motivo per rimettere mano ai mixaggi del passato, come abbiamo già accennato, può essere legato ai progressi tecnologici. La maggior parte dei nuovi mixaggi si concentra soprattutto su una maggiore spazialità e profondità da dare al sound generale e sul restauro di frequenze che prima erano sepolte e poco identificabili. Per farlo, si ricorre a ogni sorta di nuova tecnologia: dalle manipolazioni spaziali inventate dalla musica elettronica fino all’intelligenza artificiale. A volte i risultati sono eccellenti, con una maggiore chiarezza di suoni. Altre volte, invece, il sapore “vintage” del mixaggio originale supera comunque il nuovo risultato.
Ad ogni modo, bisogna distinguere fra un nuovo mixaggio e un nuovo master. Nel primo caso, si recuperano le tracce separate registrate originariamente e si procede a una nuova equalizzazione e caratterizzazione dei vari suoni, che vengono poi calibrati ex novo nei volumi relativi. Nel caso del mastering, invece, le operazioni di restyling vengono effettuate sul mixaggio generale, non sulle singole tracce. In entrambi i casi, a spingere per una nuova veste dei capolavori del passato sono soprattutto le nuove tecnologie di spazializzazione del suono: il surround 5.1 e il Dolby Atmos. Non mi dilungherò sulle spiegazioni tecniche, che comunque potete trovare facilmente su internet. Ma quando questa è l’unica vera miglioria da apportare, credo che la scelta più ovvia sia in genere il nuovo mastering e non il mixaggio.
In questo articolo, parliamo principalmente di album a cui si è data una seconda vita attraverso un nuovo mixaggio. Ma vale la pena soffermarsi su un paio di esempi di rimastering, per apprezzare le differenze. Honky Chateau, album fondamentale nella carriera di Elton John, uscì nel 1972, trainato dal successo di Rocket Man. L’album non è mai stato remixato da zero, ma nel 2017 ne è uscita una versione rimasterizzata. Stessa sorte è toccata a Moving Pictures, album del 1981 dei Rush, rimasterizzato nel 2011 in surround 5.1 e poi ancora nel 2015 per il vinile e per lo streaming digitale.
In alcuni casi, sebbene rari, un nuovo mixaggio può essere necessario anche per migliorare un prodotto di cui gli stessi musicisti non sono mai stati soddisfatti. Come vedremo, ci sono casi in cui gli artisti hanno avuto divergenze di opinioni con i produttori originali, o anche casi in cui sono stati costretti ad affrettare il mixaggio, all’epoca della prima pubblicazione dell’album, magari per rispettare scadenze di contratto.
Spesso, i protagonisti di questa nuova era del remix sono anche musicisti, oltre che tecnici del suono. Uno dei casi più famosi è quello di Steven Wilson, impegnato da anni in una vera e propria opera di recupero e miglioramento di molteplici classici del passato. Tra i tantissimi remixaggi realizzati da Wilson, c’è quasi tutto il catalogo dei Jethro Tull e dei King Crimson, Misplaced Childhood dei Marillion, We’re Here Because We’re Here degli Anathema, In the Land of Grey and Pink dei Caravan, Nonsuch degli XTC, diversi album dei Gentle Giant, degli Yes, dei Tears for Fears, oltre a Moondance di Van Morrison, Who’s Next degli Who e Roxy Music dei Roxy Music.
Un altro esempio, un po’ meno famoso, è quello di Bruce Soord, polistrumentista e membro fondatore dei Pineapple Thief. A lui si devono, ad esempio, i remixaggi di quest’anno di Under Wraps dei Jethro Tull e di Walk into Light di Ian Anderson, oltre che di alcuni album degli Opeth e dei Katatonia.
Ma nella schiera di questi paladini dell’era del remix, compaiono anche tecnici del suono “puri”. Rob Aubrey ha curato il suono di diversi album degli IQ e dei Big Big Train, tra gli altri. Nel 2023 ha remixato l’album solista di esordio di David Longdon Wild River, uscito originariamente nel 2004. Nel 2025 ha invece dato un nuovo mix a Bard, terzo album in studio dei Big Big Train, pubblicato inizialmente nel 2002.
