Tra il Tibet e il Nepal morti e migliaia di dispersi, tra loro almeno 466 stranieri: due italiani coinvolti, come stanno (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Il devastante alluvione che ha devastato un’area al confine tra il Nepal e il Tibet ha provocato 165 morti. Spaventoso il numero dei dispersi: 1300, di cui 826 in Nepal (tra loro 529 turisti, ha aggiunto l’Autorità nazionale nepalese per la riduzione e la gestione del rischio di disastri nel suo ultimo aggiornamento), e 558 in Tibet.
Sul sito “Dove siamo nel mondo” dell’Unità di crisi della Farnesina sono registrati 90 italiani registrati tra Tibet e Nepal: l’Unità di Crisi è in raccordo con il Consolato Generale d’Italia a Calcutta, il Consolato Onorario a Kathmandu e l’Ambasciata d’Italia a Pechino per verificare l’eventuale coinvolgimento di cittadini italiani e assicurare, ove necessario, assistenza ai connazionali presenti nell’area.
I numeri di emergenza
Per emergenze, i connazionali possono contattare l’Unità di Crisi della Farnesina al numero +390636225, il Consolato Generale d’Italia a Calcutta al numero +91 33 2479 2426 e, per la Cina, l’Ambasciata d’Italia a Pechino al numero di emergenza +86 139 0103 2957. Seguiranno aggiornamenti.
Due italiani coinvolti nella frana
Un’agenzia turistica che opera nella zona afferma che 47 persone, tra cui guide e clienti, risultano disperse e irreperibili da quando si sono verificate le inondazioni. Fortunatamente però, al momento risultano soltanto due turisti italiani coinvolti, che con la loro guida sono rimasti bloccati a monte di una frana che ha bloccato una strada. I due sono in contatto con il Ministero e stanno bene.
Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, in un punto stampa al meeting di Rimini ha spiegato: “I due italiani che risultano coinvolti sono in buone condizioni, vengono assistiti dalla nostra diplomazia e li aiuteremo a rientrare quando riterranno opportuno, non abbiamo notizie di altri italiani coinvolti”. Poi, visitando la comunità di San Patrignano, Tajani ha aggiunto: “Per quanto ci risulta soltanto due italiani erano rimasti coinvolti: sono in buona salute, sono seguiti dalla nostra Ambasciata a Nuova Delhi e dai nostri consolati in India. Faremo tutto ciò che è necessario per farli rientrare il prima possibile. Tra gli altri scomparsi – ha aggiunto – non ci risulta ci sia qualche cittadino italiano. Comunque siamo sempre lì a seguire con la nostra Unità di crisi del Ministero degli Esteri la situazione, in contatto costante con la nostra Ambasciata a Nuova Delhi”, ha concluso Tajani.

Alluvione provocato dal collasso di un ghiacciaio: “Potrebbe accadere di nuovo”
L’alluvione lampo potrebbe essere stato causato dal collasso improvviso di un ghiacciaio. Simon Cook è docente senior di energia, ambiente e sicurezza presso l’Università di Dundee ed è specializzato in glaciologia. Alla Bbc ha dichiarato che a causa dei cambiamenti climatici ci potremmo trovare di fronte ad altri “collassi glachiali” come questo. Quanto accaduto si potrebbe quindi ripetere.
Ieri l’acqua è arrivata come un cannone, inarrestabile. Case, ponti, strade: in un attimo l’alluvione, con onde gigantesche ha travolto tutto lasciando dietro di sé solo fango e distruzione e morti. Le immagini che arrivano dal distretto montuoso di Rasuwa, nel nord del Nepal, a ridosso della frontiera con il Tibet cinese, raccontano una tragedia immane. La piena ha seguito il corso del fiume Bhotekoshi, spazzando via tutto nelle località di Timure e Syapru Besi, prima di proseguire verso valle e colpire anche i distretti di Nuwakot e Dhading.
Anche sul versante cinese la situazione è drammatica. Nella regione autonoma del Tibet, la frana originatasi dal lato nepalese ha colpito il valico di Gyirong, interrompendo comunicazioni e forniture elettriche. Le autorità cinesi hanno riferito di tre morti e 265 dispersi e il presidente Xi Jinping ha ordinato di profondere il massimo sforzo per le ricerche e di rafforzare il monitoraggio per prevenire nuovi disastri. Almeno 574 soccorritori sono stati mobilitati dalle autorità di Pechino, ma le operazioni sono particolarmente difficili a causa delle condizioni del terreno: per raggiungere la zona sono necessarie almeno quattro ore, perché i percorsi di accesso sono ostruiti da uno strato di sedimenti profondo circa un metro e mezzo.
L’origine della tragedia è ancora da accertare. Secondo il ministro degli Esteri nepalese, Shishir Khanal, e una prima valutazione di scienziati nepalesi e cinesi, una frana o una valanga di ghiaccio potrebbe aver ostruito il fiume Lhende, forse innescata dal terremoto di magnitudo 4.4 registrato dall’US Geological Survey alle 8.37 ora locale in territorio tibetano. Di certo rimangono le testimonianze di chi ha vissuto quei momenti. “Circa cinque minuti prima dell’atterraggio, abbiamo visto della polvere sollevarsi dal fiume”, ha raccontato alla Cnn Aman Budathoki, descrivendo poi “onde alte dai cinque ai sei metri” e detriti trascinati dall’acqua.
Il primo ministro nepalese, Balendra Shah, ha esortato la popolazione a restare unita di fronte alla catastrofe. “Per favore, abbiate pazienza. Il governo si assume pienamente la responsabilità dei soccorsi, delle cure, del cibo e dell’alloggio. In momenti come questo, di fronte a una simile catastrofe, dobbiamo tutti restare uniti”, ha dichiarato Shah in un messaggio pubblicato sui social media.
I soccorsi proseguono con 14 elicotteri, sei dell’esercito e otto privati, mentre decine di persone sono già state tratte in salvo per via aerea. Tutte le forze di sicurezza sono mobilitate nelle operazioni di ricerca e soccorso.
