Perché Israele ha fermato il cardinale Pizzaballa al Santo Sepolcro prima della marcia indietro di Netanyahu (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Al cardinale Pierbattista Pizzaballa è stato vietato di entrare nel Santo Sepolcro in occasione della Domenica delle Palme. Gerusalemme come tutto il Paese “è una zona di conflitto” dove cadono di continuo missili, ha sottolineato l’ambasciatore israeliano in Italia Jonathan Peled, ricordando che il patriarca era stato avvisato delle limitazioni.
Da quando è scoppiata la guerra con l’Iran, il 28 febbraio, le autorità israeliane hanno vietato i grandi assembramenti, nelle moschee ma anche nelle sinagoghe e nelle chiese, limitandoli a circa 50 persone. Ed i luoghi sacri della Città Vecchia sono stati chiusi a tutte le confessioni religiose. L’esecutivo ha motivato la stretta per “proteggere” i fedeli, accusando le forze armate di Teheran di aver “ripetutamente preso di mira i luoghi sacri di tutte e tre le religioni monoteiste di Gerusalemme con missili balistici”, con “frammenti” caduti anche “a pochi metri dalla Chiesa del Santo Sepolcro”. In questo quadro, la decisione di impedire a Pizzaballa di celebrare messa non è stata presa con “intenzione malevola”, ma solo per tutelare la “sua sicurezza e del suo seguito”, è stato sottolineato.

Pizzaballa non può entrare nel Santo Sepolcro, le reazioni al divieto
La notizia che la polizia israeliana ha bloccato il Patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa che insieme al Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, voleva entrare al Santo Sepolcro, basilica simbolo della cristianità, per una piccola celebrazione privata nella Domenica delle Palme si diffonde a metà mattina. E immediata si scatena una bufera sulla decisione di Israele. Il patriarcato definisce subito, con una dura nota, la misura “manifestamente irragionevole e sproporzionata” poiché “rappresenta un’estrema violazione dei principi fondamentali di ragionevolezza, libertà di culto e rispetto dello status quo”. Poi è lo stesso cardinale a provare ad abbassare i toni dichiarando in serata che si è tratta di un fraintendimento: “Spiace per quello che è successo, sia rispettata la sicurezza di tutti ma anche il diritto alla preghiera”.
All’Angelus è invece Papa Leone ad esprimere “vicinanza” ai cristiani del Medio Oriente che “soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i Riti di questi giorni santi”.
Ma l’indignazione per lo stop ad una visita che come sottolinea il patriarcato, aveva carattere “privato”, e dunque non comprometteva le rigide misure di sicurezza in vigore a Gerusalemme, arriva fino al governo italiano. Durissima la premier Giorgia Meloni che definisce la decisione di Israele “un’offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa”. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani parla di un divieto “inaccettabile”, sottolinea il suo sdegno e convoca l’ambasciatore israeliano. Mentre il titolare della Difesa Guido Crosetto definisce quello di oggi un “episodio preoccupante e senza precedenti”. Solidarietà a Pizzaballa arriva anche da Elly Schlein e da diversi esponenti del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle. Ma anche da Oltralpe il presidente della Repubblica francese Emanuelle Macron “condanna” la decisione della polizia israeliana.
La reazione dell’ambasciata israeliana alle proteste del governo italiano non si fa attendere: “Avremmo preferito una risposta differente, ma comprendiamo la sensibilità del mondo cristiano”, dice l’ambasciatore Jonathan Peled. Intanto la Cei esprime “sdegno” e invita tutti i governanti ad una “tregua” per Pasqua.
La tensione cresce mentre Pizzaballa si reca sul Monte degli Ulivi per una preghiera per la pace in stile Covid sempre a causa delle restrizioni: “Viviamo una situazione molto complicata ma vogliamo la pace”, afferma nella liturgia. “Oggi Gesù piange su Gerusalemme – aggiunge nel giorno in cui i cristiani rievocano proprio l’ingresso di Gesù nella città santa a bordo di un’asina, preludio della Settimana santa che culmina nella Pasqua- ma la guerra non prevarrà”.
L’ambasciatore israeliano presso la Santa Sede, Yaron Sideman insiste che lo stop è stato necessario per motivi di sicurezza. Ma poco dopo arrivano segnali di apertura. È direttamente il presidente israeliano Isaac Herzog ad intervenire: “Ho appena telefonato al Patriarca latino di Gerusalemme per esprimere il mio profondo dolore per lo spiacevole incidente avvenuto questa mattina” e “ho ribadito l’incrollabile impegno di Israele a favore della libertà di religione per tutte le fedi e a preservare lo status quo nei luoghi santi di Gerusalemme”.
Netanyahu: “A Pizzaballa sia concesso immediato accesso”
E in tarda sera arriva la dichiarazione di Netanyahu su X: “Ho dato istruzioni alle autorità competenti affinché al Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino, sia concesso pieno e immediato accesso alla Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme”. Il premier israeliano precisa che “negli ultimi giorni, l’Iran ha ripetutamente preso di mira con missili balistici i luoghi sacri di tutte e tre le religioni monoteiste di Gerusalemme. In un attacco, frammenti di missile sono caduti a pochi metri dalla Chiesa del Santo Sepolcro”.
Prosegue Netanyahu: “Per proteggere i fedeli, Israele ha chiesto ai membri di tutte le fedi di astenersi temporaneamente dal pregare nei luoghi sacri cristiani, musulmani ed ebraici della Città Vecchia di Gerusalemme. Oggi, per particolare preoccupazione per la sua incolumità, al cardinale Pizzaballa è stato chiesto di astenersi dal celebrare la messa nella Chiesa del Santo Sepolcro. Pur comprendendo questa preoccupazione, non appena ho appreso dell’incidente con il cardinale Pizzaballa, ho dato istruzioni alle autorità affinché il Patriarca potesse celebrare le funzioni religiose come desidera”.
