Finanza globale e IA, accoppiamento poco giudizioso: l'allarme della Bank of England. E se la bolla scoppia... (foto Ansa-Blitzquotidiano)
Forse sappiamo ancora troppo poco di intelligenza artificiale – i non specialisti, gli analogici, gli ansiosi, noi tutti praticamente – ma dei test di OpenAI dove alcuni agenti hanno esagerato varcando ogni limite e anzi imparando a nascondere le malefatte, quello lo abbiamo sentito. E con un certo grado di apprensione, si converà.
Apprensione giustificata. Perchè dai test alla realtà, alla velocità con cui si sviluppano questi ordigni, ci saremo stancati nel constatare quante linee rosse siamo allegramente disposti a violare.
Per esempio nella finanza globale, di cui ci capiamo ancora meno dell’IA ma di cui sospettiamo, a naso, un accoppiamento davero poco giudizioso.
Finanza globale, l’hackeraggio al tempo dell’IA
Secondo il governatore della Bank of England, Andrew Bailey, non l’ultimo dei blogger, i “frontier model” sono in grado aumentare la velocità, il numero, addirittura la scala degli attacchi cyber.

Il rischio che un attacco acquisti le dimensioni di una pandemia è altissimo proprio perché l’ambiente digitale è costruito su pochi fornitori tecnologici.
Con un clic di modelli sufficientemente addestrati anche a eludere le maglie dell’addestramento, il contagio metterebbe tutto il sistema in ginocchio.
E non è il solo rischio alle viste. Il Governatore della Banca d’Inghilterra, in una lettera ai ministri delle Finanze del G20 e ai colleghi delle banche centrali, riuniti oggi e domani in North Carolina, ha espresso preoccupazione per le possibili conseguenze economiche di un eventuale crollo repentino del boom di investimenti nell’IA, alimentato dal debito.
IA, la bolla del debito e la reazioine a catena
Il governatore ha sottolineato che gli elevati livelli di debito usati per finanziare il settore “potrebbero amplificare una futura correzione di mercato”. Se le valutazioni delle società di intelligenza artificiale dovessero crollare, gli investitori rischierebbero di perdere migliaia di miliardi.
Una eventualità che, stando a Bailey, potrebbe innescare una pericolosa reazione a catena, qualora gli investitori fossero costretti a vendere anche altri titoli o beni in portafoglio per compensare le perdite subite con le azioni legate all’IA.
Il caso di Nvidia, colosso dei semiconduttori che vale oltre 5.200 miliardi di dollari, illustra la portata degli investimenti nel settore: l’azienda ha raccolto di recente 500 miliardi di dollari da un consorzio di banche e investitori Usa per finanziare la sua corsa agli investimenti nell’IA.
