Ornago (Monza), Paolo Villa non ha ucciso: sorella e nipote sono morte per cause naturali

di redazione Blitz
Pubblicato il 22 febbraio 2018 6:10 | Ultimo aggiornamento: 21 febbraio 2018 22:05
Paolo Villa non avrebbe ucciso la sorella e la nipote in casa ad Ornago (Monza)

(Foto Ansa)

ORNAGO (MONZA) – Per oltre una settimana Paolo Villa ha vissuto avendo in casa i cadaveri della sorella e della nipote, ma non le ha uccise lui. E’ questa l’ipotesi che con il passare delle ore prende sempre più piede sulla morte di Amalia Villa, 85 anni e sua figlia Marinella Ronco, di 52 anni, trovate morte lo scorso 10 febbraio nel loro appartamento di Ornago (Monza) in avanzato stato di decomposizione. Della loro morte era stato accusato Villa, 75 anni, fratello di una vittima e zio dell’altra donna.

L’uomo, arrestato la stessa sera del macabro ritrovamento e trasferito lunedì sera nel reparto di psichiatria del San Gerardo di Monza, attende ora la decisione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza circa la richiesta di scarcerazione presentata nelle scorse ore dal pubblico ministero.

La decisione del magistrato sarebbe arrivata alla luce degli esiti parziali degli accertamenti medico-legali, di quelli dei carabinieri dei Ris e dalle indagini dei militari di Vimercate (Monza), che escluderebbero per le due donne la morte a seguito di aggressione violenta, propendendo per un decesso per cause naturali.

Sul corpo di Amalia Villa non sono stati rinvenuti segni di violenza o ferite, mentre quelle trovate sul corpo di sua figlia parrebbero di origine ulcerosa, forse riconducibili al grave diabete di cui soffriva. A chiudere il cerchio sulla morte delle due donne saranno i risultati degli accertamenti istologici, necessari per stabilire chi delle due sia morta prima e quando, e quelli tossicologici, utili a fugare ogni dubbio su un possibile avvelenamento volontario, doloso o involontario delle due donne.

Resta da chiarire perché Paolo Villa non abbia chiesto aiuto a nessuno, dopo aver trovato una o entrambe le sue congiunte morte nella casa dove lui stesso viveva e, allo stesso tempo, se sia stato lui a ripulire il sangue presente sul pavimento dell’appartamento con alcuni vestiti trovati (non lavati) in lavatrice e una scopa, il tutto sottoposto a sequestro.

La sera del 10 febbraio scorso, intorno alle 18, l’uomo era andato al bar vicino a casa, come faceva ogni giorno. Dopo aver bevuto molto, si era sentito male. Quando l’ambulanza lo ha trasportato in ospedale, due suoi amici sono andati a casa sua, per avvisare la sorella e la nipote. Ma entrando nell’appartamento hanno scoperto i due cadaveri. Nei giorni precedenti, ai condomini che avevano chiesto a Villa notizie delle due donne, lui aveva sempre risposto “sono in casa”.