Torino, sedicenne denuncia amici bulli: “Mi hanno fatto mangiare escrementi e sodomizzato con un ombrello”

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 settembre 2017 8:17 | Ultimo aggiornamento: 7 settembre 2017 8:17
Torino, sedicenne denuncia amici bulli: "Mi hanno fatto mangiare escrementi e sodomizzato con un ombrello"

Torino, sedicenne denuncia amici bulli: “Mi hanno fatto mangiare escrementi e sodomizzato con un ombrello”

TORINO – Lo avrebbero costretto a mangiare escrementi e lo avrebbero sodomizzato con un ombrello: sono alcune delle pesantissime accuse nei confronti di due giovani di Torino, autori di violenze e atti di bullismo nei confronti di un ragazzo di 16 anni.

E’ stato proprio l’adolescente a denunciare gli abusi subiti: “Mi hanno costretto a mangiare escrementi e altre porcherie. Mi hanno fatto ubriacare. Mi hanno molestato con un ombrello. E una volta mi hanno portato da una prostituta e hanno preteso che mi appartassi con lei dietro a un muretto, mentre loro stavano a guardare”, è il racconto choc, reso agli investigatori, del ragazzino.

Ora gli episodi sono al vaglio del tribunale del capoluogo piemontese, in un processo che vede i due presunti aguzzini imputati di stalking, violenze e lesioni. Un sospetto caso di bullismo: i due ragazzi finiti alla sbarra hanno negato le accuse sin dal principio. “Non è mai successo niente di tutto questo, siamo sempre stati amici”, hanno spiegato ai loro avvocati.

La vicenda risale al periodo tra il febbraio del 2013 e il settembre del 2014. La presunta vittima all’epoca dei fatti aveva 16 anni e frequentava un istituto professionale in provincia insieme ai due imputati, di qualche anno più grandi. I tre erano amici ma, ad un certo punto, il più piccolo, secondo l’accusa del pm Dionigi Tibone, avrebbe cominciato a essere preso di mira e a subire ogni genere di angherie: per strada, quando i tre erano in giro dopo la scuola; a casa, quando si trattava di fare i compiti e studiare insieme.

Violenze ripetute, a cui la presunta vittima non avrebbe mai saputo opporsi. “Se anche mi ribellavo, loro lo facevano lo stesso”, ha spiegato agli inquirenti. “Avevo paura ed ero rassegnato – ha aggiunto – Sino a che non ce l’ho più fatta e ho parlato di quell’inferno”.

La versione dei ragazzini sotto accusa, invece, è completamente differente. “Solo una volta siamo venuti alle mani durante un litigio per questioni sul calcio. Ma poi abbiamo fatto pace”. “Eravamo sempre insieme – hanno ribadito – e spesso era lui a contattarci per uscire”.

I due giovani verranno sentiti in aula nelle prossime udienze. Mentre oggi è stato interrogato un quarto compagno di scuola, che ha detto di non essersi mai accorto di nulla. “È una questione molto delicata – dichiara la difesa – Ci sono numerosi aspetti che non convincono nel resoconto della persona offesa”.

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