Pamela Mastropietro, bambola decapitata e minacce alla moglie del pentito testimone: “Fate questa fine”

di redazione Blitz
Pubblicato il 5 Marzo 2019 11:28 | Ultimo aggiornamento: 5 Marzo 2019 11:29
Pamela Mastropietro, bambola decapitata e minacce alla moglie del pentito testimone: "Fate questa fine"

Pamela Mastropietro, bambola decapitata e minacce alla moglie del pentito testimone: “Fate questa fine”

MACERATA – Una bambola decapitata e la scritta: “Fate questa fine”. L’hanno recapitata a casa della moglie di Vincenzo Marino, il collaboratore di giustizia che ha rivelato le confessioni raccolte in carcere da Innocent Oseghale. Il pentito sarà chiamato all’udienza del 6 marzo per testimoniare contro il nigeriano imputato per la morte di Pamela Mastropietro, la 18enne romana, il cui cadavere fatto a pezzi fu trovato un anno fa in due trolley abbandonati nelle campagne di Pollenza.

All’agenzia Adnkronos, l’avvocato di Marino, Maria Claudia Conidi, spiega: “Marino verrà consegnato coattivamente in udienza. Gli ho consigliato di rimettersi alla clemenza della Corte, rappresentando le sue difficoltà: ha intenzione di collaborare, ma l’unica remora è la mancanza di protezione”. Ai giudici della Corte d’Assise di Macerata, il collaboratore dovrebbe riportare le confessioni carpite da Oseghale. I due sono stati per due settimane rinchiusi nella stessa cella del carcere di Ascoli Piceno. In quel periodo il nigeriano avrebbe confessato il delitto al suo compagno di cella.

L’avvocato Conidi spiega all’Adnkronos che Marino e la sua famiglia sono rimasti senza protezione a fine 2012. “Ci furono denunce a suo carico per evasione e minacce, finite nel tempo con assoluzione e archiviazioni”, racconta. “Basta una qualsiasi denuncia – aggiunge – e dopo 15 giorni gli viene revocata la protezione. Ma questa è un’ingiustizia enorme, perché spesso si tratta di denunce pretestuose”.

Ora che è divenuto uno dei testimoni chiave dell’accusa contro Oseghale, la sua situazione si è fatta più pericolosa: “La moglie è già stata oggetto di minacce – precisa l’avvocato – le è stata fatta recapitare una bambolina con la testa tagliata e la scritta Fate questa fine”. Secondo il criminologo Alessandro Meluzzi, che per primo ipotizzò un collegamento tra la mafia nigeriana e l’omicidio di Pamela, questa “è una delle modalità classiche della mafia nigeriana”. Secondo Meluzzi “è un’organizzazione ricca, potentissima e radicata un Italia”. Gli elementi che inducono a ipotizzare un legame, aggiunge il criminologo, stanno nella “matrice, nel cannibalismo, nello spaccio di droga e nell’adescamento sessuale” ma anche “nella ritualità, nello squartamento” e “nella tecnica del lavaggio del corpo con la candeggina”.

“Pare che vi sia stato – spiega ancora l’avvocato di Marino – dietro mia sollecitazione alla procura generale, un intervento da parte della procura generale presso la Corte di appello di Catanzaro volto a far riammettere Marino al programma di protezione”. Ragion per cui il legale propone un rinvio della deposizione in attesa di una risposta concreta sulla riammissione al programma di protezione.

Fonte: Adnkronos