Roberto D’Alessandro è morto: fu presidente del porto di Genova e sindaco di Portofino

di redazione Blitz
Pubblicato il 2 Gennaio 2020 12:51 | Ultimo aggiornamento: 2 Gennaio 2020 12:51
Roberto D'Alessandro è morto: fu presidente del porto di Genova e sindaco di Portofino

Roberto D’Alessandro dinanzi alla sua Portofino

GENOVA – E’ morto all’età di 84 anni Roberto D’Alessandro, ex presidente del porto di Genova e sindaco per due mandati di Portofino, negli anni Settanta. D’Alessandro ha accusato un malore mentre si trovava nella sua casa, in località Villa Grande, nel cuore del celebre borgo marinaro. Inutile la corsa disperata in ambulanza: è stato portato al pronto soccorso di Lavagna e da qui a quello del Galliera, a Genova, dove è morto in sala operatoria, durante il disperato tentativo dei medici di salvarlo da un grave aneurisma dell’aorta addominale. 

Genovese, classe 1935, D’Alessandro è stato negli anni ’80 presidente del Cap, Consorzio Autonomo del Porto di Genova. È stato tra l’altro anche manager di aziende come Zanussi, Pirelli e Fiat. Bettina Bush, sul quotidiano la Repubblica, lo ricorda come “un uomo coraggioso che credeva fermamente nelle sue idee, nate sempre per imprimere delle svolte innovative e per rompere gli equilibri”.

Era stato innovatore anche da sindaco, quando nel corso dei suoi due mandati aveva prima “pedonalizzato via Roma poi aveva creato il Teatrino con la direzione di Giorgio Strheler”. Ma, aggiunge ancora Bettina Bush, “tutti lo ricordano per il periodo passato a Palazzo San Giorgio, Presidente dell’allora Cap (Consorzio Autonomo del porto, poi Autorità Portuale), una carica appoggiata fortemente dall’amico Bettino Craxi, allora Presidente del Consiglio. Furono anni turbolenti perché D’Alessandro non era uomo da compromessi, voleva cambiare profondamente la vita delle banchine, aveva cominciato la privatizzazione con i famosi Libri Blu. Una rivoluzione che gli costò scontri con i sindacati prima e poi con la Compagnia Unica e in Batini”.

Su Repubblica, edizione di Genova, Giuseppe Filetto ha anche ricordato alcuni aspetti meno brillanti della carriera di D’Alessandro, “precipitato per ben due volte nell’inferno da cui era riuscito a risalire”.

Coraggio e determinazione non gli sono mancati, ricorda Filetto. “In vita è stato anche un grande pallanuotista della ProRecco. Figlio di un generale dei carabinieri, nato e cresciuto a Genova, si laurea a 22 anni in Legge. Subito assunto all’Italsider, spedito a Beirut a vendere acciaio. Di lui, però, si ricorda il periodo a Palazzo San Giorgio, sede del Consorzio del Porto di Genova. Nell’84 D’Alessandro voleva ” stravolgere” le banchine, passare alla privatizzazione per rilanciarle, perché svuotate di navi. Dovette fare i conti con i camalli. Lo scontro duro con la Compagnia Unica e con il suo console Paride Batini”.

Ma, aggiunge Filetto, “è il ciclone Tangentopoli che lo abbatte per 2 volte“, per vederlo, alla fine, completamente riabilitato: “Nell’aprile del ‘93 arrestato nella sua villa di Portofino con l’accusa di aver pagato una tangente di 2 miliardi e mezzo di lire per vincere una supercommessa di elicotteri alla Protezione Civile. L’ordinanza del gip su richiesta dei pm Antonio Di Pietro e Piercamillo Davigo. Scarcerato, nuovamente arrestato nel ‘ 94 per violazione della legge sul finanziamento ai partiti. Accuse da cui in seguito viene prosciolto.

“Nel ‘95 D’Alessandro riparte come consulente di aziende. All’Agusta diventa valido manager. Come lo era stato a 29 anni alla Zanussi, poi per 11 anni alla Pirelli, fino all’ingresso in Fiat, nell’82”.  

Fonte: Repubblica