Verona, omicidio Khadija Bencheikh: fermati il convivente e il nipote

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 gennaio 2018 17:39 | Ultimo aggiornamento: 6 gennaio 2018 17:39
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Verona, omicidio Khadija Bencheikh: fermati il convivente e il nipote

VERONA – Svolta nelle indagini per l’omicidio di Khadija Bencheikh, una donna di origini marocchine, fatta a pezzi con una sega elettrica e lasciata in un luogo isolato di campagna a Valeggio sul Mincio.

Due cittadini albanesi, zio e nipote, sono stati fermati nella tarda serata di ieri, 5 gennaio, dai carabinieri del Reparto operativo di Verona e della compagnia di Peschiera del Garda in quanto gravemente indiziati per l’omicidio. Si tratta del convivente della vittima A. A., un pensionato 51enne residente a Verona, e del nipote L. R., studente 27enne di nazionalità albanese e anche lui residente a Verona. Entrambi sono stati sottoposti a fermo di Polizia Giudiziaria.

Il cadavere della 46enne – che da anni era residente a Verona – è stato ritrovato il 30 dicembre. Secondo una prima ispezione del medico legale, sarebbe stato sezionato in un altro luogo, rispetto a quello del ritrovamento, quando la donna era già morta; sul posto, infatti, non c’erano tracce di sangue. Il cadavere, sezionato in 10 pezzi presumibilmente con una sega elettrica, era stato ritrovato in un luogo isolato di campagna.

A scoprirlo era stata una donna della zona che, intervistata da Skytg24, aveva detto di aver avuto l’impressione che le parti del corpo fossero state in qualche modo sistemate e ordinate: erano infatti sparse a semicerchio. Il cadavere, ritrovato completo in ogni sua parte, sarebbe stato sezionato, secondo una prima ispezione del medico legale, quando la donna era già morta. Un’operazione condotta in altro luogo rispetto a quello del ritrovamento, dove non sono state trovate tracce di sangue.

Ancora non si conoscono le cause del decesso della donna, che dovranno essere accertate dall’autopsia. Secondo quanto scrive L’Arena, non lontano dal luogo in cui sono stati ritrovati i resti della donna c’è una base militare abbandonata dove circolano molti cinghiali.

L’assassino “forse sperava – si legge sul quotidiano – che fossero proprio gli animali a far sparire per sempre il cadavere”. La donna era residente a Verona e svolgeva lavori di pulizia e assistenza di anziani per conto di privati.

Ulteriori indagini si stanno ora concentrando nell’identificazione dell’ex marito. Del tutto impossibile invece, nonostante gli esami autoptici condotti, stabilire la causa del decesso visto che ogni mutilazione, inferta probabilmente con una sega a motore, sarebbe stata sufficiente a cagionare la morte.