Un’ultima annotazione prima di entrare nel vivo dell’argomento. Poiché qui parliamo dei nuovi mix, delle nuove vesti e delle seconde vite di album storici, ho scelto di proporre nei video le nuove versioni, preferendo farvi ascoltare il risultato dei nuovi mix, piuttosto che prediligere video interessanti o di intrattenimento.
Menzioni speciali
Tra le menzioni speciali degli album che sono stati rimixati da zero, spicca Oranges and Lemons degli XTC. Pubblicato nel 1989 come quadruplo album, Oranges and Lemons vede anche la partecipazione di Pat Mastellotto alla batteria e di Mark Isham ai fiati. La promozione live dell’album portò la band in un tour delle radio in versione acustica. Fu così che si presentarono anche a MTV, dando ai produttori dell’emittente televisiva l’idea di proporre una serie di concerti “unplugged”, che avrebbe avuto un successo straordinario. Nel 2015 è stato il solito Steven Wilson a rimettere mano al mixaggio: la nuova versione è stata inclusa anche nell’edizione estesa in Blu-ray, che contiene una gran quantità di materiale extra.
Una storia un po’ particolare riguarda invece Theory of Nothing dei Brand X. Le registrazioni contenute in questo doppio live, pubblicato nel 2026 dalla MoonJune Records, provengono da un tour del 1977. Fino ad ora, i brani contenuti in questo album erano conosciuti solo attraverso bootleg e pubblicazioni più o meno pirata. Qui invece il sound della band di Phil Collins è curato dallo stesso Percy Jones e rimasterizzato a partire dai nastri dell’epoca, in un’edizione ufficiale che, oltre alla qualità dei mixaggi, garantisce anche un giusto compenso per gli artisti.
L’album di esordio dei Megadeth, Killing is my Business… and Business is Good!, è uscito nel 1985. Nel 2002 ne è stata pubblicata un’edizione limitata remixata, con la copertina che recuperava il disegno originale di Dave Mustane. Sebbene molti fans sostengano che quello sia il mixaggio migliore e definitivo, un ulteriore mix dell’album, rimasterizzato, è uscito nel 2018 con il titolo Killing is my Business… and Business is Good! – The Final Kill.
Infine, vi voglio parlare del terzo album degli Who, The Who Sell Out, pubblicato nel 1967. Concepito come una sorta di concept album, con i brani inframezzati da intermezzi pubblicitari, come se fossero trasmessi dalla radio pirata Radio Londra, l’album contiene anche I Can See for Miles, forse il brano più celebre dell’opera. Un nuovo mixaggio di The Who Sell Out è stato pubblicato nel 1995, con l’aggiunta di intermezzi pubblicitari precedentemente scartati e altri brani: dalle tredici tracce dell’originale, si è passati a ben ventitré tracce.
Deep Purple, Machine Head
Il nuovo mixaggio di Machine Head dei Deep Purple è uscito nel 1997 ad opera di Roger Glover, nell’edizione per il 25esimo anniversario in doppio CD: il secondo contiene appunto i mixaggi del bassista dei Deep Purple. Pubblicato originariamente nel 1972, Machine Head è uno degli album di maggiore successo della band, quello che contiene Smoke on the Water, quello legato alla storia dell’incendio in Svizzera durante il concerto di Frank Zappa. I Deep Purple avrebbero dovuto utilizzare quello stesso spazio per registrare dal mattino dopo, ma l’intero edificio andò in fiamme a causa di un fuoco d’artificio sparato da qualcuno nel pubblico. Questa è, peraltro, la storia raccontata proprio da Smoke on the Water. “La prima volta che sentito il CD di Machine Head, sono rimasto disgustato dal suono” ha dichiarato Glover. “Così, ho mixato di nuovo l’album, ed è stata una rivelazione”. Molti fans della band, oltre che molti audiofili, considerano questi mixaggi i migliori in assoluto dell’album. Lazy è la sesta traccia.
