Marco Stefanon, incidente a Montebulluna: muore due ore dopo per emorragia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Giugno 2013 11:37 | Ultimo aggiornamento: 4 Giugno 2013 11:38

ambulanzaTREVISO – L’uso delle cinture avrebbe probabilmente salvato la vita a Marco Stefanon, 35 anni di Istrana. E i medici avrebbero potuto individuare subito l’emorragia interna fatale.

La sera del 1 giugno i genitori di Marco Stefanon sono stati raggiunti nella loro casa di via Cavour a Pezzan, in provincia di Istrana, da una telefonata che li avvisava che loro figlio dipendente dell’azienda meccanica Michieletto Dario, aveva perso la vita dopo un’incidente stradale a Pederiva dove era andato a far visita ad alcuni amici.

Attorno alle 20:30 Marco stava tornando alla guida della sua Fiat Punto quando da una laterale di via Erizzo è sbucata la Seat Ibiza di una 21enne di Montebelluna, ora indagata per omicidio colposo, che non ha rispettato la precedenza. Lo scontro è stato violento. Ma non devastante. Marco, finito giù per una scarpata, ha sbattuto violentemente la testa contro il parabrezza e il torace sul volante. Nonostante questo è uscito dalla macchina da solo e ha raggiunto la strada. Ha parlato alcuni minuti sia con i residenti che con gli operatori dell’ambulanza arrivati dopo l’allarme. Voleva perfino tornarsene a casa senza passare per l’ospedale. Ma l’hanno convinto a farsi visitare.

Proprio mentre raggiungeva il pronto soccorso di Montebelluna, però, ha perso i sensi. Per due ore i medici hanno provato a rianimarlo. Non c’è stato niente da fare. Da quel momento la famiglia Stefanon è precipitata nel dolore: dai genitori al fratello Diego, alla fidanzata Monica, 32enne che conviveva con lui in via delle Casette a Villanova.

Dolore e dubbi perché anche se l’autopsia sul corpo del 35enne si terrà solo domattina, 5 giugno, la dinamica dell’incidente sembra ormai chiara, come il fatto che Marco non aveva le cinture di sicurezza, una leggerezza che potrebbe aver pagato a caro prezzo se ad ucciderlo, e ci sono tutti i presupposti, è stata davvero un’emorragia interna causata dall’impatto contro il volante dell’utilitaria.

Qui si innesta anche un secondo interrogativo: i medici, nonostante lui avesse più volte assicurato di sentirsi bene, avrebbero potuto individuarla per tempo e salvargli la vita? Probabilmente no, dato che il crollo è avvenuto prima che avessero inizio gli esami a cui sarebbe stato sottoposto e che l’avrebbero senz’altro individuata.

 

I familiari di Marco, dunque, non accusano nessuno, ma la domanda li assilla. «Nessuno lo sa – sospira Loredana – vediamo cosa dice l’autopsia. Certo che se fosse così, sarebbe ancora più difficile da accettare». La risposta sarà nell’esame autoptico che verrà effettuato dall’anatomopatologo Alberto Furlanetto. Dopodiché arriverà il nulla osta per il funerale. L’ultimo saluto a Marco verrà dato probabilmente venerdì nella chiesa di Pezzan. Poco distante da quella via Cavour dove si era già messo da parte un pezzo di terra per costruirci sopra la casa in cui andare ad abitare dopo il matrimonio.