Giuseppe Balboni, ucciso a 16 anni per un debito. Coetaneo condannato a 14 anni

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 giugno 2019 20:29 | Ultimo aggiornamento: 6 giugno 2019 20:29
Giuseppe Balboni, ucciso a 16 anni per un debito. Coetaneo condannato a 14 anni (foto Ansa)

Giuseppe Balboni, ucciso a 16 anni per un debito. Coetaneo condannato a 14 anni (foto Ansa)

ROMA – Quattordici anni e otto mesi di reclusione per l’omicidio del coetaneo Giuseppe Balboni, sedicenne di Zocca (Modena) assassinato il 17 settembre con la pistola del padre e ritrovato cadavere in un pozzo a Castello di Serravalle, nel Bolognese. Questa la sentenza pronunciata dopo circa un’ora di camera di consiglio dal Gup del tribunale per i minorenni di Bologna a carico del giovane imputato e accusato dell’omicidio del sedicenne.

Il pm Alessandra Serra aveva chiesto 18 anni, per omicidio aggravato dai futili motivi e della minore età della vittima, ma escludendo la premeditazione che invece era sostenuta dai difensori dei genitori di Balboni, gli avvocati Domenico Morace e Francesca Lamazza.

Il corpo del sedicenne venne trovato una decina di giorni dopo la notizia della sua scomparsa. Era un lunedì e doveva andare a scuola, ma in classe non era mai arrivato. Alle 7 del mattino aveva un appuntamento a casa dell’altro ragazzo, per parlare del debito che c’era tra i due, con Balboni che pretendeva i soldi, circa 250 euro, e l’altro che si rifiutava. L’imputato, fermato il 24 settembre, ha confessato, dicendo inizialmente di essere stato minacciato e di essersi difeso, una tesi a cui però gli inquirenti non hanno creduto.

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“Per noi si tratta di una sentenza troppo lieve. Auspichiamo almeno che possa servire a evitare ulteriori tragedie come quella di Giuseppe”. Queste le parole dei genitori di Giuseppe Balboni. 

Gli avvocati della famiglia, Domenico Morace e Francesca Lamazza, dicono di attendere “con ansia le motivazioni del gup, per cercare di capire come si è arrivati a questa pena, a fronte di un omicidio aggravato, occultamento di cadavere e spaccio di stupefacenti”. L’avvocato Morace ha aggiunto di essere “disgustato da quanto affermato nel corso della discussione dall’avvocato dell’imputato, Pietro Gabriele, che non ha fatto altro che infangare chi non può più difendersi”.

Fonte: Ansa.