Black Sabbath, Forbidden
Forbidden è il diciottesimo album dei Black Sabbath, uscito nel 1995. In quegli anni, la band attraversava un periodo di grande incertezza, con Tony Martin alla voce che aveva sotituito Ozzy Osbourne. Anche il bassista e autore di molte canzoni del gruppo, Geezer Butler, era da tempo uscito dalla band. E Forbidden non venne accolto bene dalla critica. In seguito i Black Sabbath affrontarono una serie di cambiamenti nella line-up. Ma qualche anno dopo, i rapporti con Ozzy Osbourne migliorarono. Così, il chitarrista Toni Iommi decise di rimettere mano ai vecchi nastri e dare un nuova vita a Forbidden con un nuovo mixaggio, che venne pubblicato nel 2024. La settima traccia dell’album è Sick and Tired.
The Beatles, Revolver
Dopo che per molti anni la Apple Music ha provato a mettere mano ai nastri originali dei Beatles, in particolare pubblicando alcune alternative takes, dal 2017 è in corso una vera e propria operazione di rinnovamento del catalogo dei Fab Four. A portarla avanti è Giles Martin, figlio di George Martin, produttore originale dei Beatles. Nel 2017 è uscita l’edizione remixata di Sgt Peppers Lonely Hearts Club Band. L’anno dopo è stato il turno del White Album, il cui nuovo mixaggio ha ricevuto molti apprezzamenti. Del 2019 è la pubblicazione del nuovo mixaggio di Abbey Road, mentre quello di Let it Be è uscito nel 2021. Revolver, uscito originariamente nel 1966, è stato ripubblicato nel 2022: questo nuovo mixaggio è generalmente considerato il migliore della serie, finora. Di quest’anno, poi, è fresca l’uscita del remix di Rubber Soul, che però a mio parere non regge il confronto con quello di Revolver. Una delle tracce simbolo di Revolver è Eleanor Rigby, dove i benefici del nuovo trattamento sono particolarmente evidenti.
The Rolling Stones, Goats Head Soup
Undicesimo album dei Rolling Stones, Goats Head Soup fu considerato da molti critici dell’epoca come il segnale della fine dell’era dei Rolling Stones, il momento in cui la fama della band prese il sopravvento, riducendo gli Stones a una caricatura di se stessi. Eppure, nello stesso anno di pubblicazione, il 1973, tutti concordavano anche nel giudicarlo un buon album di rock. E il singolo, Angie, schizzava in testa alle classifiche di mezzo mondo, nonostante la scelta atipica di una ballata come singolo. Goats Head Soup è, ad ogni modo, l’ultimo album mixato da Jimmy Miller, che era stato responsabile della costruzione del sound degli Stones fin da Beggars Banquet del 1968. Dopo una serie di riedizioni rimasterizzate, nel 2020 è ancora Giles Martin a rimettere mano ai mixaggi dell’album, che usciranno insieme a una serie di outtakes e versioni alternative dei brani. Se i critici musicali non hanno cambiato opinione sull’album dopo questa operazione di restyling, hanno comunque in generale ammesso che i nuovi mixaggi costituiscono un significativo miglioramento. Ecco come suona oggi Angie, dopo il trattamento di Martin.
Pink Floyd, The Dark Side of the Moon
The Dark Side of the Moon è l’ottavo album pubblicato dai Pink Floyd, nel 1973. È generalmente considerato uno dei loro maggiori capolavori, ed è certamente uno degli album che ha venduto più copie nella storia del rock. Nell’edizione originale, il tecnico del suono era Alan Parsons, tra l’altro responsabile anche del coinvolgimento di Clare Torry per i vocalizzi su The Great Gig in the Sky. Dopo una serie di riedizioni e rimasterizzazioni, nel 2003, in occasione del trentennale dalla prima pubblicazione dell’album, The Dark Side of the Moon è stato remixato da James Guthrie, tecnico del suono che aveva lavorato con i Pink Floyd in diversi progetti, a partire da The Wall. Sebbene Parsons non si disse soddisfatto del risultato di questo nuovo mix, l’edizione del 2003 vinse quello stesso anno il Surround Music Awards. Money è una delle tracce simbolo dell’album.
