Operata per non avere più figli, ma le tube non vengono legate e rimane incinta: scatta il maxi-risarcimento (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Decidere di non diventare più madre è spesso una scelta complessa, che richiede tempo, riflessione e consapevolezza. La donna protagonista di questa vicenda aveva preso quella decisione dopo un percorso personale ponderato e per questo si era sottoposta a un intervento chirurgico per la chiusura delle tube di Falloppio.
L’operazione doveva impedirle definitivamente di rimanere incinta. L’intervento era stato eseguito in ospedale e, secondo quanto riferito alla paziente, tutto era andato regolarmente. In realtà le cose erano andate diversamente. I sanitari non avevano effettuato la legatura delle tube, lasciando di fatto invariata la possibilità di una gravidanza. La donna, convinta invece di non essere più fertile, non era stata informata del problema.
Qualche tempo dopo è rimasta incinta. Il caso è finito all’attenzione della magistratura contabile ed è stato esaminato dalla Procura della Corte dei Conti nell’ambito delle attività di controllo sui danni erariali legati alla sanità pubblica.
Il risarcimento e la responsabilità dei medici
La vicenda si è conclusa con un importante risarcimento da parte dell’azienda sanitaria. La gravidanza indesiderata è stata infatti considerata una violazione del diritto all’autodeterminazione della paziente nelle scelte legate alla procreazione. Per questo motivo l’azienda sanitaria Asuit ha dovuto risarcire il danno subito dalla donna.
Successivamente la Procura contabile ha citato in giudizio due medici coinvolti nell’intervento. Inizialmente la richiesta complessiva di risarcimento avanzata dalla Procura era pari a 225.376 euro. La vicenda si è poi conclusa con un pagamento complessivo inferiore. Uno dei due sanitari ha versato 47.329 euro, mentre l’altra professionista ha scelto di difendersi davanti ai giudici. Alla fine di novembre la magistratura contabile ha comunque riconosciuto la sua responsabilità e ha disposto il pagamento della restante parte del risarcimento. In totale i due medici hanno versato 114.941 euro all’azienda sanitaria.
