Pamela Mastropietro, altri due nigeriani indagati. Ipotesi smembramento “di gruppo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 febbraio 2018 12:55 | Ultimo aggiornamento: 10 febbraio 2018 16:06
Pamela Mastropietro, altri due nigeriani indagati. Ipotesi dell'autopsia sezionamento "di gruppo" di mani esperte

Pamela Mastropietro, altri due nigeriani indagati. Ipotesi sezionamento “di gruppo” (foto Ansa)

MACERATA – Ci sono altri due nigeriani indagati nell’inchiesta sulla morte di Pamela Mastropietro. Si tratta di due uomini, uno proveniente da Milano, l’altro rintracciato a Macerata, che sono stati interrogati a lungo la scorsa notte dai carabinieri. In caserma ci sono anche i loro legali. Al momento non stati fermati. Già indagati sono Innocent Oseghale, che si trova in carcere, e Lucky Desmond, denunciato a piede libero.

Lo scempio sul corpo di Pamela Mastropietro (smembrata e i cui resti sono stati trovati in due trolley), secondo i risultati della seconda autopsia, non può che essere opera di più persone e con abilità specifiche. I nuovi sospettati, non in stato di fermo, sono ancora sotto torchio nell’ambito dell’indagine sulla morte della 18enne romana che vede già indagati per omicidio, vilipendio e occultamento di cadavere due pusher nigeriani: Innocent Oseghale, arrestato, che abitava nella casa di via Spalato dov’è morta Pamela, per overdose o uccisa, e Desmond Lucky, tuttora in libertà, chiamato in causa da Oseghale come fornitore di una dose di eroina alla 18enne.

Gli altri due nigeriani, secondo gli inquirenti, potrebbero aver contribuito a sezionare e occultare il cadavere della 18enne, fatto a pezzi e ritrovato in due trolley a Pollenza (Macerata). L’autopsia bis, eseguita da un pool di medici legali dell’Università di Macerata, non ha chiarito le cause del decesso ma ha riscontrato varie lesioni sul corpo (alla testa e all’altezza del fegato): sono state inferte prima o dopo la morte? Saranno decisivi altri esami di laboratorio oltre a quelli tossicologici.

L’accertamento ha però evidenziato un sezionamento quasi “scientifico” del cadavere: sarebbero servite molte ore per farlo, oltre alla mano di persone esperte. Il dettaglio ha messo i carabinieri sulle tracce dei due nigeriani interrogati dagli investigatori. Ora gli inquirenti, con l’ausilio anche di indagini tecniche e informatiche, stanno vagliando movimenti e alibi relativi a quel 30 gennaio, l’ultimo giorno di vita di Pamela che, dopo essersi allontanata il 29 gennaio dalla comunità di recupero Pars di Corridonia, era arrivata a Macerata e aveva contattato Oseghale per procurarsi la droga.

Qui la vicenda si fa nebulosa. Nella sua seconda versione, il pusher ha sostenuto di essere salito in casa con la ragazza e Lucky che le avrebbe ceduto una piccola dose di eroina. Quando Pamela è andata in overdose, ha detto Oseghale, lui sarebbe scappato, trovando in seguito nell’abitazione le valigie con il corpo già sezionato. Desmond sostiene invece di non aver mai spacciato né di essere stato nella mansarda dove i Ris hanno trovato i vestiti di Pamela sporchi di sangue, tracce ematiche in cucina e su un piumone bagnato in balcone, oltre a grossi coltelli da cucina tra cui una mannaia. La sera stessa Oseghale, che aveva i trolley con sé, ha chiesto a un amico camerunense di accompagnarlo in auto a Pollenza.

Il resto sono ipotesi. Pamela potrebbe essere stata stroncata dalla dose d’eroina dopo quattro mesi che non ne assumeva e poi ferita e fatta a pezzi per sviare le tracce. O potrebbe essere stata aggredita e uccisa in una colluttazione in casa. Ipotesi per ora non suffragate da prove, neanche di tipo scientifico. Gli interrogatori ancora in corso potrebbero fornire elementi utili alle indagini su una vicenda che ha ancora troppe zone d’ombra. Gli accertamenti tecnici, per i quali ci vorranno ancora dei giorni, serviranno in ogni caso a dare alcune certezze.