Stati Uniti e Israele attaccano l'Iran, Trump: "Un'azione congiunta e preventiva" (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Israele ha lanciato un attacco contro l’Iran oggi, sabato 28 febbraio, aprendo un nuovo fronte di tensione in Medio Oriente. Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha dichiarato lo stato di emergenza in tutto il Paese, confermando un’escalation che era nell’aria da settimane.
Secondo una fonte della sicurezza israeliana citata da Channel 12 e ripresa dal Times of Israel, si tratterebbe di un’operazione coordinata con Washington. Katz ha parlato apertamente di un “attacco preventivo contro l’Iran per rimuovere le minacce per lo Stato di Israele”. Anche dagli Stati Uniti sono arrivate conferme: “Anche gli Stati Uniti stanno attaccando l’Iran con Israele”, scrive il Wall Street Journal citando alcune fonti.
In mattinata Donald Trump, attraverso il suo social Truth, ha confermato ufficialmente la partecipazione americana con un video di otto minuti. Nel suo intervento ha spiegato che l’obiettivo dell’azione militare è “difendere la popolazione americana eliminando le minacce costituite dal regime iraniano”. Le dichiarazioni hanno reso evidente la natura congiunta e preventiva dell’operazione.
“L’Iran non potrà mai avere l’arma nucleare. Abbiamo provato a fare un accordo, ma hanno rifiutato ogni occasione di rinunciare alle loro ambizioni nucleari”, ha aggiunto Trump. “Questa operazione è per difendere il popolo americano dalle minacce di Teheran. Colpiremo obiettivi del regime e militari, distruggeremo i loro missili e raderemo al suolo le loro strutture di produzione di armamenti”, ha concluso.
Esplosioni a Teheran e stato di emergenza
Nel frattempo, diverse esplosioni sono state segnalate nel centro di Teheran. Le sirene hanno suonato contemporaneamente in tutto Israele, mentre l’esercito ha chiarito che “l’allerta proattiva serve a preparare la popolazione alla possibilità di lancio di missili verso lo Stato di Israele”.
A Gerusalemme sono partite “sirene d’allarme”, attivate per una “allerta estremamente grave”. Le esplosioni nella capitale iraniana sarebbero proseguite anche nelle zone est e centro-nord della città, compresa l’area del ponte Seyed Khandan, dove si trova il quartier generale congiunto delle forze armate. Video diffusi sui social mostrano fumo denso e missili in volo.
Israele ha inoltre chiuso il proprio spazio aereo ai voli civili. “Si prega il pubblico di non recarsi negli aeroporti fino a nuovo avviso – ha affermato il ministero dei Trasporti in una nota -. I passeggeri attualmente all’estero sono pregati di tenersi aggiornati tramite i media e le loro compagnie aeree sugli orari dei voli una volta riaperto lo spazio aereo”.
Khamenei e le reazioni italiane
Secondo l’agenzia Ap, nell’attacco preventivo sarebbe stata colpita l’area vicina agli uffici della guida suprema Ali Khamenei. Tuttavia, “Khamenei in un luogo sicuro”: l’ayatollah non si troverebbe nella capitale ed è stato trasferito altrove, come riferito da una fonte ufficiale a Reuters.
Dall’Italia sono arrivate dichiarazioni di attenzione e monitoraggio. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha scritto: “Iran. Seguo gli sviluppi della situazione in costante contatto con le ambasciate d’Italia a Teheran ed a Tel Aviv. Priorità: la sicurezza dei nostri connazionali. Alla Farnesina al lavoro l’unità di crisi”.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha aggiunto: “Sto seguendo con la massima attenzione l’evolversi della situazione in Iran, in Israele e, più in generale, nell’intera area del Medio Oriente. Sono in costante contatto con il capo di Stato maggiore della Difesa e con il comandante del Covi, che mi aggiornano continuamente sugli sviluppi in corso. La priorità assoluta resta la sicurezza dei nostri militari e di tutto il personale italiano impegnato nei teatri operativi internazionali. Desidero rassicurare che, allo stato attuale, il personale della Difesa italiana non risulta coinvolto negli eventi in atto. Continueremo a monitorare con la massima attenzione l’evoluzione della situazione, pronti ad adottare ogni misura necessaria a tutela dei nostri connazionali e a sostegno della stabilità dell’area”.
Le ragioni dell’escalation
L’attacco arriva dopo la guerra aerea di 12 giorni tra Israele e Iran a giugno e dopo ripetuti avvertimenti di Stati Uniti e Israele. Entrambi avevano dichiarato che sarebbero intervenuti nuovamente se Teheran avesse proseguito con i programmi nucleari e missilistici balistici.
A febbraio erano ripresi i negoziati tra Washington e Teheran per risolvere una disputa decennale attraverso la diplomazia, nel tentativo di evitare uno scontro militare capace di destabilizzare l’intera regione. Israele ha insistito affinché qualsiasi accordo includesse lo smantellamento delle infrastrutture nucleari iraniane e restrizioni al programma missilistico.
L’Iran ha dichiarato di essere disposto a discutere limitazioni sul nucleare in cambio della revoca delle sanzioni, ma ha escluso collegamenti con il programma missilistico. Teheran ha inoltre avvertito che si difenderà da qualsiasi attacco e reagirà contro le basi americane nei Paesi vicini che ospitano truppe statunitensi. Lo scenario resta estremamente fragile, con il rischio concreto di un allargamento del conflitto in tutto il Medio Oriente.
