Dossier Telecom, Cassazione assolve Marcello Gualtieri: si fece 6 mesi di carcere

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 gennaio 2014 16:27 | Ultimo aggiornamento: 24 gennaio 2014 16:27
Dossier Telecom, Cassazione assolve Marcello Gualtieri: si fece 6 mesi di carcere

Dossier Telecom, Cassazione assolve Marcello Gualtieri: si fece 6 mesi di carcere (LaPresse)

MILANO – Una lunga e tormentata vicenda processuale con un lieto fine, quella del commercialista Marcello Gualtieri, assolto definitivamente dalla Cassazione nel processo per i dossier Telecom.

La sentenza di terzo e ultimo grado arriva il 19 novembre 2013 dopo un iter durato 5 anni. Nel luglio 2008 la Procura di Milano chiede il rinvio a giudizio di tutti gli imputati. Per Gualtieri il capo d’accusa è “riciclaggio delle somme sottratte a Pirelli e Telecom”, pena prevista da 4 a 12 anni.

Racconta lo stesso Gualtieri a Tempi:

“Il giudice per l’udienza preliminare, Mariolina Panasiti, si avvide delle enormi lacune investigative dei pm, convocò testimoni chiave mai sentiti, pose domande ovvie ma mai formulate. Io rifiutai il patteggiamento e chiesi di essere giudicato con il rito abbreviato, allo stato degli atti e cioè con le sole carte dell’accusa, integrate dal gup. Il 28 maggio 2010 fui assolto con la formula il “fatto non sussiste”. Il gup Panasiti scrisse una sentenza di quattrocento pagine per motivare che non c’era stata l’appropriazione indebita e un’altra di 240 pagine per assolvere me”.

“La Procura ricorse contro la mia assoluzione, ma soprattutto ricorse in Cassazione contro la sentenza che azzerava la tesi accusatoria relativa al “presupposto” del reato a me contestato: ovvero l’appropriazione indebita ai danni di Pirelli e Telecom, che difatti non solo non hanno mai sporto alcun atto di querela-denuncia, ma sono state poi imputate e hanno patteggiato la pena. La Cassazione nel 2011 respinse il ricorso della Procura, bacchettando i pm, tanto da parlare di «ricorso al limite dell’inammissibilità», confermando in pieno invece la sentenza della Panasiti, definendo «commendevole l’approfondito esame delle risultanze processuali». Per me una ulteriore conferma: la sentenza della Cassazione aveva chiuso il caso in fatto e in diritto. Non esistendo il presupposto, cioè l’appropriazione indebita, non poteva esserci la conseguenza, cioè che io avessi commesso reato di riciclaggio”.

E invece cosa è accaduto? Perché ha dovuto aspettare altri tre anni per una sentenza definitiva?
“Alla Corte d’Appello di Milano pendeva il ricorso fatto dai pm contro la mia assoluzione. Dopo la sentenza della Cassazione pensavo si trattasse soltanto di formalizzare l’assoluzione. Invece il presidente Luigi Martino e i due giudici a latere (due ex pm) emisero una sentenza di condanna a quattro anni, assurda ed inaccettabile”.

La sentenza d’appello, che condanna Gualtieri a quattro anni, arriva a novembre 2012 e non sarà l’ultima sorpresa: un anno dopo, a novembre 2013, è la Cassazione a ribaltare il verdetto della Corte d’Appello. Gualtieri viene assolto perché “il fatto non sussiste”. Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera ha definito “notevole” l’assoluzione di Gualtieri

“che in Appello a Milano era stato condannato a 4 anni per riciclaggio dei 20 milioni di euro pagati da Telecom e Pirelli all’investigatore privato più usato da Tavaroli, Emanuele Cipriani. Assoluzione notevole perché la seconda sezione della Cassazione, presieduta da Domenico Gallo e con relatore Sergio Beltrani, è andata persino oltre le richieste del sostituto procuratore generale Antonello Mura (lo stesso del processo Mediaset a Silvio Berlusconi), il quale, benché rappresentante dell’accusa, aveva chiesto lui stesso l’annullamento della sentenza di condanna con rinvio a un altro processo d’Appello: la Cassazione ha invece deciso di mettere la parola fine alla vicenda di Gualtieri, ne ha annullato la condanna e lo ha assolto «perché il fatto non sussiste» senza ordinare alcun altro nuovo processo d’Appello”.