Luca Trapanese, il papà single e gay che ha adottato una bimba down rifiutata da sette famiglie

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 novembre 2018 23:13 | Ultimo aggiornamento: 8 novembre 2018 23:13
luca trapanese

Luca Trapanese, il papà single che ha adottato una bimba down rifiutata da sette famiglie

ROMA – Luca Trapanese ha adottato Alba, una bambina con la sindrome di down che era stata rifiutata da sette famiglie. Lui è un padre single che aveva maturato l’idea quando stava ancora con il suo compagno. Dopo la separazione però non si è tirato indietro e ha continuato a lottare per ottenere quel bambino che voleva con tutte le sue forze, soprattutto se difficile da collocare perché vittima di violenze o, appunto, affetto dalla sindrome di down.

La sua storia, raccontata in anteprima al Corriere della Sera, diventerà presto un libro scritto a quattro mani con Luca Mercadante, dal titolo Nata per me, in uscita per Einaudi. Al quotidiano Trapanese ha raccontato della sua vita e della bambina.

“Non avevo nessuna paura di adottare un bambino disabile. (…) Da quando avevo 14 anni faccio volontariato e lavoro con disabili e quindi ritenevo di avere gli strumenti adatti per farlo. Dopo la separazione con il mio compagno, è stata l’opzione che per me ha prevalso. Così ho fatto richiesta nel registro speciale che consente ai single di adottare in condizioni particolari”.

Luca Trapanese è da sempre attivo nel sociale. Ha fondato a Napoli “A ruota libera”, associazione che si occupa di ragazzi down; “La casa di Matteo”, struttura per bambini disabili in stato di adozione o affido, e “Il borgo sociale”, a Marzano Appio, per aiutare i disabili ad inserirsi nel mondo del lavoro.

“Un figlio disabile non è una opportunità di serie b, ma una scelta consapevole rispetto alla mia vocazione e alle mie capacità” ha detto Luca.

La sua vocazione si è manifestata proprio nell’adozione della piccola Alba. La bambina era stata abbandonata dopo il parto e in adozione rifiutata da sette famiglie. Ora ha la sua di famiglia, con cugini zii, il papà, madrina e due nonne.

“Qualche tempo fa – spiega Luca – sono stato legalmente adottato da una signora che ha un figlio disabile, che ora è mio fratello. Lei ci teneva che me ne occupassi io quando sarà solo e quindi ho due mamme. Però è con me che Alba mostra l’attaccamento maggiore, sa che sono io la sua famiglia”.

Il 27 luglio si sono incontrati per la prima volta. Per Alba vuole un futuro radioso magari come lui nel sociale. Dice che la figlia ama ballare e cantare, soprattutto per lei si augura una vita normale nonostante la malattia.

“Quando arriva un figlio hai tante aspettative, vuoi che sia migliore di te, che faccia cose grandiose… il disabile distrugge queste aspettative, è il simbolo di un fallimento genetico. Poi quasi sempre diventa un figlio amatissimo. Io non ho vissuto questo drammatico inizio, ero già preparato. E sapevo che i Down sono di solito felici, allegri, giocosi, positivi. Spesso parlano con se stessi e si spronano da soli. Oggi non sono più “mongoloidi”, lavorano, fanno logopedia, psicomotricità, hanno delle potenzialità da sviluppare”.