Gentle Giant, In a Glass House
Pubblicato nel 1973, In a Glass House è il quinto album in studio dei Gentle Giant. Venne registrato in un momento transitorio e difficile per la band: Phil Shulman era appena uscito dal gruppo e il tour promozionale mondiale per l’album precedente, Octopus, era finito da poco. Intanto, all’orizzonte si prospettava già un altro tour mondiale, ma c’era bisogno di un album da promuovere e i rapporti con l’etichetta discografica si stavano facendo tesi. Così, In a Glass House fu inciso “di fretta”, mixato in brevissimo tempo e bocciato dal distributore americano come “non commerciale”. Per anni, negli Stati Uniti e in Canada, In a Glass House fu solo disponibile di importazione. Alla fine dei mixaggi, nessuno della band era davvero soddisfatto del risultato. Ma si è dovuto attendere fino al 2026 per vedere la pubblicazione di un nuovo mixaggio dell’album, ad opera di Steven Wilson e sostenuto da Derek Shulman. The Runaway è la traccia di apertura.
Jethro Tull, Aqualung
Uscito nel 1971, Aqualung è uno degli album più famosi e importanti del repertorio dei Jethro Tull. Il nuovo mixaggio, uscito nel 2011, è ancora una volta opera dell’instancabile Steven Wilson: “Aqualung dei Jethro Tull è un capolavoro, ma era un disco che suonava molto male. Perciò, molti non ci vedevano il valore che merita. Ciò che abbiamo fatto con Aqualung, in realtà, è stato farlo splendere come non mai”. La title track suona decisamente più definita in questo nuovo mixaggio.
Tears For Fears, The Hurting
Album di esordio dei Tears for Fears, pubblicato nel 1983, The Hurting è un capolavoro del pop, che contiene tracce come Mad World, Change, Pale Shelter. Dopo alcune riedizioni rimasterizzate, nel 2023 è uscita una edizione in Blu-ray, che contiene le tracce dell’album in diversi formati, incluso il nuovo mixaggio in Dolby Atmos realizzato da Steven Wilson e un mixaggio completamente strumentale dell’intero album. Mad World, in questo nuovo mixaggio, suona molto meno confusa dell’originale degli anni Ottanta.
Kompendium, Beneath the Waves
I Kompendium sono un progetto di Robert Reed, multistrumentista di ambito progressive e tecnico del suono. Beneath the Waves è un album colossale e interessantissimo del 2012, mixato nuovamente dallo stesso Reed per una nuova edizione nel 2026. In questo album si incontrano la tradizione della musica celtica e le innovazioni più ardite, come il Chapman stick, utilizzato in diversi brani. Il tutto incastonato in una cornice di progressive rock di alto profilo. Robert Reed è un membro della band prog Magenta, e diversi musicisti del gruppo sono coinvoli nella realizzazione di questo album. Ma troviamo anche grandi nomi: su tutti, Steve Hackett, ma anche Nick Beggs, Gavin Harrison e Mel Collins. La traccia che ho estratto dal nuovo mixaggio è Lilly.
Status Quo, Rockin’ All Over the World
Decimo album degli Status Quo, Rockin’ All Over the World è uscito originariamente nel 1977. È stato il primo album della band ad essere prodotto da Pip Williams. Gli Status Quo, però, non sono mai stati soddisfatti della produzione di Williams: “Quando Pip Williams ha cominciato a produrci, è stato il momento in cui tutto ha cominciato ad andare storto” ha dichiarato il bassista Alan Lancaster. Non stupisce quindi l’entusiasmo con cui la band ha accolto la nuova edizione del 2015 dell’album, con i nuovi mixaggi ad opera di John Eden e un diverso ordine delle tracce rispetto all’originale del 1977. La nuova edizione include anche alcune alternative takes come bonus tracks. La nona traccia dell’album è Too Far Gone.
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