Caporalato nel facchinaggio a Milano: sequestro di 120 immobili a un imprenditore

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Dicembre 2019 8:38 | Ultimo aggiornamento: 17 Dicembre 2019 8:42
Imprenditore accusato di caporalato per facchinaggio: maxi sequestro di immobili tra Milano e Genova

Foto archivio ANSA

MILANO – Un maxi sequestro di 120 immobili situati tra le province di Milano, Lodi, Brescia, Torino e Genova è stato eseguito la mattina del 17 dicembre dalla Guardia di Finanza per i beni di un imprenditore accusato di caporalato nel facchinaggio, frode e riciclaggio.

L’imprenditore di 63 anni e residente in Svizzera è già ai domiciliari con l’accusa di essere stato a capo, tra il 2012 e il 2018, di un “network di consorzi e cooperative”, attraverso il quale avrebbe anche “reclutato manodopera in condizioni di sfruttamento”, approfittando dello “stato di bisogno dei lavoratori, tenuti costantemente sotto la minaccia di perdere il lavoro”. Operai che dovevano accettare condizioni diverse rispetto ai contratti collettivi nazionali su turni, ferie e gestione dei riposi.

Nelle oltre 100 pagine del decreto i giudici spiegano che all’indagine di Pavia è collegata l’amministrazione giudiziaria che venne disposta a maggio per Ceva Logistic Italia srl, ramo della multinazionale leader nel settore della logistica. Un commissariamento per “sfruttamento di manodopera”, ossia sempre per un caso di caporalato, il primo che si era concluso con una misura di questo genere da parte dell’autorità giudiziaria.

Ceva, che nel Pavese ha la ‘Città del libro’, una sorta di hub logistico per la distribuzione di materiale editoriale, chiariscono i giudici, era proprio una delle clienti dell’imprenditore e impiegava nella ‘Città del libro’ “manodopera fornita dalla Premium Net”. Il consorzio dell’uomo, infatti, spiegano ancora i giudici, era “in grado di interfacciarsi sul mercato dell’outsourcing con i principali attori economici pubblici e privati (nel provvedimento l’elenco delle imprese clienti, ndr)”.

Allo stesso tempo, almeno dal 2009 l’imprenditore avrebbe portato avanti, tra la Lombardia e il Lazio (un procedimento a suo carico anche dei magistrati di Velletri), “un sistema fraudolento di gestione delle attività economiche finalizzato ad evadere le imposte”, affiancato “da un’attività” di “occultamento della provenienza illecita dei profitti”, con ‘schermi’ societari e prestanome.

Il tutto, tra cui anche proventi di “truffe ai danni del sistema previdenziale e del mancato pagamento ai dipendenti del tfr (gli operai venivano spesso licenziati e poi riassunti in altre cooperative, ndr)”, poi riciclato, secondo i giudici, “in investimenti immobiliari”. Solo nel “procedimento pavese”, si legge ancora nel decreto, si parla di imposte evase per “14 milioni di euro”.

Sequestrati, oltre a conti correnti e una polizza assicurativa, immobili tra Padenghe sul Garda e Manerba del Garda (Brescia), Camogli (Genova), Lodi, La Thuile (Aosta), Milano anche in zone come Porta Romana e Porta Venezia, Sauze di Cesana (Torino), tutti riconducibili a Bolondi. (Fonte ANSA)