Cronaca Italia

Nozze finte per permesso di soggiorno: 2mila euro per sposare un migrante

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Nozze finte per permesso di soggiorno: 2mila euro per sposare un migrante

FOGGIA – Organizzavano falsi matrimoni per ottenere il permesso di soggiorno in Italia. E’ quanto accertato dai carabinieri di Foggia che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 19 persone ritenute responsabili dei reati di favoreggiamento dell’immigrazione illegale nel territorio dello Stato italiano attraverso la produzione di documentazione e attestazioni false, sia all’estero che in Italia.

È stato neutralizzato, così, un gruppo attivo nella provincia. In carcere tre cittadini marocchini di età tra i 30 e i 35 anni tutti residenti a Foggia, e undici italiani. È stimato tra i 7mila e i 10mila euro il giro d’affari per ognuno dei 15 matrimoni combinati, finora accertati, tra cittadini italiani e marocchini per fare ottenere a questi ultimi il visto di ingresso nel nostro Paese.

Le indagini sono cominciate nel settembre 2016 dopo una segnalazione dell’Ambasciata d’Italia in Marocco che segnalava che una donna di Manfredonia (Foggia) aveva richiesto un certificato di idoneità matrimoniale di un marocchino esibendo una busta paga apparentemente non veritiera, e che tale episodio consentiva perciò di ritenere potesse trattarsi di un matrimonio “di comodo”.

La Procura aveva delegato le indagini all’Arma di Manfredonia e dagli accertamenti è emerso un consolidato e lucroso sistema per introdurre in modo apparentemente legale cittadini marocchini, uomini e donne, in Italia. I tre indagati stranieri, considerati il perno dell’attività illecita, individuavano – secondo l’accusa – in Italia le persone disposte, previo compenso di circa 2000 euro, a contrarre il matrimonio all’estero. Stretto l’accordo, gli ‘sposi’ italiani venivano dotati di biglietto aereo e inviati in Marocco, dove, una volta sposati, producevano la documentazione presso l’Ambasciata d’Italia per il rilascio del visto d’ingresso del coniuge.

Tornati in Italia erano poi obbligati a una breve convivenza con il consorte, per il tempo strettamente necessario al rilascio del permesso di soggiorno. Veniva poi attivata la pratica di separazione, al fine di poter poi contrarre un nuovo matrimonio. Gli stranieri introdotti sul suolo italiano, nel frattempo, facevano perdere le loro tracce.

 

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