(Foto Ansa)
Dalla vicenda familiare che l’ha portata al centro dell’attenzione mediatica a una nuova esperienza professionale nelle aule di formazione. Catherine Birmingham, la mamma della cosiddetta famiglia nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti, ha ricevuto un incarico come docente presso l’Istituto nazionale di pedagogia familiare, con sede a Roma. Il suo compito sarà quello di raccontare la propria esperienza personale e confrontarsi con i corsisti, anche alla luce delle difficoltà e dei momenti traumatici vissuti nell’ultimo anno.
L’accordo con l’istituto è stato siglato il 17 ottobre. Birmingham parteciperà in particolare al corso di perfezionamento in “Intelligenza naturale”, portando la propria testimonianza davanti a una platea nella quale saranno presenti anche assistenti sociali. Il compenso previsto, secondo le indiscrezioni, sarebbe di circa 60 euro lordi all’ora.
Le parole del legale Pillon
Sulla natura dell’incarico è intervenuto l’avvocato Simone Pillon, che assiste la donna e il marito Nathan Trevallion. “ha ricevuto un incarico di collaborazione nell’ambito di un corso sull”Intelligenza naturale’ su cui sta lavorando un importante istituto romano. La collaborazione non è finalizzata a reperire risorse per la costruzione della nuova casa familiare, essendo previsto poco più di un rimborso spese”.
La donna, ha precisato il legale, “porterà ai partecipanti al corso la propria esperienza e testimonianza personale e professionale. Il tema portante sarà: ‘Il modello dell’intelligenza naturale è preferibile rispetto a quello di un’intelligenza artificiale basata sul conformismo, sui luoghi comuni e sulla predisposizione e imposizione di modelli di vita’”.
Pillon ha infine definito Catherine “una persona colta, preparata e di grande intelligenza”.
Intanto prosegue il percorso di graduale ricongiungimento con i tre figli, ospitati in una struttura a Vasto dal 10 novembre 2025. A ottobre i bambini hanno trascorso il primo fine settimana con i genitori. I legali hanno inoltre depositato una memoria difensiva di 36 pagine al Tribunale per i minorenni dell’Aquila, contestando i possibili effetti del protrarsi dell’allontanamento sulla salute dei piccoli.
