(Foto d'archivio Ansa)
“Io ci sono stato, ho combattuto lì. Conoscevo persone di Milano che facevano dei charter. Sono andato là, mi sono intruppato in una formazione paramilitare serba. I serbi utilizzavano molto volentieri persone formate al tiro a lunga distanza europee”.
È la testimonianza, raccolta dal Tg3 Piemonte, di un cacciatore piemontese di settant’anni, il cui nome compare nell’inchiesta milanese sui presunti safari umani nella Bosnia degli anni ’90. L’uomo respinge ogni accusa legata a quelle pratiche, ma non nasconde il proprio coinvolgimento nel conflitto.
“C’erano delle procedure, si partiva da piccoli aeroporti sulla costa adriatica – è un passaggio dell’intervista -. Poi o si sbarcava in Macedonia oppure in Montenegro. C’erano anche degli stranieri: inglesi, francesi, tedeschi. Qualcuno da Milano andava anche per divertirsi”.
Alla domanda del giornalista Martino Villosio se abbia mai sparato a qualcuno, la risposta è netta: “Certo. Vado a rinvangare e certe notti ho gli incubi…”.
