Olio d'oliva, la Tunisia sta per soffiarci il 2° posto tra i produttori mondiali. Incidono clima e prezzi (foto Ansa-Blitzquotidiano) (foto Ansa-Blitzquotidiano)
La Tunisia si appresta a diventare il secondo produttore mondiale di olio d’oliva, dietro la Spagna, grazie a una stagione 2025-26 annunciata come una delle più forti degli ultimi anni. Lo scrive il Financial Times, secondo cui il Paese nordafricano è “pronto” a superare l’Italia, con stime di raccolto comprese tra 380 mila e 400 mila tonnellate, e con proiezioni di settore che arrivano fino a 500 mila tonnellate.
Clima e prezzi spiegano il salto in classifica
Il salto in classifica viene spiegato dal quotidiano britannico come l’effetto combinato di fattori congiunturali e strutturali: piogge favorevoli e prezzi internazionali elevati che hanno incentivato la produzione, in un contesto in cui i principali concorrenti mediterranei hanno pagato siccità e stress climatici nelle ultime campagne.

Il Financial Times ricorda inoltre come i prezzi dell’olio abbiano toccato un picco intorno ai 10mila dollari per tonnellata, rafforzando l’interesse per l’offerta tunisina in una fase di offerta più incerta nel Sud Europa. Sul piano strutturale, la Tunisia parte da un vantaggio di base: un comparto olivicolo molto esteso e capillare.
Dati tecnici tunisini indicano una superficie olivicola stimata attorno ai 2 milioni di ettari, con circa 107 milioni di alberi, una massa critica che consente al Paese di beneficiare rapidamente delle annate “cariche” del ciclo alternante dell’olivo.
Il 90% della produzione tunisina esce sfusa
Resta però aperta la questione del valore aggiunto. La quasi totalità dell’olio tunisino continua a uscire dai porti in forma sfusa e a essere miscelata o re-etichettata sui mercati di destinazione, soprattutto in Europa.
Un’inchiesta ha stimato che circa il 90% dell’output medio annuo venga esportato non imbottigliato, con vincoli legati a credito, impianti di confezionamento, stoccaggio e concentrazione del mercato in mano a pochi grandi operatori.
Nel quadro internazionale, anche la Fao segnala che, dopo il picco dei prezzi di inizio 2024 e la successiva normalizzazione con il recupero dell’offerta, il mercato dell’olio d’oliva resta esposto a volatilità e rischi climatici, mentre per il 2025-26 prevede produzione globale sostanzialmente stabile e commercio in crescita.
La ‘promozione’ tunisina al secondo posto mondiale, se confermata dai dati finali della campagna, rappresenterebbe un risultato rilevante per un Paese che punta sulle esportazioni agroalimentari come fonte di valuta, ma la sostenibilità di questo vantaggio, secondo gli osservatori, dipenderà dalla capacità di trasformare il record produttivo in maggiore redditività lungo la filiera, con più imbottigliamento, branding e investimenti in logistica e resilienza climatica.
