Uranio impoverito, Stato Maggiore Difesa: “Inaccettabili le accuse della Commissione d’inchiesta”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 febbraio 2018 9:45 | Ultimo aggiornamento: 8 febbraio 2018 9:45
Uranio impoverito, Stato Maggiore Difesa: "Inaccettabili le accuse della Commissione d'inchiesta"

Uranio impoverito, Stato Maggiore Difesa: “Inaccettabili le accuse della Commissione d’inchiesta”

ROMA – “Accuse inaccettabili”. Lo Stato Maggiore della Difesa attacca la Commissione d’inchiesta sull’uranio dopo la pubblicazione della relazione finale nella quale si parla di “negazionismo” dei vertici militari e di una “diffusa inosservanza degli obblighi”. La presa di posizione dei vertici delle Forze armate arriva dopo lo scontro tra il presidente della Società di Radioprotezione, Giorgio Trenta, e il presidente della Commissione, Gian Piero Scanu, riguardo ad alcune affermazioni riportate nel documento, disconosciute dal medico.

“Le Forze Armate tutelano la salute del proprio personale adottando tutte le cautele e controlli sanitari periodici. Questa attenzione è dedicata non solo al personale ma pure all’ambiente in cui esso opera tanto in Italia quanto all’estero. I vertici militari sentono come prima responsabilità e dovere quello di preservare e difendere la salute del proprio personale in ogni circostanza”, dice lo Stato Maggiore della Difesa, replicando alla relazione della Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito.

Lo Stato Maggiore ribadisce che le “Forze armate italiane mai hanno acquistato o impiegato munizionamento contenente uranio impoverito” e ciò è stato confermato “anche dalle commissioni tecnico-scientifiche ingaggiate dalle 4 Commissioni parlamentari che dal 2005 ad oggi hanno indagato su tale aspetto. Centinaia di ispezioni in siti militari, aree addestrative, poligoni con decine e decine di analisi di suoli e acque hanno concordemente escluso presenza di uranio impoverito da munizionamento e spiace che tale dato oggettivo e inoppugnabile sia stato omesso nelle dichiarazioni pubbliche della Commissione”.