Donne D’Impresa: Azzurra Morelli (Presidente di Pellemoda) fiera sostenitrice del genio artigiano - Blitz Quotidiano
La sua storia di vita e di lavoro nasce 45 anni fa ad Empoli con l’azienda fondata da babbo Bruno. Azzurra Morelli, oggi anche vice Presidente di Confindustria Firenze è da sempre un’appassionata sostenitrice dell’artigianato vero, cioè quello che garantisce anche l’arte e l’abilità della lavorazione artigianale della pelle. All’interno della sua azienda infatti ha persino istituito un’ Accademia per garantire la sopravvivenza di un artigianato del futuro soprattutto nel suo settore. Con lei l’evoluzione del lavoro e della produzione della pelle è arrivata ad una piena “sostenibilità” e con un’ economia assolutamente circolare. Infatti, proprio con Azzurra, si è arrivati a creare la prima pelle biodegradabile e compostabile certificata al mondo.
Pellemoda conta 300 dipendenti di cui il 75% è donna! Siamo una terza generazione- ci racconta- tutta “al femminile”, anche se alla guida dell’azienda è affiancata dal fratello Giampaolo che come sostiene lei è davvero un uomo “illuminato”. La creazione di un prodotto conciato con una molecola derivante dalla lavorazione delle olive la rende particolarmente orgogliosa e innovativa: una “pelle” più sostenibile di così non esisteva davvero al mondo e oggi è di grand moda nelle più importanti griffe del lusso!
Il fatturato che nel 2024 contava già 85 milioni di euro non è l’unica cosa che conta per Azzurra Morelli, che in realtà punta sull’Innovazione per un vero cambio di passo nel mercato della moda. “Bisogna studiare nuovi prodotti e con grande attenzione al prezzo”- dice- “Oggi gli imprenditori devono avere un orizzonte a 360 gradi e investire in competenze, marketing, distribuzione. Stiamo assistendo infatti- sostiene Azzurra- ad un cambio di paradigma dei consumi perché le nuove generazioni cercano prodotti con una durabilità diversa, e a volte prediligono persino brand di seconda mano!”. Una signora dell’alta moda -Azzurra- che ci racconta di più di 30 modellisti e del grande team di stilisti che lei occupa in azienda dove la sua vera forza è anche il supporto tecnico che viene dato ai clienti. Non a caso ci ricorda che la pelle usata nella moda è un sotto prodotto dell’industria alimentare perché si utilizza comunque sempre la pelle di quegli animali che vengono uccisi per l’alimentazione umana: vitelli, agnelli, capre, sono tutte pelli che vengono lavorate dagli scarti dell’industria alimentare. Naturalmente nella sua vita non esiste solo il lavoro perché ci sono anche due meravigliose figlie: Elena e Irene di cui è particolarmente fiera ed orgogliosa per un mondo migliore. Per conoscerla meglio e di più le abbiamo chiesto:
Il mondo della pelle e delle pellicce ha subito varie e forti crisi che hanno indotto molte aziende al fallimento. Il segreto sta nell’imitazione “falsa” e “calda” dei materiali che ha dato comunque giustizia e soddisfazione al mondo degli animalisti? Qual è il materiale più richiesto oggi nel mondo dell’alta moda?
Ho pensieri contrastanti riguardo alla pelliccia in quanto amo gli animali e il pensiero di allevarli solo per la loro pelle è sconfortante, allo stesso tempo penso però ad un indotto di artigianato radicato in tutta la nostra penisola in cui mani sapienti realizzavano capi in pelliccia, che è stato completamente spazzato via o quasi. Con l’avvento di materiali tecnici e innovativi capaci di garantire la regolazione termica del capo, è venuta a mancare la necessità di coprirsi con i materiali naturali come le pellicce da sempre usate nei rigidi inverni occidentali, che diciamolo, freddi non lo sono più. Quindi a fianco ad una produzione ridotta di capi in pelliccia, sono arrivati sulla scena capi in shearling che richiamano l’immagine dei manti dei vari animali, così da soddisfare i principi di animalfare and well being animale in più ampia scala, l’alta moda predilige materiali naturali come lana, cachemire, sete e cotoni accompagnati da pelli sofisticate ma che danno alle collezioni quell’anima rock che diverte il consumatore.
