Pugni sulla pancia per farla abortire: genitori condannati per maltrattamenti (foto ANSA) - Blitz quotidiano
“Prima le hanno tolto il cellulare. Poi l’hanno isolata, picchiata, chiusa a chiave in cantina durante la notte.” È il racconto drammatico che arriva dalla Bassa Reggiana e che ricostruisce anni di violenze ai danni di una giovane donna di 22 anni di origine pachistana. Secondo quanto emerso dalle indagini, la ragazza sarebbe stata vittima di un lungo periodo di vessazioni familiari legate a una relazione sentimentale non accettata dai genitori.
Il caso richiama inevitabilmente alla memoria altre vicende simili avvenute in Italia, ma in questo caso la denuncia della vittima ha permesso di interrompere il ciclo di violenze prima che la situazione potesse ulteriormente degenerare.
Un lungo periodo di maltrattamenti e controllo
Le indagini, coordinate dalla Procura di Reggio Emilia e condotte dai carabinieri di Boretto e del Norm di Guastalla, hanno ricostruito un quadro di abusi iniziato nel 2017 e proseguito fino al 2023. Sei anni segnati da minacce, percosse e controllo costante, con l’obiettivo di costringere la giovane ad accettare un matrimonio combinato con un cugino in Pakistan.
Tra gli episodi più gravi, anche quello del dicembre 2022, quando la ragazza, scoperta la gravidanza, sarebbe stata aggredita con violenza e costretta ad abortire. Un passaggio che, secondo gli atti, evidenzia la totale negazione della libertà personale della vittima.
La svolta del “Codice Rosso” e la denuncia ai carabinieri
Nonostante la paura, la giovane è riuscita a rivolgersi ai carabinieri e successivamente al magistrato titolare dell’inchiesta, dando avvio alla procedura prevista dal “Codice Rosso”. Le sue dichiarazioni hanno permesso di ricostruire nel dettaglio le violenze subite e hanno portato all’adozione del divieto di avvicinamento nei confronti dei genitori.
Nel provvedimento, il giudice ha definito le condotte familiari espressione di una visione “maschilista e dispotica”, incompatibile con i diritti fondamentali della persona.
La condanna per maltrattamenti e matrimonio forzato
Il tribunale ha infine condannato il padre e la madre, rispettivamente di 54 e 51 anni, a due anni e 15 giorni di reclusione per maltrattamenti in famiglia e tentata induzione al matrimonio. Il reato, previsto dall’articolo 558-bis del codice penale, punisce chi costringe o induce una persona a sposarsi con violenza, minacce o approfittando di condizioni di vulnerabilità.
