Carlo Cottarelli
Carlo Cottarelli avverte sui possibili effetti economici di un prolungato aumento dei prezzi dell’energia legato alla guerra in Medio Oriente. Secondo l’ex direttore del dipartimento Affari fiscali del Fondo monetario internazionale, se il caro petrolio dovesse durare a lungo l’economia italiana rischierebbe di scivolare in recessione, con conseguenze anche sul percorso di riduzione del debito pubblico.
In un colloquio con l’Ansa, l’economista spiega che uno shock energetico di ampia portata potrebbe far salire il rapporto debito/Pil. Da un lato peserebbe una crescita economica più debole, dall’altro l’eventuale aumento dei rendimenti dei titoli di Stato. In base alle sue simulazioni, un rialzo dei tassi di 100 punti base finirebbe nel tempo per incidere sui conti pubblici fino a circa 30 miliardi di euro l’anno.
Per Cottarelli, però, il punto più critico non è tanto l’effetto sui tassi quanto quello sulla crescita economica. “L’impatto sui tassi non è il problema principale”, osserva. Le stime disponibili indicano che un aumento del prezzo del petrolio del 10% comporta una riduzione del Pil di circa 0,1 punti percentuali.
Se il greggio arrivasse intorno ai 120 dollari al barile, si tratterebbe di un aumento vicino al 100%. In questo scenario l’effetto sull’economia italiana, attualmente stimata crescere attorno allo 0,5%, sarebbe molto pesante: “almeno un punto” di Pil in meno.
“Quando si arriva a prezzi del petrolio intorno ai 120 dollari”, conclude Cottarelli, “un Paese come l’Italia potrebbe finire in recessione, a meno che lo Stato non intervenga con misure di sostegno all’economia, come avvenuto nel 2022”.