In futuro pensa che Pellemoda potrà entrare anche in Borsa?
Stiamo costruendo un futuro che è al tempo stesso più responsabile e più competitivo. E, in questa visione, non escludo che la quotazione possa diventare nei prossimi 24–36 mesi un’opportunità naturale, coerente con la crescita e l’evoluzione della nostra realtà.
In un’azienda quasi tutta al femminile, quale il merito di suo fratello Giampaolo?
Mio fratello Giampaolo, in un’azienda a forte presenza femminile, ha saputo interpretare un ruolo di equilibrio e di visione. È capace di sostenere il cambiamento con una sensibilità che valorizza le competenze, indipendentemente dal “genere”, e questo per noi rappresenta un asset fondamentale. Insieme stiamo portando avanti un progetto molto ambizioso: l’internalizzazione della filiera, un percorso che ci consentirà di garantire ai nostri stakeholder un livello di trasparenza ancora più elevato, uno dei pillars su cui si fonda la nostra azienda. L’obiettivo è raggiungere entro il 2026 una capacità produttiva interna del 60–70%, una scelta che rafforzerà ulteriormente il nostro modello industriale e la nostra solidità nel lungo termine.
Ormai molte aziende hanno acquisito nuovi servizi particolarmente innovativi proprio grazie all’Intelligenza Artificiale: anche Pellemoda lo ha fatto?
L’intelligenza artificiale sta aprendo scenari straordinari. In Pellemoda, al momento, non abbiamo ancora implementato strumenti di AI su larga scala, ma crediamo profondamente nel loro potenziale. Il punto, per noi, è un altro: integrare l’innovazione senza snaturare la nostra identità. La nostra forza risiede nell’”artigianalità evoluta”, in quel sapere manuale che è diventato patrimonio, cultura e valore competitivo. L’AI potrà certamente supportarci nell’ottimizzazione dei processi, nell’analisi dei dati, nella previsione della domanda, ma non sostituirà mai l’occhio, la sensibilità e la creatività delle nostre persone. La sfida che vedo per il futuro è proprio questa: amalgamare la tecnologia più avanzata con l’eccellenza artigiana, affinché l’innovazione diventi un acceleratore e non un’alternativa. Stiamo già valutando progetti che vadano in questa direzione e sono convinta che, quando li attiveremo, lo faremo con una visione chiara: potenziare il nostro modello senza perdere l’anima che ci contraddistingue da più di 45 anni.
Lei è troppo giovane per parlare di un futuro cambio generazionale ma le sue figlie saranno le braccia future di Pellemoda?
In realtà il futuro generazionale in Pellemoda è già iniziato. Le mie figlie, la terza generazione, sono parte integrante del presente: stanno già contribuendo ai progetti strategici, portando competenze nuove e una sensibilità che arricchisce la nostra identità. Per me il passaggio generazionale non è un evento puntuale, ma un processo che va accompagnato, condiviso e vissuto. E sono orgogliosa del fatto che stia avvenendo in modo naturale, con un dialogo continuo tra esperienze diverse e un forte radicamento nei valori su cui Pellemoda è nata e cresciuta. Se il nostro futuro sarà solido, lo sarà perché costruito insieme: tre generazioni che si incontrano, si contaminano e continuano a portare avanti una storia italiana fatta di artigianalità, innovazione e responsabilità.
Un suo progetto ancora da realizzare?
Un progetto che desidero realizzare è un percorso doppio ma profondamente collegato: da un lato l’internalizzazione della filiera, dall’altro la creazione di un polo formativo ancora più strutturato. Credo infatti che non si possa parlare di futuro industriale senza investire nelle persone che quel futuro lo renderanno possibile.
Il mio sogno è costruire un ecosistema in cui produzione, competenze e innovazione convivano in modo organico: una filiera trasparente, sempre più interna e controllata, alimentata da una nuova generazione di professionisti formati in casa, capaci di dare continuità ai mestieri artigiani e allo stesso tempo di interpretarli con visione contemporanea. E’ il passo che completa il nostro modello: unire eccellenza manifatturiera e alta formazione per garantire alla Holding Morelli– e al Made in Italy – un futuro solido, competitivo e responsabile.
