Dj Fabo, governo si costituisce alla Corte Costituzionale: difende legge contro aiuto al suicidio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 aprile 2018 16:21 | Ultimo aggiornamento: 3 aprile 2018 16:22
Marco Cappato, governo si costituisce alla Corte Costituzionale su suicidio assistito Dj Fabo

Dj Fabo, governo si costituisce alla Corte Costituzionale: difende legge contro aiuto al suicidio

MILANO – Il governo si è costituito davanti alla Corte Costituzionale nell’ambito del processo per suicidio assistito nei confronti di Marco Cappato, che ha aiutato il dj Fabo, alias di Fabiano Antoniani, nel trasferimento in Svizzera dove è morto.

A renderlo noto è  stato il vice presidente dell’associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo. I giudici lo scorso febbraio, al termine del processo a Cappato, avevano deciso di trasmettere gli atti alla Corte Costituzionale per valutare la legittimità costituzionale del reato di aiuto al suicidio contestato all’esponente dei Radicali.

Il Governo Gentiloni ha dato mandato all’Avvocatura dello Stato di costituirsi nel procedimento incardinato davanti ai giudici costituzionali, a difesa della costituzionalità del reato di aiuto al suicidio, previsto dall’articolo 580 del codice penale.

L’incostituzionalità era stata eccepita, in subordine alla richiesta di assoluzione di Cappato, sia dalla Procura sia dalla difesa nel corso del processo che si è celebrato a Milano nei confronti di Cappato, imputato perché nel febbraio dell’anno scorso aveva accompagnato in macchina Fabiano Antoniani, 40 anni, cieco e tetraplegico in seguito a un incidente d’auto, in una clinica in Svizzera dove morì con la pratica del suicidio assistito.

I giudici della Corte d’Assise, presieduti da Ilio Mannucci Pacini (a latere Ilaria Simi De Burgis e sei giudici popolari), al termine del dibattimento, hanno accolto l’istanza dei pm e dei legali dell’esponente radicale e disposto la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale per valutare se la norma sia costituzionale o meno.

La Gallo ha fatto sapere di aver preso atto della decisione di Gentiloni, una procedura che dal governo viene definita “normale” nei casi di discussione di leggi in tribunale, e ha annunciato battaglia:

“Noi sosterremo l’incostituzionalità di un reato del 193. La scelta del Governo è, oltre che del tutto legittima, anche pienamente politica visto che l’Esecutivo avrebbe potuto altrettanto legittimamente agire in senso opposto e raccogliere l’appello lanciato da giuristi come Paolo Veronesi, Emilio Dolcini, Nerina Boschiero, Ernesto Bettinelli e sottoscritto da 15.000 cittadini, che chiedevano al Governo italiano di non intervenire a difesa della costituzionalità di quel reato”.

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