Fai gossip su relazione gay? Rischi una condanna per violazione della privacy

Pubblicato il 24 luglio 2012 17:40 | Ultimo aggiornamento: 24 luglio 2012 17:42

bacio gayROMA – Non si può fare del gossip su una relazione omosessuale, anche se non si fanno nomi, perché si rischia una condanna per violazione della privacy. Lo ha deciso la Cassazione che ha accolto il ricorso di un signore che si è sentito diffamato perché su un giornale locale era apparsa la storia di un uomo che aveva tradito la moglie con un altro uomo.

Il gup del Tribunale di Ancona infatti aveva escluso ogni colpevolezza del giornalista e del direttore del giornale (per omesso controllo) sostenendo che, poiché non si facevano nomi e cognomi delle persone coinvolte, ma si era scritto di un generico riferimento alla relazione (parlando del tipo di lavoro che facevano i protagonisti e del luogo dove vivevano) non erano pertanto identificabili i personaggi della storia. Ma la Cassazione ha accolto il ricorso rilevando che: ”Ai fini dell’individuabilità dell’offeso – è scritto nella sentenza numero 30369 – non occorre che l’offensore ne indichi espressamente il nome, ma è sufficiente che l’offeso possa venire individuato per esclusione in via deduttiva, tra una categoria di persone, a nulla rilevando che in concreto l’offeso venga individuato da un ristretto gruppo di persone”.

Non solo, ricorda la Cassazione, che ”il contenuto dell’articolo, riferendo una situazione di fatto riconducibile alle scelte di vita privata del soggetto querelante, non ha alcun rilievo sociale (almeno nell’attribuzione del fatto a una persona ben individuata o facilmente individuabile) con la conseguenza che l’articolo in questione potrebbe aver violato a un tempo la privacy della persona offesa e, attraverso tale violazione, la reputazione della stessa”. Per questo la V Sezione penale della Cassazione ha annullato la sentenza con rinvio a nuovo esame al Tribunale di Ancona per verificare se effettivamente ci sia stato in questo caso quella ”esistenza dell’interesse pubblico” che fa parte del diritto di cronaca e che avrebbe potuto giustificare, forse, un simile articolo.